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L’Ue raccomanda: «”Buon Natale” è poco inclusivo». E il centrodestra insorge

Meglio evitare nomi cristiani e formule come "signore e signori": è polemica per le linee guida della Commissione Europea sul linguaggio inclusivo
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«Celebrare il Natale e usare nomi e simboli cristiani fa parte del ricco patrimonio europeo. Non stiamo vietando né scoraggiando l’uso della parola Natale. Ovviamente no. Celebrare il Natale e usare nomi e simboli cristiani fa parte del ricco patrimonio europeo». Così il portavoce della Commissione Ue Christian Wigand ha commentato le polemiche sul documento interno della Commissione europea sul linguaggio inclusivo che in Italia ha fatto insorgere il centrodestra. «Evita di dare per scontato che tutti siano cristiani. Non tutti celebrano le feste cristiane, e non tutti i cristiani le celebrano nelle stesse date. Sii sensibile al fatto che le persone hanno diverse tradizioni religiose e calendari», è l’indicazione contenuta nel documento Ue. «Il periodo natalizio può essere stressante» andrebbe quindi sostituito con «I periodi di vacanza possono essere stressanti», è il suggerimento.

Pronta la reazione della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che su twitter scrive: «Per la Commissione Europea il Natale potrebbe risultare offensivo o essere poco inclusivo? Nessun problema: ci pensiamo noi a celebrarlo. Vi aspettiamo dal 6 al 12 dicembre in Piazza Risorgimento a Roma, per Atreju 2021 – Il Natale dei Conservatori. Non mancate!». Sempre sui social la bordata di Matteo Salvini: «Maria, la mamma. Giuseppe il papà – scrive il leader della Lega su twitter – Viva il Santo Natale. Sperando che in Europa nessuno si offenda».

Da parte sua, il portavoce Wigand spiega che «le diverse religioni sono parte integrante dell’Europa e così anche le persone non affiliate ad alcuna religione. In quanto Commissione, pur essendo neutrali sulle questioni religiose, abbiamo un dialogo costante con tutte le religioni e le organizzazioni non confessionali». «Quando si tratta del documento a cui si fa riferimento – prosegue il portavoce – si tratta di un documento interno preparato a livello tecnico e che mira a sensibilizzare sull’essere inclusivi nella comunicazione. Come molte altre organizzazioni, prepariamo regolarmente guide di stile interne su diverse aree. Tali linee guida sono raccomandazioni al personale per il proprio lavoro quotidiano». «Quando si producono prodotti di comunicazione, è importante dare spazio alla diversità e alla ricchezza delle culture europee. Questo è l’obiettivo generale. Naturalmente, possiamo sempre discutere sugli esempi forniti. Potrebbero essercene di migliori. Ma l’obiettivo generale è la questione dell’importanza», ha concluso.

Ma le indicazioni per una comunicazione inclusiva non riguardano solo il Natale. Nel documento, si esorta ad esempio a non usare come esempio nomi cristiani o che siano tipici di una religione. Invece di «Maria e John sono una coppia internazionale» è preferibile «Malika e Julio sono una coppia internazionale». Tra gli altri suggerimenti, «non usare mai nomi di genere come «operai, poliziotto o pronomi maschili come un valore predefinito”; «quando si utilizza una varietà di immagini, testimonianze e storie, assicurarsi che riflettano la diversità in tutti i suoi sensi»; «non utilizzare Miss o Mrs, a meno che non sia la preferenza esplicita del destinatario; usare l’universale Ms; «quando si chiedono informazioni sul genere, non offrire solo opzioni maschio/femmina, aggiungere “altro” e “preferisco non rivelare”; «non rivolgersi mai a un pubblico come “signore e signori”, ma usare espressioni come “cari colleghi”. E ancora: non usare stereotipi su sesso, età, etnia.

 

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