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Draghi non è re Giorgio (Napolitano), lasciatelo lavorare a Palazzo Chigi

Draghi
Una volta al Colle, il premier non avrebbe la forza "regale" di imporre maggioranze, indicare premier e governi. La politica gli legherebbe le mani e noi ci giocheremmo il Recovery
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A dar retta alle voci che arrivano dall’Europa sembra di esser tornati di colpo “all’Italietta ingovernabile” dei tempi andati. Il Financial Times evoca scenari foschi, come faceva ai tempi del Cav, e le cancellerie di mezza Europa, quando parlano del futuro di Roma, tornano a nominare la parolina magica: instabilità. Bruxelles teme infatti che un’Italia senza Draghi possa mandare in fumo i miliardi di Next Generation Ue.

Del resto è bene chiarire subito che l’Ue – Merkel e Macron per la precisione – quando diedero l’ok al Recovery lo fecero scommettendo su Mario Draghi e non certo sull’Italia. Insomma, il timore dei governi europei, come fa sapere Angela Mauro su Huffington, è che la salita al Colle di Draghi possa creare un vuoto di potere a palazzo Chigi tale da rendere vana la pioggia di miliardi piovuta da Bruxelles. E non possiamo certo negare che gli spifferi preoccupati del vecchio Continente siano ingiustificati.

Qui da noi c’è chi vuole spedire al Colle Draghi per liberarsi di un inquilino scomodo e andare dritti alle urne; e chi invece pensa che l’elezione di Draghi al Quirinale sia il modo migliore per sottrarlo alla ormai prossima (si vota nel ‘23) schermaglia elettorale e per allungare la vita al draghismo con un suo uomo di fiducia – il nome è quello del ministro Franco – piazzato a palazzo Chigi. Chi ha in mente questa operazione politica pensa a un Colle modello Macron, a un presidenzialismo di fatto. E allora occorre chiarire un equivoco, anzi due. Il primo: non siamo una repubblica presidenziale o almeno non ancora; il secondo: Draghi non è Napolitano e una volta al Colle non avrebbe la forza “regale” – lo chiamavano Re Giorgio non a caso – di imporre maggioranze, indicare premier e governi con la “virilità politica” del predecessore di Mattarella.

Draghi non conosce i sotterfugi del Palazzo, gli arabeschi di partiti e partitini. E’ un “uomo del fare”, pragmatico, serio, con un unico obiettivo: portare a casa i fondi del Recovery e spenderli nel miglior modo possibile. Se davvero salisse sul Colle, ne siamo certi, verrebbe immediatamente imbrigliato da un Parlamento che vuol recuperare il potere e la centralità che ha perso in questi anni. Perché Draghi, non è della loro razza, è un corpo estraneo: è un homo oeconomicus e non un homo politicus.

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