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Padre omicida a Varese, bufera sulle toghe: “indaga” Cartabia

Marta Cartabia
La ministra della Giustizia avvia accertamenti preliminari sui due uffici giudiziari lombardi, Procura e Tribunale, per capire chi abbia sbagliato, e “favorito” così l’assassinio del piccolo Daniele Paitoni da parte del genitore
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In uno strano ribaltamento delle situazioni la gogna mediatica ha interessato un magistrato, la gip di Varese, Anna Giorgetti, per il provvedimento emesso nei confronti di Davide Paitoni, il padre assassino di Morazzone che, nella notte di Capodanno, ha ucciso il figlio di sette anni, Daniele. L’uomo si trovava ai domiciliari in quanto destinatario di un’ordinanza cautelare per tentato omicidio di un ex collega. Provvedimento che non gli ha vietato di comunicare con i «congiunti conviventi», oltre che con il suo avvocato, e di rendersi protagonista dell’omicidio del piccolo.

A dicembre Paitoni è stato autorizzato a tenere con sé il figlio per alcuni giorni durante le festività natalizie, nonostante i rapporti ormai logori con la moglie, ma non ancora cessati legalmente con la separazione, e gli atti di persecuzione nei confronti della stessa già denunciati. Un intreccio di situazioni, con procedimenti diversi tra loro, che avrebbe generato un corto circuito tra il Tribunale e la Procura, con conseguente bufera abbattutasi sulla magistratura varesina.

Per chiarire ulteriormente il contesto in cui è maturata la tragedia di Morazzone occorre fare un passo indietro. Il 26 novembre scorso, nel corso di una lite degenerata in colluttazione, Paitoni avrebbe estratto un coltello e colpito un collega. Venne arrestato in flagranza e il pubblico ministero qualificò il fatto come tentato omicidio, chiedendo, unitamente alla convalida dell’arresto, l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, sul presupposto della ritenuta pericolosità sociale dell’indagato. Entrano in gioco a questo punto alcuni fatti dell’inizio 2021.

A marzo ed aprile dell’anno scorso infatti la moglie di Paitoni e il suocero lo denunciano per lesioni e minacce. Ma per la vicenda del tentato omicidio di novembre, il gip ha ravvisato solo un rischio di inquinamento probatorio, «attesa la ritenuta necessità di chiarire la dinamica della lite» e, successivamente, autorizzando incontri del detenuto con la moglie e il figlio.

Il tentato omicidio del collega di lavoro di Paitoni e le lesioni e minacce denunciate dalla moglie e dal suocero sono due vicende diverse, seppur rappresentino uno snodo cruciale che avrebbe potuto impedire la morte del piccolo Daniele. L’avvocato Stefano Bruno, difensore di Davide Paitoni, non ha esitazioni nel definire corretta la decisione della gip Giorgetti, essendosi trattato, come riferito all’Adnkronos, di «una vicenda completamente avulsa dai rapporti madre-figlio-marito e assolutamente controversa perché è da chiarire se Paitoni abbia aggredito o si sia difeso» da un collega.

«Hanno parlato – ha aggiunto il legale – di codice rosso, ma non abbiamo né un avviso di garanzia, né una misura cautelare, né un avviso di chiusura indagine per reati rientrati nell’alveo del codice rosso». Ieri Paitoni, durante l’interrogatorio di garanzia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gli è stata contestata anche la premeditazione e l’aver agito per motivi abietti.

Nelle ultime ventiquattr’ore, come prevedibile, le polemiche sono montate a dismisura. Con i “se” e con i “ma”, dopo tragedie come quella del 31 dicembre, è sempre facile ragionare, lavarsi la coscienza e trovare dei responsabili. Ecco che in questo contesto tecnici ed opinione pubblica si spaccano. Parlare di disattenzione da parte del gip – che non poteva aggravare la richiesta del pm – è improprio, come sostiene il presidente del Tribunale di Varese, Cesare Tacconi, il quale ha evidenziato che la richiesta dei domiciliari per Paitoni aveva un fine ben preciso: evitare l’inquinamento delle prove, senza che la pericolosità sociale venisse tirata in ballo.

Di altro avviso Fabio Roia, presidente vicario del Tribunale di Milano e consulente della Commissione parlamentare sui femminicidi, che, in una intervista a Repubblica, ha ravvisato «una sottovalutazione complessiva della violenza» dell’assassino di Morazzone. Il magistrato auspica interventi normativi per sospendere in determinati casi la potestà genitoriale.

Alcuni avvocati di Varese definiscono la gip «non brava, di più» e non nascondono la tristezza per le feroci polemiche che la stanno riguardando, essendosi sempre contraddistinta per «equilibro e preparazione».

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha chiesto urgenti accertamenti al suo ispettorato. Da via Arenula verranno chiesti agli uffici del Tribunale e della Procura di Varese tutti gli atti di loro competenza per chiarire il quadro della vicenda e valutare il da farsi. Nel frattempo nubi sempre più cupe si addensano sugli uffici giudiziari di Varese e tutta Morazzone piange Daniele.

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