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Giorgio Mulè: «Draghi al Colle? Il Governo non ha completato l’opera»

Mulè
Il sottosegretario Giorgio Mulè spiega al Dubbio che «Draghi ha tutti i titoli per fare il presidente della Repubblica, ma il suo lavoro non è terminato»
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Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa e berlusconiano di ferro, spiega che «dire che Draghi non può fare il presidente della Repubblica perché c’è lo stato d’emergenza non è corretto, ma se qualcuno dice che può farlo perché ha terminato il suo lavoro se ne assume la responsabilità».

Sottosegretario Mulè, era davvero necessaria la proroga dello stato d’emergenza?

Partiamo dal presupposto che la proroga dello stato d’emergenza non è un capriccio né obbedisce a un trattato restrittivo, ma è una misura amministrativa e sanitaria. Avendo esteso l’obbligo vaccinale per alcune categorie al 15 gennaio occorre che l’ombrello che sta sopra l’obbligo sia quello dello stato d’emergenza, che scadeva il 31 dicembre. Ma prorogarlo di un mese fino a fine gennaio sarebbe stata una commedia e abbiamo scelto i tre mesi perché nel frattempo rispetto alle scorse settimane assistiamo ai posti di terapia intensiva raddoppiati, dal 4 al 9 per cento a livello nazionale, con punte come in Veneto del 12,8 per cento. Tanto che quella regione da lunedì passa in giallo, con altre cinque regioni pronte a seguirlo a ruota.

Eppure rispetto a un anno fa la situazione è migliore, avevamo centinaia di morti al giorno e tutta Italia era in rosso a Natale…

Certamente, ma quello che ho appena detto fa il paio con i contagiati che ormai sono più di diecimila al giorno e con i decessi che seppur grazie a Dio sono contenuti rispetto alle centinaia di morti dello scorso anno, sono in salita. A ciò aggiungiamo che chi sta attorno a noi, dall’Austria alla Germania fino al Regno Unito è allo stremo e lo stato d’emergenza consentirà a Figliuolo e alla Protezione civile di operare in deroga ad alcune norme troppo farraginose. Per questo la proroga era necessaria.

Necessaria dal punto di vista sanitario, ma cosa implica politicamente?

Politicamente non implica nulla. Non obbedisce a un sentiment politico ma a un’esigenza indifferibile dal punto di vista sanitario. La politica si inginocchia alla scienza, segue quello che la medicina determina. Per una volta è solo buon senso.

Buon senso che dall’opposizione Giorgia Meloni vede come l’ennesima presa in giro.

Il problema è che è un’emergenza senza fine. Il virus che due anni fa aveva un codice genetico di trasmissibilità di un certo tipo, nel frattempo è mutato. Mutando, noi dobbiamo mutuare le forme di difesa rispetto al virus, tant’è che stiamo continuando a fare altre dosi di vaccino e non è detto che non serva anche la quarta o la quinta dose, così come altre proroghe.

Lei dice che politicamente non conta nulla, ma per chi come Forza Italia vuole Draghi ben saldo a palazzo Chigi e non al Quirinale il fatto che siamo ancora in emergenza è un punto a favore, o no?

Non penso che lo stato d’emergenza sia un’insorgenza rispetto alla corsa al Quirinale. Questo governo nasce dalla volontà di Berlusconi di rispondere a due esigenze: economica e sanitaria. L’esecutivo non ha esaurito il suo compito e non lo esaurirà nei prossimi mesi. L’emergenza sanitaria ci obbliga a tenere alta la guardia, l’emergenza economica la stiamo affrontando ma dovremo attuare i progetti del Pnrr che obbligano questo governo a stare in sella per un periodo che coincide con la fine della legislatura. Dire che Draghi non può fare il presidente della Repubblica perché c’è lo stato d’emergenza non è corretto, ma se qualcuno dice che può farlo perché ha terminato il suo lavoro se ne assume la responsabilità.

A proposito di emergenza economica, pensa ci sia ancora margine di trattativa sulla manovra sia tra i partiti di maggioranza sia con i sindacati?

Sui sindacati noto segnali di ravvedimento. È stato convocato un tavolo lunedì e questo spero sarà sufficiente per alimentare il dialogo. Dal punto di vista lavorativo oggi potevamo essere di fronte a un deserto occupazionale, mentre grazie alla lotta al virus siamo locomotiva d’Europa e cresceremo di oltre il sei per cento. Inoltre, per la prima volta ci stiamo impegnando a sterilizzare tasse che altri governi hanno inventato, come plastic tax, sugar tax e patrimoniale. Non ci sono altre nuove tasse, anzi è la prima volta che si mettono soldi nelle tasche degli italiani e non si tolgono.

Dunque Forza Italia sosterrà lealmente l’impianto della manovra così com’è?

Da qui alla fine dell’anno pretendiamo che su alcune questioni, a cominciare dalle cartelle esattoriali, ci sia non solo una proroga ma un nuovo approccio, al di là di tutte le altre misure già attive come taglio di Irap e Irpef. Su questo Forza Italia sarà intransigente.

Tornando alla corsa al Colle, pensa che il centrodestra sarà leale con Berlusconi o il suo nome è solo un bluff per poter contare di più nella partita?

Do per scontata la realtà di Salvini e Meloni, perché senza questo riconoscimento di lealtà non esisterebbe il centrodestra, che come coalizione esiste perché persone leali si ritrovano in degli ideali comuni. Qualora Berlusconi decida di candidarsi non posso pensare che il centrodestra non sia compatto. Dopodiché in base a quanti voti avrà ci muoveremo di conseguenza. Ma una volta sciolta la riserva il candidato è solo uno: Silvio Berlusconi.

C’è chi dice che, dovesse restare a palazzo Chigi, il 2022 di Draghi sarà molto diverso dal 2021, visto che sarà un anno pre-elettorale. È d’accordo?

La strada del 2022 è già tracciata. Il paese è chiamato ad attuare ciò che è stato deciso nel 2021. Non sarà, ad esempio, l’anno in cui archivieremo il reddito di cittadinanza, lo sappiamo tutti. Il 2022 è un anno politicamente pulito, scevro da tensioni. Nessun partito potrà battere i pugni sul tavolo su posizioni o punti di programmi da realizzare. Poi nel 2023 la politica tornerà al suo ruolo, ci confronteremo e alle elezioni vedremo chi prenderà più voti.

Crede che la presenza dei leader di partito ad Atreju abbia legittimato le ambizioni di Meloni come leader di coalizione?

Nei confronti di Fd’I è successo quello che per 25 anni è successo a Forza Italia in campo giudiziario. Cioè sotto elezioni si tende a confondere un partito autenticamente democratico con le proprie ombre del passato. Quello di Atreju è un sano momento di vita politica in cui gli avversari si confrontano come tali e non come nemici. Ma sono certo che alle prossime elezioni il trattamento riservato a Fd’I sarà quello di dipingerli come sporchi, brutti e cattivi. Il desiderio di alcuni è troppo forte da un lato, la politica è troppo debole dall’altro per contrastare questa visione.

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