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Porta la madre no vax in tribunale, il giudice: «Giusto vaccinare il minore»

La sentenza a Cagliari dove un 14enne ha ottenuto l'autorizzazione a vaccinarsi con il sostegno del padre. Caso simile a Trento dopo la recente decisione del Tribunale di Milano
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Porta la madre no vax in tribunale e, con il supporto del padre, riesce a spuntarla e farsi vaccinare contro il Covid. Protagonista un 14enne: la sentenza è stata emessa a fine dicembre dal tribunale di Cagliari.

«Sentito in udienza il minore, che ha dichiarato di volersi sottoporre alla vaccinazione per riprendere una normale vita sociale e ritenendo tale scelta utile per evitare la diffusione del virus – scrivono i giudici nella sentenza – e considerato che a livello governativo vi è l’indicazione a procedere all’immunizzazione della più ampia platea possibile di ragazzi tra i 12 ed i 18 anni e inoltre che la società italiana di pediatria raccomanda la vaccinazione per tutti i bambini e gli adolescenti», viene autorizzata la vaccinazione del minore, nonostante l’opposizione della madre. Nel decreto viene sottolineato che i rischi sono inferiori ai benefici e che proprio la fascia dei giovani è quella attualmente più a rischio contagi.

Un caso simile è avvenuto a Trento, dove il tribunale ha concesso l’autorizzazione a una ragazza di 13 anni, figlia di genitori separati, che avrebbe voluto ricevere la prima dose all’inizio della pandemia. Anche in questo caso il papà d’accordo, ma non la mamma no vax. Nel braccio di ferro in famiglia, prima c’era stato il confronto sempre più acceso, poi le carte bollate. Tanto che le ragioni della ragazzina sono state messe a verbale dal giudice. «Il minore ha espresso in modo chiaro e non condizionato la volontà vaccinale», recita il dispositivo che ha concesso alla 13enne di aderire alla campagna vaccinale.

Un’ulteriore decisione, da parte dei giudici, in linea con la giurisprudenza che va uniformandosi in questo senso. Proprio di recente, anche il Tribunale di Milano si è pronunciato con simili motivazioni a favore della somministrazione al minore 14enne, nel suo «superiore interesse». Anche se il caso risultava essere più complesso: la ragazza infatti, in accordo con la madre, si era rifiutata di vaccinarsi, mentre il padre era favorevole. Ma – hanno stabilito i giudici – il vaccino va somministrato alla figlia minorenne di genitori separati anche se la stessa ha espresso contrarietà ad essere immunizzata e vi è divergenza tra i genitori.

La decisione si era basata prima di tutto sull’esigenza di non «di conformarsi alla manifestazione di volontà di non vaccinarsi espressa dalla ragazza». È stato evidenziato che le convinzioni no vax della madre della quattordicenne, basandosi su posizioni aprioristiche, «che trascurano del tutto gli approdi della scienza internazionale», non hanno consentito alla giovane di aver avuto una adeguata informazione. La ragazza è stata dunque impossibilitata ad esprimere «un consenso/dissenso veramente informato».

Nella vicenda sono entrati in gioco i servizi sociali di un Comune del Milanese, ai quali la ragazza era stata affidata qualche tempo prima dai giudici. Servizi sociali, però, usciti di scena nel momento in cui hanno deciso di non esprimersi sulla vaccinazione anti-Covid, non rientrando nella categoria delle somministrazioni obbligatorie. Da qui l’intervento del Tribunale di Milano, che ha provveduto ad ascoltare la ragazza. L’orientamento della minore, però, ascoltato «per conoscere opinioni e bisogni», è stato ritenuto dai giudici non vincolante per le decisioni da adottare. Ciò in riferimento ad alcuni orientamenti della Cassazione di qualche anno fa, che permettono di decidere nel «superiore interesse del minore», discostandosi dalle indicazioni del diretto interessato poiché le «decisioni in campo medico sono in alcuni casi troppo delicate e complesse, oltre che di estrema rilevanza, per poter essere valutate» da una persona di 14 anni.

 

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