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Covid, l’Iss: incidenza in aumento. Rt stabile, ma sopra la soglia

Ieri è stato il giorno più nero, almeno dal punto di vista dei contagi, per il nostro Paese: in 24 ore in Italia i casi di Covid registrati sono 44.595, un numero enorme e molto più alto del picco massimo di 40.902 del novembre 2020
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«L’incidenza settimanale a livello nazionale continua ad aumentare: 351 per 100.000 abitanti (17/12/2021 – 23/12/2021) vs 241 per 100.000 abitanti (10/12/2021 -16/12/2021), dati flusso ministero Salute. Nel periodo 30 novembre – 13 dicembre 2021, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,13 (range 1,11 – 1,15), stabile rispetto alla settimana precedente ma al di sopra della soglia epidemica. È stabile, ma ancora sopra la soglia epidemica, l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero ( Rt = 1,11 (1,07-1,14) al 23/12/2021 vs Rt = 1,09 (1,06-1,14) al 7/12/2021». A sottolinearlo è l’Istituto superiore di sanità.

Ieri è stato il giorno più nero, almeno dal punto di vista dei contagi, per il nostro Paese: in 24 ore in Italia i casi di Covid registrati sono 44.595, un numero enorme e molto più alto del picco massimo di 40.902 del novembre 2020. Grazie alla campagna vaccinale, però, le due situazioni non possono essere equiparate. I decessi infatti si fermano a 168, contro 550, e la situazione negli ospedali resta gestibile. Il saldo giornaliero delle terapie intensive è +13 con 93 nuovi ingressi e un totale di 1.023 malati. I ricoverati con sintomi sono complessivamente 8.722.

La corsa al tampone, anche per le vacanze natalizie, non si arresta. Ne sono stati processati ben 901mila, una cifra record, con un tasso di positività al 4,9%. In questo momento in Italia ci sono due epidemie in corso. Quella della variante Delta, ancora predominante, e quella dovuta a Omicron attualmente stimata al 28,2% dei casi totali, in rapida ascesa. «L’incidenza nei sette giorni si attesta sul valore di 352 casi ogni 100 mila abitanti, in netta crescita. L’Rt resta sopra al valore di 1», ha spiegato il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, secondo cui la pressione sugli ospedali resta in crescita «lenta ma continua».

L’impennata della curva dei contagi è fotografata alla perfezione dall’analisi della fondazione Gimbe. Nell’ultima settimana sono stati +42,3% rispetto ai 7 giorni precedenti. La pressione sugli ospedali è salita del 17% nei reparti ordinari e del 17,3% nelle terapie intensive. Per quanto riguarda i decessi, l’incremento è del +33%. Secondo il report di Altems, Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica, l’indice di positività al test in Italia è attualmente al 29%.

Quasi una persona su tre tra i nuovi soggetti testati, escludendo quelli che ripetono il tampone per monitorare il decorso dell’infezione, risulta positiva. Un numero più alto rispetto al Natale scorso, quando si attestava al 24%, ma un anno fa la mortalità era cinque volte maggiore (6,84% contro l’1,27%). Un’ulteriore prova della validità dei vaccini nel prevenire gli effetti gravi della malattia e, allo stesso tempo, la minore efficacia nell’evitare la trasmissione del contagio. E proprio sulla nuova accelerazione della campagna vaccinale punta il generale Francesco Paolo Figliuolo per superare anche questa ondata.

«Siamo tornati ai ritmi di luglio, stiamo facendo oltre 500mila dosi al giorno», spiega il commissario straordinario per l’emergenza Covid. E sulle terze dosi «siamo oltre 16.3 milioni di somministrazioni. Stiamo correndo». Sulla nuova variante si esprime anche il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, invitando tutti alla cautela. «Il ragionamento secondo cui sarebbe connotata dall’indurre una patologia meno grave in realtà a mio parere è largamente dovuta alla protezione data dai vaccini», argomenta. Per ora quello che si conosce per certo sono la sua contagiosità e i tempi di incubazione «marcatamente superiori alla Delta, secondo alcuni studi fino a cinque volte superiore». La via maestra, ribadisce, resta quella del vaccino che «ci protegge alla possibilità di sviluppare la malattia in maniera grave» e gli italiani hanno capito «l’importanza della dose booster».

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