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Michele Serra, ultimo giapponese nella giungla antiberlusconiana

La stravagante e alquanto improbabile ipotesi che l’85enne Silvio Berlusconi possa salire al Quirinale ha fatto cadere Michele Serra dall’amaca
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La stravagante e alquanto improbabile ipotesi che l’ 85enne Silvio Berlusconi possa salire al Quirinale ha fatto cadere Michele Serra dall’amaca. Un tonfo livido, al quale è seguito un richiamo di guerra. Certo, la guerra è terminata da oltre un decennio ma l’eco delle antiche battaglie e delle antiche ossessioni rimbomba ancora nella testa dell’opinionista di

Repubblica e di altri indomiti reduci. In un corsivo che sembra partorito nella metà degli anni 90 ammonisce le forze politiche: anche solamente pensare che il Cavaliere possa diventare il prossimo Capo dello Stato «è una spaventosa offesa per milioni di italiani (…) C’è un limite a tutto, perfino in questo Paese smemorato, cinico, opportunista».

Il linguaggio di Serra ricorda comicamente la gogna maccartista: Berlusconi non è un normale avversario politico, un competitor, legittimo, ma un nemico della patria e della società civile, insomma il male assoluto, e come tale va combattuto e isolato. Guardate cosa scrive nel suo esorcismo sul quotidiano di Largo Fochetti: «Berlusconi, uomo di parte per eccellenza, non è stato nemico “della sinistra”, ovvietà scontata.

È stato nemico della convivenza repubblicana, della misura democratica, della Polis e delle sue regole». La cosa più inquietante è che Serra non parla delle «vicende giudiziarie» del Cavaliere o delle leggi che ha fatto approvare quando era al governo come farebbe un Travaglio qualsiasi. Macché; a turbarlo sono i festini con le olgettine e le barzellette che Silvio raccontava durante i vertici internazionali: «Non c’è italiano abituato a viaggiare che non si sia sentito umiliato dalle battute sul bunga- bunga e dalle risatine di compatimento». Come una vecchia zia di provincia un po’ bigotta ma piena di buoni consigli, a 15 anni dai fatti, Serra è dunque ancora scandalizzato dal “bunga- bunga”.

C’è qualcosa di nostalgico e di mitomane in tutto questo: nella cupa società dei femminicidi e del revenge porn sentirsi umiliati dal burlesque di Nicole Minetti nella villa di Arcore o dai pruriginosi racconti sul “lettone di Putin” fa decisamente sorridere. Ma davvero quando Serra mangia in una brasserie di Parigi viene guardato con compatimento dal cameriere perché il nostro ex premier è un vecchio satiro? Vien difficile crederlo.

Oggi Silvio Berlusconi è un anziano signore dalla salute precaria simbolicamente a capo di un partito moderato, molto distante dai carrozzoni populisti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni e sostanzialmente non così diverso dal Pd di Enrico Letta. Insomma non proprio il profilo di un nemico della democrazia.

Inoltre le possibilità che diventi presidente della Repubblica sono pressoché nulle. Si sa che i reduci non brillano in lucidità, ancora meno coloro che si rifiutano di deporre le armi. Michele Serra ricorda il valoroso Hiroo Onoda il soldato dell’armata imperiale di Tokyo che rimase per trent’anni nascosto nell’isola filippina di Lubang, convinto che la Seconda Guerra mondiale non fosse finita.

L’ultimo giapponese nella giungla antiberlusconiana

 

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