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Strage al Liceo americano, fermati i genitori del killer 15enne

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Presi i genitori del 15enne, autore della strage al liceo americano in Michigan. Intanto almeno 5 milioni di minori negli Usa vivono in casa con un'arma
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È durata poche ore la disperata fuga in auto di James e Jennifer Crumbley, i genitori del quindicenne Ethan incriminato per aver ucciso con la pistola del padre quattro studenti, ferendone altri sette, nella sua Oxford High School, a 50 km da Detroit, Michigan. I due – su cui era stata messa anche una taglia di 10 mila dollari – sono stati arrestati in un edificio commerciale nell’ex capitale dell’auto dopo la telefonata di una passante che li aveva riconosciuti, grazie alle foto segnaletiche della polizia. Forse sono stati aiutati a nascondersi da una persona, che ora potrebbe essere perseguita per favoreggiamento.

Strage al liceo americano, i genitori accusati di omicidio colposo

La coppia si era volatilizzata poco dopo che la procura, con una mossa rarissima che ha riaperto il dibattito sulle armi nelle scuole, aveva deciso di accusare anche loro: per omicidio colposo, a causa di una serie di gravi negligenze che hanno contribuito alla strage. Rischiano sino a 15 anni di carcere. Entrambi i genitori si sono dichiarati non colpevoli per i quattro capi di imputazione e il giudice ha stabilito una cauzione da 500 mila dollari a testa per la libertà. Per ora restano in carcere, lo stesso dove è rinchiuso il figlio.

Strage al liceo americano, la ricostruzione

La ricostruzione dell’accaduto lascia sgomenti. Ethan ha usato una pistola che il padre aveva acquistato quattro giorni prima insieme a lui. Poco dopo postò una foto dell’arma sui suoi social account scrivendo «ho appena ottenuto la mia bellezza oggi», con l’emoji di un cuore. Il ragazzo registrò anche un video sul suo cellulare annunciando che stava per lanciare un attacco a scuola il giorno dopo, ma non lo postò. Inquietante il comportamento dei genitori. Il giorno prima della strage la madre fu contattata dalla scuola perché un insegnante aveva scoperto che l’alunno cercava munizioni sul proprio telefonino. «Non ce l’ho con te, ma devi imparare a non farti vedere», fu la risposta della donna con un sms al figlio.

Il giorno dopo invece la coppia si rifiutò di portare a casa il ragazzo dopo l’incontro con lo staff scolastico in cui erano state espresse preoccupazioni per i disegni violenti che aveva fatto: una pistola e un proiettile, con la scritta «sangue ovunque», ma anche commenti del tipo «la mia vita è inutile», «il mondo è morto». I due non chiesero al figlio della pistola (tenuta a casa in un cassetto non chiuso) né controllarono il suo zaino, lasciandolo a scuola. Poco dopo la tragedia, con Ethan che, uscito da un bagno, ha cominciato a sparare nel corridoio.

Gli inquirenti ora stanno verificando se ci sono anche delle responsabilità da parte dei dirigenti scolastici. Ma ciò che fa più notizia è la decisione della procura di incriminare anche i genitori per non aver tenuto l’arma in un luogo sicuro.

Negli Usa almeno 5 milioni di minori hanno un’arma in casa

Secondo un’analisi del Washington Post sulle 145 sparatorie scolastiche commesse da ragazzi nei due decenni dopo quella di Columbine nel 1999, l’80% delle armi usate sono state prese nelle case loro o di parenti e amici. Ma solo in quattro casi i proprietari adulti delle armi sono stati incriminati per non averle tenute al sicuro. Solo 2 su 10 lo fanno e questo significa che ci sono almeno 5 milioni di minori che vivono in una casa con un’arma a portata di mano. Impedirne l’accesso, secondo il Wp, avrebbe consentito di prevenire oltre metà delle sparatorie degli ultimi 20 anni nelle scuole. E di salvare centinaia di vite. (ANSA). 

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