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Green pass per gli avvocati, nei tribunali torna la calma. Ma i Coa chiedono chiarezza

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Da Rimini a Palermo, passando per Roma e Napoli: negli uffici giudiziari non si sono verificati grandi disagi. Ma i presidenti degli Ordini denunciano la scarsa chiarezza della norma
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Dopo l’entrata in vigore della norma che prevede il green pass base per gli avvocati che si recano in Tribunale, sono tante le reazioni dei legali in attesa di un intervento chiarificatore della ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Il Consiglio nazionale forense e l’Organismo nazionale forense hanno scritto una nota congiunta, chiedendo a via Arenula di chiarire quanto prima il contenuto del d.l. n. 1/2022 che prevede di esibire le certificazioni verdi Covid-19 per entrare in Tribunale. I vertici dell’avvocatura istituzionale ritengono che sia opportuna la redazione di una nota interpretativa della ministra della Giustizia tale da individuare la data di entrata in vigore dell’obbligo di green pass per i difensori al «1° febbraio 2022, o dalla data di efficacia del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, se diversa».

A Rimini non si sono verificati particolari disagi con l’entrata in vigore della nuova normativa. «La situazione è sotto controllo – dice Roberto Brancaleoni, presidente del Coa riminese -, nonostante la grande confusione generata. Concordo pienamente con la presa di posizione del Cnf e dell’Ocf. È stata adottata una modalità errata con un grave difetto di coordinamento. La giornata di lunedì è stata quasi di transizione per consentire agli avvocati di mettersi in regola con l’effettuazione del tampone e l’aggiornamento del green pass. I controlli veri e propri sono iniziati ieri». L’avvocato Brancaleoni durante lo scorso fine settimana è stato in costante contatto con il presidente del Tribunale e il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rimini. «Ho rappresentato – afferma – le perplessità dell’avvocatura rispetto ad una normativa che andava scritta diversamente».

Non nasconde delusione Antonello Armetta, presidente Coa Palermo: «La situazione è stata complicata per le questioni interpretative che ne sono derivate. Le disposizioni indicate richiedevano dei tempi di attuazione un po’ più lunghi. Abbiamo assistito ad una cosa grave da parte della politica e del legislatore, totalmente insensibile rispetto alle esigenze della giustizia. Il Tribunale di Palermo ha una oggettiva difficoltà a fare i controlli previsti, dovendo mettere in piedi in poco tempo un certo tipo di organizzazione. Non si segnalano comunque difficoltà. Già dalla prossima settima troveremo una serie di soluzioni tecniche con l’utilizzo di sistemi automatizzati per fare i controlli. Rimane in tutto questo contesto un altro aspetto. Non si può pensare di introdurre il green pass per gli avvocati e non per gli assistiti e i testimoni. Se si approntano delle misure di sicurezza, o valgono per tutti o per nessuno».

Organizzazione e velocità del flusso di informazioni. Crede molto in questi due elementi Vincenza Gaziano, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Agrigento. «Abbiamo ricevuto – evidenza – tra lunedì e martedì tutte le disposizioni organizzative. Con la nostra newsletter ci siamo messi subito al lavoro per informare tutti i nostri iscritti affinché potessero adeguarsi alle disposizioni del Procuratore generale. La situazione è comunque regolare negli accessi in Tribunale. Non si rilevano al momento problemi».

Vinicio Nardo, presidente del Coa di Milano, coglie l’occasione per riflettere sui risvolti di politica giudiziaria legati alla certificazione verde. «Secondo me – sottolinea -, questa normativa è preoccupante nel merito perché crea un brutto precedente. Mi riferisco alla frattura tra cliente e avvocato. O entrambi hanno l’obbligo del green pass oppure se non è richiesto alla parte non deve essere neppure richiesto all’avvocato. Non si può pensare di avere la possibilità di un rappresentato senza un rappresentante. È un tema molto di principio, poco pratico. Però i principi sono quelli che quando si infrangono in situazioni di emergenza poi creano dei precedenti utilizzabili in altre situazioni. C’è un pericolo di spersonalizzazione della difesa, per esempio con la cartolarizzazione e le udienze a distanza, e occorre stare molto attenti. Se avessero stabilito il green pass per tutti, anche per le parti e i testimoni, non ci sarebbe stato niente da ridire. L’avvocato deve seguire le sorti del cliente. Deve essere la fotocopia del cliente non del magistrato. Il magistrato è un funzionario di Stato e risponde allo Stato. L’avvocato è un libero professionista e risponde al cliente».

I diritti garantiti dalla Costituzione non possono essere messi a repentaglio. È quanto sostiene Antonio Tafuri, presidente del Coa di Napoli: «È inaccettabile l’esclusione del legittimo impedimento del difensore privo di certificazione verde, in quanto, attraverso il meccanismo della nomina del difensore di ufficio, peraltro attivabile solo nel processo penale, sotto le mentite spoglie della censura della condotta dell’avvocato, si viola invece il diritto costituzionalmente tutelato del cittadino di essere difeso e di scegliere il proprio difensore. Il Coa che presiedo ha chiesto che i capi degli uffici giudiziari di Napoli, viste le nuove norme di immediata applicazione e quelle che entreranno in vigore il 1° e il 15 febbraio 2022, revochino tutti i provvedimenti organizzativi dell’attività sia giudiziaria che amministrativa presso le Cancellerie. Tale richiesta riguarda la parte in cui sono prescritte limitazioni e restrizioni agli accessi, con l’adeguamento alla previsione generale di cui al d.l. 1/22 in base alla quale all’interno degli uffici giudiziari saranno ammessi soltanto coloro i quali, dotati di dpi, sono possessori di green pass o siano obbligatoriamente vaccinati e che, quindi, non possono essere considerati veicolo di diffusione di contagio da Covid-19».

Rimarca la scarsa chiarezza del decreto legge n. 1/2022 Antonino Galletti, presidente del Coa di Roma. «Il DL 1/22 è scritto male ed è di difficile interpretazione», dice al Dubbio. «Prendiamo nota del fatto che – aggiunge -, soltanto a distanza di quasi due anni dall’inizio dello stato di emergenza, il legislatore ha inteso adottare provvedimenti specifici nei confronti del ceto forense. Appare difficile comprendere la ratio dell’interpretazione oramai prevalente secondo la quale già da lunedì scorso sarebbe possibile applicare la nuova disciplina.  Ci hanno pensato ben due anni e poi hanno assunto un provvedimento d’urgenza che non lascia neppure uno spazio temporale ragionevole agli interessati per mettersi in regola. Il tutto senza considerare l’oscurità del testo normativo circa l’esatta individuazione dei soggetti deputati ai controlli».

«Le nuove disposizioni – commenta Pietro Siragusa, presidente del Coa di Termini Imerese – hanno colto tutti di sorpresa e ha trovato impreparati gli uffici giudiziari, che hanno dovuto munirsi o devono ancora munirsi dei necessari dispositivi per eseguire i previsti accertamenti». La procedura adottata, a detta di Siragusa, è stata «farraginosa». «Il personale addetto presso il Tribunale di Termini Imerese – conclude -, in mancanza della necessaria strumentazione, ha continuato ad eseguire i tradizionali controlli. Sarebbe opportuno comunque che chi svolge la professione di avvocato rispetti il dettato normativo per evitare di incorrere in spiacevoli inconvenienti tali da non consentire di esercitare l’attività difensiva».

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