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Cantone: «Sì alla presunzione d’innocenza, ma i giornalisti devono sapere»

Cantone
Il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone, ritiene che la normativa sulla presunzione d'innocenza burocratizzi in eccesso i rapporti con la stampa
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La presunzione d’innocenza da ieri fa parte della legislazione italiana. Sul punto si sono espressi vari magistrati, cronisti e politici. Non tutti, però, sono d’accordo nel limitare i pm a comunicare le attività d’indagine e a comprimere il rapporti con gli organi d’informazione. Il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, dalle colonne di “Repubblica” esprime in parte la sua contrarietà per l’applicazione di questa normativa.

Nel corso dell’intervista rilasciata al giornale fondato da Eugenio Scalfari, l’ex capo dell’anti-corruzione, afferma che la legge sulla presunzione d’innocenza «non è un bavaglio, ma burocratizza i rapporti tra giornalisti e procure. Se uno stupratore viene arrestato, la notizia deve uscire». E aggiunge: «La nuova normativa, di certo, creerà dei problemi, ma rappresenta un passo in avanti. Per la prima volta viene superata l’ipocrisia per cui i giornalisti possono pubblicare notizie senza far capire da dove arrivano. Nasce un sistema tracciato e trasparente sull’origine delle news rispetto agli uffici».

Per Cantone, dunque, la legge in sé non è sbagliata, ma difetta di eccessiva burocratizzazione. «Contiene degli eccessi e in alcune parti burocratizza troppo il rapporto tra stampa e uffici giudiziari. Ma non impedisce la comunicazione, anche se bisognerà capire entro quali limiti il rispetto della presunzione di non colpevolezza, principio sacrosanto, pub rappresentare a sua volta un limite”.

Quando la cronista Liana Milena fa notare che chi ha sollecitato la legge, come il deputato di Azione, Enrico Costa, intende frenare le comunicazioni tra pm e giornalisti, Cantone precisa che la legge dice altro. «Non è così. La legge non pub chiedere di tacere i fatti sulla responsabilità di un indagato. Se un soggetto viene visto da dieci persone mentre sferra una coltellata, nessuna norma pub impedire di scriverlo. Quel testo al contrario consente al procuratore di dare le notizie. Se questo fosse stato l’obiettivo di qualcuno, la legge non lo legittima».

Insomma, per Cantone non si corre il rischio di mettere una “museruola” ai cronisti di giudiziaria. Ma se fosse stato per lui avrebbe ampliato «il diritto di accesso dei giornalisti alle informazioni giudiziarie pubbliche». E spiega. «Un’ordinanza di custodia cautelare notificata agli indagati che, se non ci sono dati sensibili e di privacy da tutelare, non vedo perché non possa essere data ai giornalisti».

Secondo la giornalista di Repubblica “i fan della direttiva non vogliono veder uscire niente”. Il capo di Perugia, però, la corregge. «Quest’esigenza mi sembra incompatibile con l’articolo 21 sulla libertà di stampa. Ed è contraria a un’idea immanente della trasparenza, perché impedirebbe ai cittadini di avere accesso a informazioni d’interesse pubblico. Perché non dovrebbero sapere che è stato arrestato uno stupratore seriale?».

«La Costituzione – sottolinea Cantone – impone di garantire a un soggetto arrestato per stupro tutti i diritti di difesa, ma non che sia taciuto il fatto. L’aspetto positivo della direttiva sta nell’invito a essere moderati nel dare news in una fase fluida. Ma non può precludere la conoscenza perché, come diceva Bobbio, la trasparenza è un requisito indispensabile della democrazia».

Infine, una domanda sul caso di Catello Maresca, amico di Cantone. «Mi fa velo il rapporto di amicizia con lui, mio uditore ed erede della mia indagine sui Casalesi. Il problema vero è che il legislatore, pur da tempo consapevole del problema, non ha mai voluto occuparsene. Maresca ha fatto una scelta legittima che un legislatore serio avrebbe dovuto impedire». E conclude con la riforma Cartabia. «Andrà valutata a 360 gradi quando saranno emanati i decreti legislativi».

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