Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

«Rackete salvò vite». Archiviata l’indagine sulla capitana tedesca

Il giudice smentisce i decreti sicurezza di Salvini: «La capitana agì nell'adempimento di un dovere»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Facendo sbarcare in Italia i migranti salvati in mare, Carola Rackete fece solo il suo dovere. A dirlo è la gip del Tribunale di Agrigento Micaela Raimondi, che lunedì ha disposto l’archiviazione dell’indagine a carico della comandante tedesca della Sea Watch 3, accogliendo la richiesta della procura. Rackete era accusata di aver fatto entrare illegalmente in Italia 53 migranti, disobbedendo all’ordine imposto dalle Fiamme Gialle, che le avevano intimato di fermarsi.

«Rackete – si legge nel decreto di archiviazione – ha agito nell’adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto, nazionale ed internazionale, del mare, non potendosi considerare “place of safety” il porto di Tripoli, come anche sottolineato dall’Alto Commissario delle Nazioni unite per i rifugiati che ha di recente evidenziato, in un rapporto, come alcune migliaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti presenti in Libia versino in condizione di detenzione arbitraria e sono sottoposti a torture ed a trattamenti disumani e degradanti in violazioni dei loro diritti umani».

Una decisione che ricalca la richiesta della procura e che chiude dunque l’indagine sullo sbarco di giugno 2019, quando la comandante tedesca forzò il blocco della Guardia di Finanza per mettere in salvo le 53 persone salvate in acque internazionali, tenute a mollo per due settimane per via dei no pronunciati dal Viminale, allora guidato da Matteo Salvini. «Sebbene in linea di principio la nave che presta assistenza può essere considerata temporaneamente un luogo sicuro – si legge nel decreto di archiviazione -, nel caso concreto (…) non può essere qualificato come ‘ luogo sicuro”, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi meteorologici avversi, non consente il rispetto dei diritto fondamentali delle persone soccorse, considerata la presenza a bordo, per diversi giorni, di persone particolarmente vulnerabili tra le quali donne anche in stato di gravidanza, sei minori di cui due neonati, migranti con ustioni da carburante, soggetti con sospetta tubercolosi».

Rackete, dunque, ha agito nell’adempimento di un dovere, dice la giudice citando l’articolo 51 del codice penale. E in merito al provvedimento interministeriale del 15 giugno 2019 – firmato dagli allora ministri Salvini, Toninelli e Trenta e che vietava alle navi che salvano migranti di entrare nelle acque italiane, pena una multa salatissima e il sequestro del mezzo -, non vi erano riferimenti «a specifiche ed individualizzanti situazioni di ordine e sicurezza pubblica che avrebbero potuto far ritenere pericoloso lo sbarco in Italia dei naufraghi, di talché, come condivisibilmente sostenuto dal pubblico ministero, non sussistono elementi sufficienti per ritenere che il passaggio della predetta imbarcazione possa definirsi “passaggio non inoffensivo”». Per poter sostenere che quella nave fosse un pericolo, insomma, sarebbe stata necessaria una specifica attività istruttoria che nel caso specifico si sarebbe rivelata «carente» e basata solo sul presupposto «che i naufraghi fossero tutti stranieri senza documento».

Insomma, lo stesso concetto espresso già all’epoca dalla gip Antonella Vella, che nel respingere la richiesta di convalida della misura cautelare aveva decostruito il Decreto Sicurezza bis, risultato inutile alla prova dei fatti e di fronte al suo primo obiettivo polemico, le ong. Quella norma, che voleva i porti chiusi per le organizzazioni non governative impegnate nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, spiegò all’epoca la giudice, non si poteva applicare a chi salva vite. Proprio ciò che fece Rackete, per Salvini una semplice «sbruffoncella».

«Di fatto oggi si chiudono tutte le indagini penali nei confronti dei membri della Sea- Watch – sottolinea la ong in una nota -. Quest’ennesima archiviazione abbatte il pretestuoso muro legislativo eretto da Salvini e, nelle sue motivazioni, conferma quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione: soccorrere chi si trova in pericolo in mare e condurlo in un luogo sicuro è un dovere sancito dal diritto internazionale».

 

Ultime News

Articoli Correlati