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Il monito di Marta Cartabia: «Basta processi mediatici». E sulle toghe dice: «La maggior parte fa un lavoro straordinario»

Marta Cartabia
Marta Cartabia a tutto campo. Dal rispetto dei principi costituzionali alla normativa sulla presunzione d'innocenza. E ammette il problema delle carceri
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In una lunga intervista al Foglio, il ministro della Giustizia Marta Cartabia ha parlato del processo mediatico, del sovraffollamento nelle carceri e non solo. La chiacchierata con il direttore Claudio Cerasa ha toccato anche altri argomenti importanti, quali la riforma penale e il Consiglio Superiore della Magistratura.

«L’ottimismo deve radicarsi in qualcosa di molto solido nel presente, per cui parlare con uno sguardo positivo all’ottimismo, uno sguardo positivo sul futuro, credo che sia ragionevole soltanto offrendo alla riflessione dei cittadini e degli osservatori qualche dato concreto di ciò che è frutto del lavoro di questi mesi e che ci fa recuperare un senso di fiducia simile a quello che io respiro quando visito le Corti d’appello. E’ un compito che mi sono data, quello di andare a vedere la situazione nelle varie realtà italiane. Quello che io vedo è non solo fiducia, ma anche una gran voglia di rinnovamento. Mi sembra che siano ingredienti sufficienti per guardare con positività verso il nostro futuro».

Il garantismo secondo Marta Cartabia

Per il ministro della Giustizia, l’Italia può diventare un Paese più giusto solo se le azioni e le proposte rispettino fino in fondo la Costituzione. «E’ la mia cultura, io vengo da lì, sono una costituzionalista, ho avuto un’esperienza di nove anni alla Corte costituzionale. L’impostazione che naturalmente ho è “la Costituzione fondamento del potere e limite al potere”. Serve un potere giudiziario, è necessario, altrimenti avremmo la legge del più forte, che non ha argini, quindi il potere giudiziario fa parte di una delle funzioni fondamentali di ogni stato. Ma trattandosi di uno dei poteri come gli altri, anzi, forse più severo degli altri per la possibilità di incidenza che ha nella vita delle persone e degli attori economici, come tutti i poteri deve incontrare limiti e garanzie per i diritti dei cittadini, degli imputati ma anche delle vittime. Il lavoro che stiamo facendo è connotato da un obiettivo molto chiaro: è l’obiettivo che ci siamo presi con l’Europa, è l’obiettivo di ridurre i tempi dei processi».

Magistratura e politica

Marta Cartabia, inoltre, ritiene che la magistratura italiana abbia «una forte indipendenza e autonomia dal potere politico. E’ diversa la situazione che si sta ponendo per esempio in paesi come l’Ungheria o la Polonia, dove invece c’è un problema serio di separazione dei poteri che l’Europa sta monitorando in modo molto attento e su cui sta intervenendo in un modo incisivo perché lì davvero c’è, come combatteva Montesquieu, un governo, una struttura politica che sta togliendo spazi di azione alla magistratura».

Gli scandali giudiziari tra le toghe

«C’è una grande corpo della magistratura che fa un lavoro straordinario. Non dobbiamo farci abbagliare da alcuni casi clamorosi» ha spiegato Marta Cartabia. «Teniamo ben distinti quelli che sono alcuni casi da stigmatizzare e che sono sotto gli occhi di tutti. Quello che io vedo andando in giro per gli uffici giudiziari è che non ci sono uno, due o tre nomi di magistrati, ma ci sono migliaia di persone che sono operosissime e secondo me la maggiore garanzia per la vera autonomia e indipendenza della magistratura è l’alta qualità professionale, perché più c’è amor proprio nel lavoro che si fa, meno attaccabili si è dal punto di vista di tentazioni di tipo diverso».

La normativa sulla presunzione d’innocenza

Marta Cartabia ha risposto anche a una domanda sulla presunzione d’innocenza pubblicata di recente in Gazzetta Ufficiale. «Oggi il solo fatto di una notizia di indagini, oppure che siano stati aperti determinati filoni di inchiesta, se viene immediatamente proposto sulla stampa come se si fosse già individuato l’esito di quel processo, può pregiudicare nei fatti quel principio che noi vogliamo garantire, cioè il fatto che la persona non è considerata colpevole fino alla fine della sentenza di condanna. Se posto male dal punto di vista mediatico, il processo può arrecare un danno alla reputazione – e quindi anche a tutta la vita professionale, alla vita di una persona o alle sue attività economiche – pressoché irreversibile».

I dati sulle carceri italiane

Il ministro della Giustizia, parlando di come vivono i detenuti in carcere, non ha nascosto che ci sia un problema di sovraffollamento. Anzi, il contrario. «Il punto saldo da cui possiamo partire è il dato della realtà. Quanti sono i detenuti oggi? Circa 54.500. La capienza regolamentare delle carceri è di poco superiore a 50 mila posti per l’ospitalità, di cui circa 3.500 non sono attualmente disponibili per problemi di struttura, di inagibilità di determinati settori, di determinate carceri. Quindi il problema sussiste: se abbiamo tra i 4.000 e i 7.000 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare, evidentemente c’è un problema di sovraffollamento».

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