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«Rapporto Eurispes-Ucpi: processi ancora troppo lunghi. Ma non è colpa degli avvocati…»

Il leader dei penalisti Gian Domenico Caiazza e il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara presentano i risultati della ricerca condotta su 32 tribunali: solo un quinto dei processi arriva a sentenza, assoluzioni nel 30% dei casi
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«La ragionevole durata del processo come diritto dell’imputato, ma anche delle vittime, rappresenta un principio costituzionale, purtroppo costantemente violato nel nostro Paese. La lunghezza abnorme dei processi rappresenta un ostacolo per la competitività del Paese, ma anche per il suo livello di civiltà complessiva». A dirlo è il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, presentando il secondo Rapporto sul processo penale in Italia curato insieme all’Unione delle Camere penali italiane. «Quello della giustizia –  prosegue Fara – è un problema di funzionalità generale di un essenziale servizio che va reso ai cittadini. Un sistema di giustizia rispettoso dei princìpi costituzionali deve tenere insieme l’indipendenza della magistratura e del singolo magistrato, l’efficacia della risposta giudiziaria rispetto ai diritti che reclamano tutela, l’efficienza del servizio intesa come rapporto corretto fra risorse e risultati, questioni, purtroppo, ancora irrisolte. Accanto ai nodi storici e non risolti se ne sono sviluppati altri nuovi e più complessi, che mettono in discussione l’equilibrio dell’organizzazione stessa dello Stato e la giustizia è diventata terreno di confronto e di scontro tra i diversi schieramenti politici e tra i poteri dello Stato».

«Non è serio affrontare i temi del processo per slogan o per pregiudizi ideologici. Bisogna che parlino i dati statistici. Questa ricerca fotografa, come nessun’altra, le vere cause della durata irragionevole dei processi penali in Italia, che non risiedono nelle regole di garanzia del giusto processo e del diritto di difesa, ma in gravissime carenze strutturali della macchina amministrativa. Intervenire sui diritti dei cittadini imputati per ridurre i tempi processuali è dunque illusorio, oltre che pretestuoso», commenta invece il presidente dell’Unione delle Camere penali Gian Domenico Caiazza. «Questa ricerca -aggiunge il leader dei penalisti – smaschera chi da sempre vuole cogliere il pretesto dei tempi lunghi del processo penale per riscriverne le regole fuori dal quadro costituzionale definito dall’articolo 111 della Costituzione».

Il Rapporto Eurispes-Ucpi

Solo un quinto dei processi penali in primo grado (20,7%) arriva a sentenza, mentre nel 78,7% dei casi, il procedimento termina con il rinvio ad altra udienza. E la durata media del rinvio si attesta intorno ai 5 mesi per i procedimenti in aula monocratica e 4 mesi per quelli davanti al tribunale collegiale. È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Unione delle camere penali con l’Eurispes, che ha preso in esame 32 Tribunali distribuiti in modo omogeneo sul territorio nazionale ed ha monitorato 13.755 processi di primo grado. Rispetto al 2008, quando venne presentato il primo Rapporto Eurispes-Ucpi, la ricerca evidenzia un aumento della percentuale dei rinvii ad altra udienza (+9,4%: nel 2008 la quota era del 69,3%), mentre l’incidenza delle sentenze è scesa dal 29,5% al 20,7%.

Per quanto concerne i procedimenti terminati in sentenza, le assoluzioni rappresentano poco meno del 30%: di questi, il 3,7% è rappresentato da assoluzioni di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Le condanne incidono per il 40,4% delle sentenze; percentuale nettamente più bassa di quella rilevata nel 2008 (60,6%). Al contrario, risulta molto più elevata la quota relativa all’estinzione del reato: 24,5%, a fronte del 14,9% del 2008. La prescrizione è un motivo di estinzione del reato che incide per il 10% sui procedimenti arrivati a sentenza e rappresenta poco più del 2% del totale dei processi monitorati. Incrociando poi questo dato con quello ministeriale, secondo cui il 65/70% delle prescrizioni totali matura prima del dibattimento (la maggior quota in fase di indagine preliminare), «si può comprendere quanto poco provveduta sia quella norma, introdotta dall’art. 1 della legge 9 gennaio 2019 n.3, in vigore dal 1 gennaio 2020, che congela il corso della prescrizione a far data dall’emissione della sentenza di primo grado: essa sarà operativa in un numero di casi assai esiguo, cadendo completamente fuori dal perimetro di effettività del problema prescrizione», sottolinea la ricerca.

A livello nazionale la durata media del rinvio dell’udienza si attesta, nel complesso, a 152 giorni. Una situazione peggiorata rispetto all’indagine precedente del 2008: i tempi di rinvio ad altra udienza risultano allungati da 139 nel 2008 a 154 giorni per i procedimenti in Aula monocratica e da 117 a 129 giorni per quelli davanti al Tribunale collegiale. Al contrario, sempre più breve è la durata dei procedimenti: solo 14 minuti in Aula monocratica (18 nel 2008), 39 minuti davanti al Tribunale collegiale (52 nel2008). A livello di macroarea geografica emergono alcune differenze interessanti. Il Nord-Ovest si segnala per i più brevi tempi medi di rinvio (111 giorni); anche nelle Isole la durata media è inferiore a quella nazionale (132 giorni). Al Nord-Est si registrano valori vicini alla media nazionale (158 giorni), mentre al Sud si riscontrano i valori più alti (186 giorni) ed al Centro una durata superiore alla media (171 giorni).

 

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