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Cicchitto: «Quel gip a disposizione dei pm era parte del sistema orchestrato dal pool»

Cicchitto
Intervista a Fabrizio Cicchitto dopo le rivelazioni di Guido Salvini: «Borrelli credeva che un nucleo di magistrati possa avere l'incarico dal Quirinale. L’idea tramonta ed è D’Ambrosio a spiegare al pool che serviva un punto di riferimento politico e tanto valeva guardare al Pds»
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«È incredibile che i grandi giornali italiani non abbiano ripreso una testimonianza così importante come quella che il giudice Salvini ha consegnato al Dubbio». Fabrizio Cicchitto – ex dirigente socialista, ex berlusconiano di ferro e oggi presidente di Riformismo e Libertà – non si capacita di come il racconto del giudice milanese sugli anni di Tangentopoli sia stato notato solo da Libero e dal Foglio. Salvini, allora come oggi in servizio all’ufficio gip di Milano, ha svelato infatti il “trucco” con cui il pool di Mani Pulite faceva in modo che qualsiasi richiesta di misura cautelare finisse sempre nelle mani dello stesso Gip: Italo Ghitti. «Era comodo per la procura avere un unico gip già sperimentato che per alcuni era già direzionato e non doversi confrontare con una varietà di posizioni di scelte che potevano incontrare all’interno dell’ufficio del gip», ha scritto Salvini su questo giornale.

«Così il pool escogitò un semplice ma efficace trucco, costruendo a partire dall’arresto di Mario Chiesa un fascicolo che in realtà non era tale, ma era un registro che riguardava centinaia e centinaia di indagati che nemmeno si conoscevano tra loro, completamente diversi, unificati solo per essere gestite dal pol». Bastava dunque iscrivere qualsiasi reato con lo stesso numero (8655/92) e il goco era fatto. Una novità storica che oggi fa dire a Cicchitto: «È stata un’incredibile forzatura. Il pool aveva scelto un unico gip che poi, guarda caso, verrà promosso al Csm».

Cicchitto, perché ritiene la testimonianza di Salvini così importante?

Perché è quasi decisiva. Perché se unita ad altri elementi già emersi diventa evidente che le carcerazioni preventive facilissime venivano usate per le confessioni. La minaccia stessa del carcere veniva usata come ricatto per persuadere alcuni imprenditori a parlare in modo da colpire alcuni uomini politici, a partire da Bettino Craxi. Il racconto di Salvini inoltre rivela l’evidente unilateralità di tutta l’operazione: il sistema Tangentopoli riguardava tutto e tutti, ma Mani Pulite ha colpito in madiera discriminata, nel senso che non ha mai nemmeno sfiorato il nucleo dirigente ristretto del Pds.

Intende dire che c’era un progetto preciso di salvare il Pds?

È lo stesso Antonio Di Pietro a raccontarlo in qualche modo, quando parla un episodio cardine: la procura sapeva che Raul Gardini si era presentato con una valigetta contenente un miliardo di lire a Via delle Botteghe Oscure per incontrare Achille Occhetto e Massimo D’Alema. Ma non è mai saltata fuori la prova di questo fatto, nonostante Sergio Cusani e Carlo Sama siano poi stati condannati come corruttori.

Ma perché la procura avrebbe dovuto “coprire” solo una parte politica?

A un certo punto, in quella fase di tracollo politico, Francesco Saverio Borrelli crede che un nucleo di magistrati possa avere l’incarico dal Presidente della Repubblica. E quando questa idea tramonta è Gerardo D’Ambrosio a spiegare al pool che bisognava comunque avere un punto di riferimento politico e tanto valeva guardare al Pds col quale anche in passato, ai tempi del Pci, alcune procure avevano avuto rapporti profondi per la lotta al terrorismo e alle mafie.

Esistono altri elementi per sostenere una tesi del genere?

Esistono altri esempi: quando Giuliano Spazzali, avvocato di Cusani, chiese che venissero escussi come testimoni Occhetto e D’Alema in un processo specificatamente dedicato a mettere alla gogna i segretari di partito, il presidente Giuseppe Tarantola non lo consentì.

Quindi la magistratura, secondo questa analisi, avrebbe agito in maniera autonoma per distruggere il sistema dei partiti, salvo gli ex comunisti?

Secondo me alle origini di tutto quel terremoto non c’è la magistratura. Cossiga capì prima degli altri che nel momento in cui crollava il muro di Berlino le conseguenze avrebbero riguardato tutti, non solo il Pci. Anzi, sarebbero stati travolti anche tutti i partiti laici che godevano di una rendita di posizione data dal fatto che bisognava impedire che il Partito comunista più forte d’Occidente andasse il potere in Italia. Così quando lo spauracchio sovietico viene meno, un bel pezzo di mondo industriale ed editoriale, i poteri forti diremmo oggi,decidono di togliere la delega alla Dc e al Psi, proprietari atipici del sistema delle partecipazioni statali che doveva essere smantellato.

A colpi di avvisi di garanzia…

Il momento chiave arrivò quando Enrico Cuccia, tramite Salvatore Ligresti, inviò un messaggio a Craxi dicendo: «Cavalca la tigre, hai la personalità per intestarti un’operazione neogollista che mandi al diavolo il sistema partitocratico e prenditi come ministro dell’Economia Giorgio La Malfa». Craxi sottovalutò del tutto questo messaggio, convinto che il sistema dei partiti fosse più solido di quanto non fosse. La risposta di Cuccia fu: «Peccato, era la sua ultima occasione». A quel punto Craxi diventò il “cinghialone” e fu data “licenza di uccidere” a un pezzo del mondo editoriale e a un pezzo di magistratura.

Ma i finanziamenti illeciti esistevano davvero…

Che ci fosse un sistema irregolare di finanziamento ai partiti lo sapevano tutti in Italia, ma c’era un vincolo di sistema che teneva insieme tutto. Venendo meno quel vincolo, ovvero il comunismo, è venuto giù tutto, per cui la procura di Milano e il mondo dell’informazione hanno proceduto in quel modo. Pensi che ogni sera, alle 19, c’era una riunione tra i direttori di Repubblica, del Corriere e dell’Unità in cui venivano concertati anche i titoli sulla base delle soffiate dei pm. Questo meccanismo era infernale. Se capitavi in un gorgo di questo tipo e ti consegnavano un avviso di garanzia che veniva sparato su tutti i giornali e le televisioni la sentenza era praticamente già stata emessa.

Eppure il pool godeva di un immenso consenso popolare. Era tutto un abbaglio?

Quello che dice Salvini spiega come il circo mediatico-giudiziario rendesse impossibile la dialettica all’interno dello stesso mondo della magistratura: c’e un gip che approva qualsiasi richiesta della Procura, i tre o quattro grandi giornali che rilanciano, le tv, comprese quelle di Berlusconi, che fanno da gran cassa e il gioco è fatto. È facile trascinare la gente così. Ovviamente i partiti tradizionali erano usurati, ma non ci fu un’occasione per rinnovarli, ci fu un’occasione per distruggerli.

Tangentopoli è finita, il legame tra procure e informazione no. È l’eredità di quella stagione?

Quel sistema è rimasto assolutamente in piedi ma si è parcellizzato, come si è parcellizzato tutto, compresa la corruzione che non è più sistemica ma avviene per reti, con singole catene.

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