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Green pass in tribunale, scatta l’obbligo anche per gli avvocati

È quanto prevede l'ultimo decreto per l'accesso agli uffici giudiziari: esenti solo testimoni e parti del processo. Pass base anche per i colloqui in carcere. «L’assenza del difensore conseguente al mancato possesso o alla mancata esibizione della certificazione verde non costituisce impossibilità di comparire per legittimo impedimento»
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Obbligo di green pass anche per gli avvocati per l’accesso agli uffici giudiziari. Lo prevede il nuovo decreto contenente le misure di contrasto al covid approvato mercoledì dal consiglio dei ministri e pubblicato oggi in Gazzetta ufficiale.

Oltre ai magistrati, si legge nel decreto, l’obbligo è esteso «ai difensori, ai consulenti, ai periti e agli altri ausiliari del magistrato estranei alle amministrazioni della giustizia». Ma «le disposizioni non si applicano ai testimoni e alle parti del processo». «L’assenza del difensore conseguente al mancato possesso o alla mancata esibizione della certificazione verde Covid-19 – chiarisce il decreto – non costituisce impossibilità di comparire per legittimo impedimento». Green Pass base necessario dal 20 gennaio anche in carcere per i «colloqui visivi in presenza con i detenuti e gli internati, all’interno degli istituti penitenziari per adulti e minori». 

«Va bene che l’obbligo di green pass per accedere agli uffici giudiziari sia esteso anche agli avvocati, ma purché sia una misura limitata nel tempo e non danneggi i cittadini. Noi come Ordine degli avvocati di Roma, faremo di tutto perché non si creino problemi», commenta il presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati romani, Antonino Galletti. «Speriamo che sia un fatto temporaneo, dovuto all’aumento dei casi con questa variante molto più contagiosa, sono misure di sanità pubblica che il governo ha ritenuto di dovere prendere», osserva. Ma «la stragrande maggioranza degli avvocati è vaccinata e quindi cambierà poco – assicura – non credo che ci saranno problemi per l’organizzazione del lavoro».

«Gli avvocati non vaccinati proveranno a fare ricorsi, e a far valere le loro ragioni», anche se «è un percorso accidentato. L’unico modo per fare ricorso – spiega Galletti – è quello di subire le sanzioni e poi impugnarle, per arrivare eventualmente a sollevare la questione di legittimità costituzionale, anche se in situazioni come questa la Costituzione giustifica le prestazioni sanitarie imposte». Poi, ricorda, «c’è l’esempio che viene dalla giustizia amministrativa: tutti i provvedimenti relativi a ricorsi sul covid, anche quell sull’obbligo di vaccino per i medici, sono stati di rigetto. L’orientamento è questo». Quanto ai possibili interventi dell’Ordine, conclude il presidente del Coa di Roma, «sarà onere di chi non fa il vaccino trovare un sostituto, valuteremo se mettere in piedi un sistema di sostituzioni che possa aiutare i colleghi».

 

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