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Carcere di Padova tra cultura e lavoro, ma con gravi carenze strutturali

Il Due Palazzi, per la commissione carcere della Camera penale di Padova che lo ha visitato a ottobre scorso, si segnala per le tante attività di rieducazione dei detenuti, ma presenta anche delle note dolenti
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Il Due Palazzi di Padova è un carcere dove entra la cultura, l’Università, il lavoro. Un carcere dove è fortemente presente il terzo settore. Per la Commissione carcere della Camera penale di Padova – che vi ha fatto visita ad ottobre scorso – sono tutti fattori che fanno un passo importante verso la finalità rieducativa della pena. Ma nel contempo presenta talune criticità al livello strutturale. Ad esempio, tra gli altri problemi, i penalisti hanno osservato che l’infermeria ha gravi carenze logistiche e necessita di una ristrutturazione.

La visita nel Due Palazzi Commissione Carcere della Camera penale di Padova

La visita, che risale al 18 ottobre scorso, è stata effettuata dalla Commissione Carcere della Camera penale di Padova, di cui fanno parte Annamaria Alborghetti, Laura Capuzzo, Alessandra Chiantoni, Serena Fornaro e Michele Grinzato, unitamente al Presidente, Michele Godina, e a Simone Bergamini, responsabile regionale Osservatorio Carcere Ucpi. Si legge nella loro relazione, che alla data della visita risultano in carico 525 detenuti di cui 15 semiliberi in licenza Covid, a fronte di una capienza regolamentare di 438 unità. Si legge ancora che la gran parte dei detenuti fa parte della media sicurezza, solo 17 sono in AS1, mentre 100 sono classificati come protetti, gli ergastolani sono circa 60, e nell’area semiliberi e art.21 sono 35.

Svolgono lavori di di pubblica utilità per il Comune e la Provincia di Padova

Ben 140 sono i detenuti che lavorano per le Cooperative mentre 80 lavorano per l’Amministrazione. I penalisti della Commissione carcere evidenziano che vi sono inoltre detenuti che svolgono lavori di pubblica utilità con il Comune e la Provincia di Padova per la manutenzione delle strade ed aree verdi. Per tali attività i detenuti percepiscono solo un rimborso spese. Si apprende che il Liceo Curiel è stato ristrutturato proprio dai detenuti.La delegazione della Commissione carcere Ucpi di Padova ha fatto visita al Polo Universitario che, finalmente, è tornato in funzione.

I penalisti spiegano nella relazione, infatti, che durante la pandemia era stato riconvertito in reparto Covid. Vi è una stanza con i computer, con la possibilità di collegamenti con l’esterno e con il controllo del server centralizzato. «Quindi si può fare!», sottolineano i penalisti, facendo così intendere che tale esperienza si può replicare in tutte le carceri. Si evidenza che il Polo è sempre stato sezione aperta. Uno studente di ingegneria informatica, che ha fatto la triennale e ora sta concludendo la magistrale si dice «molto contento di essere tornato al Polo, ora può studiare nella sala comune di studio, un luogo tranquillo e silenzioso. È l’unica sezione dove esiste il refettorio», scrivono nella relazione.

Nel carcere di Padova si producono i famosi panettoni Giotto

I penalisti hanno visitato la pasticceria dove lavorano 42 detenuti. Ogni mattina sfornano un migliaio di brioches che escono dal carcere alle 5 di mattina per essere consegnate nei vari bar. Si legge nella relazione che l’ambiente è pieno di impastatrici, forni ed altro che lavorano a pieno ritmo. Ogni giorno vengono fatti 1200 kg di impasto per i famosi panettoni della Giotto. Vi si dedicano ben 15 detenuti. La Cooperativa cerca poi di fare rete per aiutare i detenuti a reinserirsi una volta scarcerati.

Nel Due Palazzi osservano che ci sono 2 call center. Qui 30 detenuti si occupano delle prenotazioni per il Cup dell’ospedale di Padova e Mestre. Vengono effettuate anche le prenotazioni Acli e quelle per i medici liberi professionisti di Mestre. La Commissione ha visitato anche il capannone dove viene effettuato l’assemblaggio per la valigeria Roncato. C’è anche il tacchificio.

Si lavora anche per le grandi firme della moda

I penalisti spiegano che lì vengono realizzati circa 3000/4000 paia di tacchi al giorno per una ditta della riviera del Brenta che rifornisce le più grosse marche, da Vuitton a Gucci e altri, per realizzare scarpe di prestigio. È un lavoro che richiede grande precisione e accuratezza perché quei 12 cm. lunghi e sottili hanno bisogno di un sostegno particolare per non rompersi o piegarsi. «Chissà cosa direbbero le signore che camminano su quei tacchi se sapessero che la sicurezza dei loro passi dipende dalla bravura e serietà del lavoro dei detenuti», osservano i penalisti. Gli avvocati hanno visitato anche la Cooperativa Altracittà che effettua commesse per 6 aziende oltre all’attività di legatoria. Ci sono 28 detenuti addetti all’assemblaggio delle bustine di thé e caffè, alla confezione dei fondi delle bottiglie di maraschino oltre che all’assemblaggio di valvole per riscaldamento.

Pochi infermieri e strutture carenti

Ma nella relazione della Commissione carcere dell’Ucpi di Padova, non mancano le note dolenti. C’è l’infermeria che, nell’insieme, rasenta molte criticità, nonostante gli sforzi del personale che è riuscito a gestire il periodo più difficile che ha dovuto affrontare la primavera scorsa, prima con la diffusione di vari focolai Covid e poi con la vaccinazione dei detenuti. Non vi sono stanze per ricoveri temporanei e di conseguenza – sottolineano i penalisti – chi sta male deve curarsi in cella, che spesso condivide con altri, o nei casi più gravi viene ricoverato in ospedale. In più zone piove all’interno. Sono previsti 13 infermieri e un coordinatore ma al momento sono in 8. È previsto un concorso che dovrebbe portare a 23 unità il personale infermieristico. Si osserva che non vi sono infermieri h24 in quanto il turno termina alle 22. Mancano alcuni specialisti come l’ortopedico, il radiologo e il diabetologo, il cardiologo viene una volta alla settimana. «Si consideri che le patologie più diffuse sono il diabete e problemi cardiologici», sottolinea la relazione.

Al blocco 2 celle risultano piccole con i due letti messi a L

Per quanto riguarda il blocco 2, i penalisti spiegano che si trovano 37 detenuti sul lato A e 44 sul lato B. Le celle risultano piccole con i due letti messi a L. Il wc e il lavandino sono separati ma lo spazio limitato costringe a riporre cibo e frutta a pochi centimetri dal wc. I sanitari sono vetusti e spesso rovinati. Le docce sono all’esterno e, nonostante siano state rifatte 4 anni fa, sono piene di muffa e l’intonaco cade a pezzi in più punti. I penalisti osservano come i blocchi destinati ai comuni sono quelli in condizioni peggiori, non solo per problemi di manutenzione e, forse, strutturali, ma anche perché si nota poca cura e molto disordine. Non è da escludere – secondo i penalisti della Commissione carcere – che la cosa si colleghi alla tipologia dei detenuti di queste sezioni, poco stimolati, senza un lavoro, moltissimi di loro stranieri. La conferma di questa ipotesi la trovano visitando il blocco 5 dove sono presenti i lavoranti. Le stanze, pur presentando gli stessi problemi, sono tenute molto meglio sia a livello di ordine che di pulizia.

Tuttavia, a causa dell’umidità diffusa in tutto l’istituto, la sala socialità, benché tenuta bene e ridipinta da poco dai detenuti, presenta in più punti molte infiltrazioni d’acqua. «Possiamo dire che un carcere dove entra la cultura, dove entra l’Università, dove entra il lavoro, in cui è fortemente presente il terzo settore sicuramente fa un passo importante verso la finalità rieducativa della pena. Ma è anche importante che gli ambienti siano sani e puliti per rispettare la dignità di tutti», conclude la relazione della commissione carcere della camera penale di Padova.

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