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«Diritto alla malattia per i professionisti, quel sì strappato a fatica»

Andrea de Bertoldi (FdI), firmatario dell'emendamento sulla tutela dei professionisti in malattia (Paolo Cerroni)
Parla il senatore di FdI Andrea de Bertoldi, “padre” della norma, approvata due giorni fa in Senato all’interno della legge di Bilancio, che sospende i termini degli adempimenti tributari di fronte a motivi di salute: «Fino all’ultimo la Ragioneria dello Stato ha opposto valutazioni negative sul provvedimento, fino a compiere un clamoroso errore di calcolo sulle coperture»
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È stata approvata finalmente la disciplina sulla tutela dei professionisti in caso di malattia, prevista inizialmente nel ddl AS 1464, contenente “Disposizioni per la sospensione della decorrenza di termini relativi ad adempimenti a carico del libero professionista in caso di malattia o di infortunio”, poi in un emendamento alla legge di conversione del Dl 146/2021 (il decreto fiscale) e infine nell’emendamento 102.0.64 alla legge di Bilancio per il 2022 (AS 2448), che ha superato l’esame della commissione Bilancio del Senato nella notte del 20 dicembre.

Dunque la Manovra introdurrà la possibilità per i professionisti malati, o infortunati, o con problemi di salute documentati, di effettuare gli adempimenti verso le Pa, compresi quelli di versamento, in ritardo rispetto ai termini, purché effettuati entro 30 giorni dalla guarigione, senza che scattino sanzioni per i loro clienti o per sé stessi.

Questa nuova disciplina, che sancisce operativamente il diritto alla salute anche dei professionisti, è dovuta all’impegno e alla costanza del senatore Andrea de Bertoldi (FdI), estensore dell’articolato, e primo firmatario del ddl e degli emendamenti: «È stata una grande soddisfazione, considerato che la proposta di legge è stata presentata appena due anni fa, nell’agosto 2019, per di più da un esponente dell’opposizione come il sottoscritto. Insomma, credo di aver contribuito a un bel regalo di Natale per il mondo dei professionisti, ma devo dire che gli ostacoli da superare sono stati molti, dovuti in buona misura alla scarsa sensibilità verso le problematiche delle libere professioni, scarsa sensibilità che ho percepito anche presso alcune strutture ministeriali».

Ad attestarlo, spiega de Bertoldi, è «la circostanza che la valutazione iniziale del costo del provvedimento era stata fissata in 240 milioni di euro, oltre 10 volte quella riconosciuta alla fine. E forse non è un caso che l’ultima difficoltà per l’approvazione di questo provvedimento sia venuta dalla Ragioneria dello Stato, la quale, nella relazione tecnica al mio emendamento alla legge di Bilancio, quantificava erroneamente il fabbisogno in 37 milioni di euro, invece dei 24 previsti nel mio testo».

L’errore, racconta il parlamentare, «era dovuto al fatto che la stima del Mef considerava sia il 2021, sia il 2022, e inoltre ipotizzava un maggiore tasso di malattia dei professionisti rispetto a quello effettivamente registrato, per effetto dell’epidemia del covid-19. Invece, la norma, entrando in vigore il 1° gennaio 2022, deve considerare solo i dati di quell’anno, e inoltre il Dl 41/2021, noto come decreto Sostegni, aveva già provveduto a coprire il fabbisogno per lo stesso 2021».

Se questa relazione tecnica fosse stata accettata, osserva ancora il senatore di FdI, «considerato lo stanziamento disponibile di circa 20 milioni di euro, ci sarebbe stata una significativa riduzione del campo di applicazione della tutela dei professionisti in caso di malattia o infortunio, per esempio, limitandola agli adempimenti relativi alle imposte dirette, escludendo quindi altre imposte e versamenti. Per fortuna, appena me ne sono accorto, poche ore prima della votazione, sono riuscito, attraverso l’interlocuzione con esponenti del governo, e con il relatore, a correggere l’errore. Il fatto che l’emendamento sia stato approvato con lo stanziamento di 21 milioni, invece di 37, sta lì a dimostrare la correttezza delle mie osservazioni».

In realtà la misura non determina costi effettivi per lo Stato, poiché gli adempimenti vanno comunque effettuati. L’unico effetto è un mancato incasso nell’anno dell’entrata in vigore della legge, che nell’anno successivo è però recuperato, per effetto dei pagamenti effettuati in ritardo, che a quel punto vanno a compensare le mancate entrate dell’anno in cui sono versati, determinando così negli anni successivi un fabbisogno pari a zero.

Tenuto conto di questa circostanza, e del sostegno proveniente da tutte le categorie dei professionisti, l’iniziativa legislativa di de Bertoldi ha ricevuto il sostegno di tutti i partiti, come conferma lo stesso senatore di Fratelli d’Italia, che però precisa: «Se è vero che l’impegno ad approvare questa norma è stato dichiarato da tutte le forze politiche, è giusto far sapere che la copertura del suo costo di 21 milioni di euro proviene esclusivamente dallo stanziamento di circa 30 milioni attribuito dal governo alle misure ritenute prioritarie di FdI, mentre gli altri partiti non hanno utilizzato il budget a loro riconosciuto per coprire il fabbisogno derivante da questa nuova forma di tutela dei professionisti».

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