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«Così gli avvocati francesi hanno vinto la battaglia sul segreto professionale»

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Intervista all'avvocato Francese Thierry Wickers, candidato alla vicepresidenza del Consiglio degli Ordini Forensi d'Europa (Ccbe): «Ora nessun magistrato potrà violare la riservatezza dei difensori e ordinare perquisizioni selvagge negli studi legali»
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Candidato alla vicepresidenza del Consiglio degli Ordini Forensi d’Europa (Ccbe), Thierry Wickers ha una visione ampia del ruolo dell’avvocatura e del patrimonio collettivo che essa rappresenta e difende: non solo una professione liberale ma anche un pilastro del moderno Stato di diritto. Ed è convinto che rafforzando i rapporti tra gli avvocati dei diversi paesi europei il Vecchio continente potrà esprimere meglio la sua vocazione democratica e proteggersi dalle derive autoritarie che purtroppo lo attraversano.

Qual è il ruolo del Ccbe e quali sono le sue iniziative?

Ritengo il Ccbe, che rappresenta oltre un milione di avvocati in Europa. svolga una funzione molto importante, non soltanto nella promozione dei valori e dei principi dello Stato di diritto ma anche in modo attivo nella relazione con tutti gli organismi politici comunitari, dalla Commissione al Consiglio d’Europa, ad esempio è stato direttamente coinvolto nelle direttive che hanno permesso agli avvocati di ogni nazione di esercitare liberamente la professione in tutto lo spazio europeo. Oppure fornisce assistenza e aiuto ai colleghi che per ragioni politiche operano in un contesto difficile, se non ostile.

Pensa agli avvocati polacchi e ungheresi che si battono per salvaguardare l’indipendenza della giustizia dall’azione dei rispettivi governi?

Esattamente. Abbiamo preso pubblicamente posizione a favore dei nostri colleghi polacchi che peraltro ci hanno chiesto di intervenire a fronte di una situazione molto difficile che mette a repentaglio lo Stato di diritto. In casi come questo lavoriamo strettamente al loro fianco, li aiutiamo in tutti i passaggi della loro battaglia, da cose molto concreta come la condivisione e la scrittura dei documenti fino alle campagne pubbliche per perorare la loro causa.

La riforma della giustizia italiana punta ridurre drasticamente i tempi di attesa di giudizio, il che è giusto, ma diversi avvocati hanno espresso preoccupazione per un sistema che diventando troppo rapido rischia di diminuire la qualità delle sentenze.

Anche in Francia abbiamo subito questo genere di provvedimenti, il problema è che la giustizia deve essere senz’altro rapida ma non spiccia e superficiale. Recentemente seimila magistrati francesi, su 8mila in totale, hanno scritto una lettera aperta pubblicata dal quotidiano Le Monde per denunciare il degrado di una giustizia costretta a emettere sentenze in pochi minuti e lo stress delle loro condizioni di lavoro. Questo approccio quantitativo limita e restringe l’accesso alla giustizia per i cittadini e allo stesso tempo produce decisioni meccaniche peggiorando tutto il sistema.

Per venire alla Francia, la riforma presentata dal ministro Dupond Moretti introduce per la prima volta il segreto professionale degli avvocati nel codice di procedura penale. È una vostra vittoria?

Anche se ci sono ancora alcune eccezioni e abbiamo sperato di ottenere ancora di più, si tratta di una vittoria importante per l’avvocatura e un progresso per il diritto. Il segreto professionale è costantemente sotto attacco nel nostro Paese, in particolare da parte della sezione criminale della Corte di cassazione che aveva la fastidiosa tendenza a ignorare le nostre osservazioni, affermando che il segreto è una prerogativa della legge professionale ma non ha la stessa forza del codice penale. La riforma di Dupond Moretti invece inserisce il segreto e la sua inviolabilità in cima al codice di procedura facendone un principio cardine del diritto penale. Ora nessun magistrato potrà violare questo principio e non potrà ordinare perquisizioni selvagge negli studi legali. Le perquisizioni saranno vincolate ad autorizzazioni speciali e per dei casi particolari, come ad esempio quando gli avvocati sono essi stessi sospettati di aver commesso un crimine. La protezione del segreto varrà anche per il materiale in possesso del cliente, come la corrispondenza elettronica, mail e messaggi. Anche la diffusa e abusata pratica delle intercettazioni degli avvocati verrà fortemente limitata, con alcune eccezioni, come i reati fiscali, la corruzione e il riciclaggio. Sarò molto meno facile per le procure spiare le attività degli avvocati.

Come ad esempio è accaduto al Thierry Herzog, difensore di Nicolas Sarkozy nella famosa inchiesta delle écoutes.

Un’inchiesta molto mediatica e funestata da continue violazioni. All’epoca la Corte di Cassazione aveva stabilito che fosse legittimo intercettare Herzog perché in quel momento non stava difendendo ufficialmente l’ex presidente Sarkozy ma soltanto fornendo una consulenza giuridica e per le consulenze i giudici non ritenevano fosse necessario proteggere il segreto professionale. Ora per loro sarà molto più difficile sorvegliare le linee telefoniche dei difensori.

 In Italia molte inchieste che coinvolgono la classe politica sono accompagnate da un parallelo processo mediatico, con i grandi organi di informazione che si schierano apertamente con le procure alimentando il vento giustizialista, Questo accade anche in Francia?

Non in maniera così netta, ci sono casi in cui i media e l’opinione pubblica spingono con forza il carro dell’accusa, specialmente quando le inchieste riguardano personalità pubbliche come i politici o gli imprenditori, ma non è sempre così, a volte gli eccessi delle procure e le violazioni del diritto di difesa sono denunciati e messi in evidenza dalla stampa e dalle tv. L’affaire di Sarkozy, al contrario. è un chiaro esempio delle derive giustizialiste di cui parlava in cui tutta la barra pendeva dalla parte dell’accusa.

La magistratura non sembra affatto contenta della riforma di Dupond Moretti che viene accusato di conflitto di interessi in quanto di professione fa l’avvocato.

Anche questa volta c’è in ballo il caso Sarzozy: il ministro venne infatti intercettato in quanto amico dell’ex presidente per la famosa inchiesta delle ecoutes ma era del tutto estraneo ai fatti. Così quando lo è venuto a sapere Dupond Moretti ha denunciato i magistrati. Quando poi è diventato il guardasigilli ha naturalmente rinunciato alla sua azione legale ma ha inviato degli ispettori nelle procure. A quel punto un importante sindacato della magistratura lo ha a sua volta denunciato per conflitto di interessi e presunto abuso di potere. Insomma tra l’avvocatura e la magistratura francese in questo momento non regna certo un bel clima, i rapporti sono tesi e molto difficili mentre il fatto che l’attuale ministro della Giustizia sia un noto penalista non ha certo calmato le acque.

 

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