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Venti di crisi nel M5S, l’ex ministro Spadafora attacca Conte

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L'ex ministro Spadafora a testa bassa contro Giuseppe Conte: «Le sue parole su Berlusconi e le scelte su Renzi e Cesaro disorientano gli elettori del M5S»
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«Rischiamo di scendere sotto il 10% se non torniamo ad una azione politica incisiva. Penso che le sue prime scelte, come accedere al finanziamento pubblico, riabilitare la figura di Berlusconi, astenerci al Senato su Renzi e Cesaro, rimettere in discussione i due importanti referendum su eutanasia e cannabis, abbiano disorientato non poco il nostro elettorato». Lo dice l’ex ministro del Movimento 5 Stelle, Vincenzo Spadafora, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Si parla di un appello di Conte per un capo dello Stato donna. Lei che ne dice?” domanda il giornale di via Solferino. «Da che io ricordi prima dell’elezione del capo dello Stato è sempre un grande classico. Sarebbe certamente una bella novità, ci sono alcune personalità che per esperienza, cultura politica ed istituzionale sarebbero perfette per un ruolo così delicato e importante. In alcuni articoli, però, ho letto anche nomi che non credo siano votabili per il Movimento».

E sui malumori all’interno del M5S precisa che questi «nascono quando il gruppo parlamentare scopre una rosa di nomi ipotizzata dal proprio leader leggendo i giornali, non perché donne. So che Conte intende riunirci a gennaio e credo sia utile rinviare ad allora ogni altra considerazione sul metodo e sulle eventuali persone da proporre».

Quirinale, la “partita” di Conte

«Credo – dice l’ex ministro del M5S, Vincenzo Spadafora – che sia doveroso per noi iniziare il confronto sul Colle con coloro che giocano nel nostro stesso campo e con i quali in futuro, come ha detto il presidente Conte, formeremo il campo progressista». E ancora: «Conte deve riuscire a tenere uniti i gruppi parlamentari, che devono essere coinvolti in un ragionamento politico condiviso e non a cose fatte. Sono certo che il nostro gruppo parlamentare, ad esempio, ribadirà con nettezza l’importanza che Draghi resti presidente del Consiglio. Anche perché, come prima forza politica parlamentare, dobbiamo giocare un ruolo da protagonisti e non subire scelte altrui».

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