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Cacciari inaugura gli stati generali dei “no pass”: «Vogliono oscurarci»

A Torino nasce la cosiddetta “Commissione dubbio e precauzione”: la resistenza di scienziati, vip e filosofi contro la "dittatura sanitaria". Ma Facebook oscura la diretta
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Decine di interventi di intellettuali, vip ed esperti più o meno noti che si sono succeduti per dieci ore, e a guidare la pattuglia il professor Massimo Cacciari, folgorato da tempo da un ossessione: il Green pass imposto dal governo agli italiani per potersi spostare senza restrizioni tra trasporti, uffici e commerci è roba da «dittatura sanitaria».

Così stamattina a Torino, nella sede dell’International University College, è nata la cosiddetta “Commissione dubbio e precauzione”, o gli stati generali del movimento anti green pass di cui il filosofo veneziano è l’indiscusso leader. Accanto a lui i sodali che in questi mesi ha raccolto lungo la strada: lo stralunato collega Giorgio Agamben (che è andato ben oltre Cacciari paragonando le misure del governo Draghi a quelle del Reich nazista), il giurista Ugo Mattei salito agli onori delle cronache per sparare numeri a caso sulla pandemia nelle trasmissioni in cui è stato invitato e, last but not least, il sulfureo Carlo Freccero, il più complottista e animoso di tutti. E la vicequestore di polizia Nunzia Alessandra Schilirò, sospesa dopo aver rifiutato il vaccino. «La dittatura del Super Green Pass non va paragonata al nazismo. Andiamo più indietro, a duemila anni fa: Gesù fu condannato a morire sulla croce perché ha avuto il coraggio di manifestare il proprio pensiero», dice la poliziotta.

La diretta fiume in cui hanno parlato anche alcuni medici “dissidenti” e in cui sono stati evocati scenari apocalittici per la nostra democrazia non ha però raccolto grande partecipazione: poche migliaia le persone collegate su Youtube che trasmetteva l’evento in streaming fin dalle 8 del mattino. Ma non su Facebook: il social network di Mark Zukerberg non ha infatti permesso che l’incontro venisse mandato on line sulle sue pagine. «Vogliono oscurarci, questa è censura!», hanno tuonato gli organizzatori.

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