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Atreju, la “svolta di Fiuggi” di Giorgia Meloni a cui tutta la politica rende omaggio

atreju meloni
Leader, ministri e giuristi ospiti della presidente di Fd’I. Che ora si candida a guidare il centrodestra
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Nel 1994, a Fiuggi, Gianfranco Fini e i suoi abbandonarono definitivamente, almeno dal punto di vista dell’apparato dirigente, il post fascismo del Movimento sociale italiano, dando vita a una nuova destra al passo con i tempi e creando quella che per anni sarà la sua “Alleanza nazionale”.

Venticinque anni dopo, con la tradizionale festa di Atreju, sembra che la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, abbia voluto compiere un passo simile, nel tentativo di farsi accettare dall’establishment e porre le basi per un futuro incarico in caso di vittoria del centrodestra alle Politiche del 2023.

Ora che il ritrovo di Fratelli d’Italia è agli sgoccioli, con la presenza sul palco in giornata del leader di Italia viva, Matteo Renzi, si può dire che l’intuizione di proporre una versione natalizia di Atreju, posticipata rispetto al solito causa covid, sia stata una mossa più che vincente.

Durante la settimana di convegni, dibattiti e tavole rotonde Meloni è riuscita a far salire sul palco tutti i principali esponenti politici, dall’ex presidente del Consiglio e presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, al segretario del Pd, Enrico Letta, dal numero uno di Forza Italia, Silvio Berlusconi, intervenuto telefonicamente, a Matteo Salvini. Non sono mancati gli interventi della compagine governativa, dai ministri Giorgetti e Di Maio fino a Cingolani e Cartabia, e del mondo sportivo ed economico, dal presidente del Coni Gianni Malagò a quello di Confindustria, Carlo Bonomi.

È proprio sulla presenza ad Atreju della titolare di via Arenula che si sono concentrati molti dei retroscena politici attorno alla manifestazione, dal momento che il suo nome è sempre più in alto nella corsa al Colle. Spinta dal leader di Azione, Carlo Calenda, che l’ha definita «sopra le parti e garante della Costituzione, esattamente quello che dovrebbe essere un presidente della Repubblica», sul nome di Cartabia ci si è iniziati a concentrare dopo le parole di Letta, che dialogando con Bruno Vespa e Maurizio Belpietro ha auspicato «che il prossimo capo dello Stato sia eletto con la più larga maggioranza possibile, compresi i voti di Fratelli d’Italia».

E chissà allora che il dibattito “L’Italia giusta: idee a confronto sulla riforma della giustizia che verrà” con Carlo Nordio non abbia fatto da apripista a un sostegno anche del centrodestra alla Guardasigilli nello sprint finale. D’altronde garantismo e moderazione sono state due delle parole chiave nella settimana di Atreju, che ha ospitato, tra gli altri, anche Luciano Violante e Sabino Cassese, e la cui platea ha tributato lunghi applausi a Chico Forti, Willy Monteiro Duarte e Patrick Zaki.

Per ora da via Arenula non filtra nulla, la ministra è impegnata nel tentativo di fare “tripletta” e, dopo quella del penale e del civile, portare a casa entro Natale anche la riforma del Csm. Un obiettivo che, se raggiunto, lascerebbe a Cartabia il tempo e lo spazio necessario per provare a organizzare una propria corsa al Colle e verificare le reali possibilità di una sua riuscita.

D’altronde il presidente Mattarella non sa più come far intendere che non vorrebbe essere rieletto e Draghi viene tirato per la giacchetta un giorno sì e l’altro pure dai partiti che lo vorrebbero ancora a palazzo Chigi pur di scongiurare l’ipotesi voto anticipato.

E così Atreju è diventata l’occasione sia per verificare le strategie quirinalizie dei diversi schieramenti ( il centrodestra in teoria punta ancora su Berlusconi, ma in pochi ci credono davvero) sia per certificare un cambio di passo nella visione di lungo periodo di Giorgia Meloni, che ha come unico obiettivo all’orizzonte il portone di palazzo Chigi.

«A me fa un enorme piacere vedere il segretario del Pd, Enrico Letta, accolto e rispettato, poter spiegare e raccontare le sue idee ad una platea di Fd’I e cioè dello schieramento politico opposto – ha scritto su twitter Guido Crosetto, uno dei fondatori di Fratelli d’Italia e grande amico di Meloni – Il dialogo, il rispetto dell’avversario, il senso delle istituzioni, sono cose buone». E che magari, con il passare del tempo, condurranno anche dritti verso la presidenza del Consiglio.

 

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