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Il Regno Unito ha paura della variante Omicron: prevista ondata di contagi

variante Omicron
Il Regno Unito teme una nuova ondata di contagi da Covid-19. La variante Omicron si sta diffondendo rapidamente. Tremano anche altri Paesi: ecco quali
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«Una nuova emergenza», l’ha chiamata il premier Boris Johnson. È quella della variante Omicron del coronavirus, che prende sempre più piede nel Regno Unito, dove si segnalano 1.239 nuovi casi, quasi il doppio rispetto ai 633 di ieri e dove, per la prima volta, si segnalano ricoveri legati alla nuova e più contagiosa mutazione del virus. Una situazione che Johnson, parlando alla nazione stasera in tv, poco dopo che il Paese ha annunciato l’innalzamento dell’allerta dal livello 3 al 4, ha appunto definito «una nuova emergenza. La nostra esperienza ci fa capire che sta arrivando un’ondata di marea con Omicron, non c’è dubbio. Vaccinatevi con la terza dose».

Johnson ha quindi ribadito che per contrastare la nuova, insidiosa variante, c’è solo un’arma: vaccinarsi tutti, subito, anche con la terza dose. E ha annunciato che «il Regno Unito renderà disponibile la terza dose per tutti gli over 18 entro fine dicembre. Non pensate che questa variante non vi possa danneggiare. Fatevi il booster, ora, per proteggere l’Nhs (il sistema sanitario pubblico), la nostra libertà, il nostro modo di vivere». Il primo ministro non ha annunciato nuove strette, ma ha ricordato che da domani nel Regno scatterà il “Piano B” che prevede, tra l’altro, l’obbligo di mascherina negli spazi pubblici chiusi.

La notizia dei primi ricoveri – evocati anche dal premier – è stata data dal ministro dell’istruzione, Nadhim Zahawi, mentre Susan Hopkins, capo consulente medico dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito, fa sapere che gli ospedali stanno «diagnosticando Omicron in un numero crescente di persone che entrano nei pronto soccorso».

Il rapido diffondersi di Omicron, secondo gli esperti della London School of Hygiene and Tropical Medicine rende necessarie nuove e più dure restrizioni, il cosiddetto “piano C”, un’eventualità che il governo di Boris Johnson ha finora escluso. Questo mentre il piano B – misure non particolarmente rigide per limitare i contagi – va al voto di Westminster, prima di entrare in vigore martedì prossimo. Ieri l’Agenzia per la sicurezza sanitaria aveva già avvertito che, in mancanza di una strategia di contenimento più rigorosa, i morti da Covid nei prossimi 5 mesi potrebbero essere addirittura 75.000. Ma Omicron – la cui pericolosità deve essere ancora accertata – preoccupa tutto il mondo, non solo il Regno Unito.

In Israele, il premier Naftali Bennett ha difeso la scelta di chiudere i confini nazionali, invitando i connazionali ad vaccinarsi senza esitazioni: il “booster” infatti, sembra essere efficace anche contro la mutazione, hanno indicato scienziati israeliani. La chiusura delle frontiere israeliane – in vigore almeno fino all 22 – ha però provocato le critiche del Custode di Terrasanta padre Francesco Patton, per il quale «il divieto di ingresso per gli stranieri in Israele comporta tagliare fuori dal Paese tutti i pellegrini cattolici del mondo in occasione del Natale».

In Turchia si registrano intanto i primi sei casi di Omicron, mentre l’Austria, in controtendenza vista la diminuzione dei contagi, mette fine alle restrizioni imposte tre settimane fa anche alle persone vaccinate in gran parte del Paese per combattere l’aumento delle infezioni da coronavirus. Ma solo i vaccinati riconquisteranno la libertà: chi non si vaccina continuerà ad essere sottoposto a un severo lockdown, in vista dell’obbligo vaccinale per tutti che scatterà a febbraio. Anche in Belgio i nuovi casi giornalieri appaiono in frenata: tornano sotto ai 15.000 nella settimana dal 2 all’8 dicembre, un calo del 17% rispetto a quella precedente.

Scendono anche i ricoveri, ma resta invece invariato, al 16,6%, il tasso di positività sul numero di tamponi eseguiti. Dall’altra parte del mondo, il Brasile corre invece ai ripari contro Omicron: un giudice della Corte Suprema del Paese ha imposto a chiunque entri nel Paese dall’estero un certificato di avvenuta vaccinazione contro il Covid-19: una decisione che ribalta le precedenti regole dell’agenzia sanitaria nazionale che richiedevano solo un tampone molecolare negativo ai visitatori.

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