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Quel giudice a Milano che vuole impedire il controesame e che si crede un Pm

Milano
La denuncia dell'avvocato Michele Andreano impegnato in un processo per stalking a Milano. «Controesame interrotto in modo flagrante durante l'interrogatorio dell'accusatrice»
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Continuano a giungerci segnalazioni da parte degli avvocati in merito all’eccessiva invadenza del giudice durante la cross-examination. Oggi vi portiamo al Tribunale di Milano, dove si è svolto un processo per stalking, durante il quale la direzione di tutto – esame e controesame – è stata svolta dal giudicante in modo non certo ortodosso. Vediamo perché. È il giorno dell’esame della teste principale, la presunta parte offesa. La particolarità di questo caso è che il giudice, oltre a interrompere il controesame della difesa, si sostituisce quasi del tutto al pubblico ministero nell’esame della presunta vittima. E il pm resta a guardare.

Lo dimostra il verbale di udienza dove l’indice riporta “Esame del pubblico ministero” da pagina 4 a pagina 18 ma incredibilmente sarà quasi esclusivamente il giudice a porre domande alla teste, il pm riuscirà a farne solo 3. Il giudice dice persino “Le parti permettano che prosegua un po’ il giudice nel condurre le domande o ci sono osservazioni? Grazie”. Dopo aver terminato si rivolge al pm: “Ci sono domande per il Pubblico Ministero?’ Pm: “no grazie”. Qui due sono le cose: o davvero pm e giudice hanno la stessa cultura e quindi è una ennesima dimostrazione della necessità delle separazione delle carriere o siamo dinanzi ad un pm che ha abdicato alla sua funzione.

Ma ora passiamo al controesame con l’avvocato Michele Andreano che subito esordisce: “Il mio controesame si articolerà in due blocchi, il primo è quello che tenderà a mettere in luce alcune cose che il Giudice ha, devo dire con maestria, come facevano i vecchi pretori..” Giudice: “Ho fatto il pretore in effetti”. Per far capire la cultura di questa figura, riprendiamo quanto scrisse il professor Giorgio Spangher ‘”Il pretore, come correttamente affermato da Cordero, costituisce il “fossile” del sistema inquisitorio, quello nel quale giudice e p. m. si identificano, anche fisicamente, in un unico soggetto. Una specie di Giano bifronte”. Ma andiamo avanti.

L’avvocato cerca di verificare l’attendibilità della presunta vittima, su cui pende un procedimento in altra sede per calunnia ma il giudice subito lo ferma: “Avvocato, ad evitare uno stillicidio di tentativi di domande e opposizioni e miei interventi blindo, per così dire, la problematica dicendo che oggi procediamo per il reato di atti persecutori nei confronti della signora, le domande sulla sua situazione giudiziaria hanno trovato risposta parte nelle sue dichiarazioni e parte nei margini di acquisizione dei documenti che il Codice vi offre copiosamente”. L’avvocato cerca di prendere un’altra strada per saggiare la teste ma il Giudice pone un altro stop: “la domanda non è ammessa perché attiene ai fatti fuori dall’imputazione. Avvocato abbiamo un teste, non abbiamo una imputata, quindi lei cortesemente terrà conto…”. Avv: ‘”ai fini dell’attendibilità”- Giudice: “Avvocato, terrà conto ai fini dell’attendibilità.. è stata bersagliata di domande anche da parte del giudice. Ricorderà il dovere di rispetto nei confronti dei testimoni, la qualifica di persona offesa della signora in questo processo ed esprimerà la sensibilità che nei confronti dei soggetti intesi vittime di reati e vittime vulnerabili Codice, deontologia e la mia disciplina dell’udienza impongono”.

Come se lo schema delle domande del giudice fosse lo stesso di quello dell’avvocato e come se cercare di “stressare la prova” fosse un delitto. L’avvocato cerca di spiegare il perché della sua domanda al giudice: “Come lei ha fatto, mi passi il termine più da Pg, compulsato sul quadro generico della posizione giuridica della teste, la domanda è su un episodio”. Il controesame prosegue, seppur tra diverse difficoltà per il difensore dell’imputato, al quale ad un certo punto – udite, udite – viene intimato di sbrigarsi, come già abbiamo appurato negli altri casi che vi abbiamo descritto. Giudice: “Scusi, mi permetto con rispettosa cordialità di dire che dovremmo cercare di contenere i temp”. Avv: “Però presidente, io non le nascondo che ho una estrema difficoltà a procedere al controesame, anche perché sto più o meno facendo come fa lei, cioè come ha fatto lei: prendo tutti gli episodi e cerco in qualche modo di chiarire degli aspetti che non sono chiari né in querela, né nel capo di imputazione”. E poi, dulcis in fundo, c’è il Giudice che rende edotto il testimone, prima ancora che questi risponda, che si può anche dire “non ricordo”: “Allora se ricorda. Se non ricorda: dica non ricorda”.  Testimone: “Non penso di ricordare” Giudice: “Bene”.

Il controesame procede tra diverse interruzioni e molte domande non ammesse. Il Giudice ha fretta: “Mi permetto di chiedere se ha ancora molte domande”. L’avvocato stizzito: “Dipende anche da quante interruzioni ci sono”. Arriva il momento del co-difensore. Giudice: “non ha altre domande?” Avv. D’Andria: “Ce le ho’ Giudice: ‘”Addirittura. Non posso pensare purtroppo di dedicare 3 ore ad una prova, sia pure importante come questa”. L’avvocato non sarà più fortunato del suo collega, in quanto la maggior parte delle domande non verranno ammesse. Giudice: “Signori avvocati questa non è una sala di dibattito. Non mi costringete ad assumere provvedimenti che non mi sono propri, di togliere la parola o quant’altro”. Amen.

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