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Di Matteo si scaglia contro Berlusconi. Forza Italia si ribella

Nino Di Matteo
Di Matteo, consigliere del Csm, ha parlato di Berlusconi in riferimento alle presunte collusioni con Cosa Nostra. Forza Italia: «Sono accuse infamanti»
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«Il consigliere del Csm Nino di Matteo si è scagliato ieri su Rai Tre, nel corso della trasmissione Mezz’ora in più, contro la candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale, lanciando accuse tanto infamanti, quanto infondate. Occorre ricordare che nessuna sentenza ha mai accertato collusioni del presidente Berlusconi con la mafia. Forza Italia continua a ritenerlo il più degno candidato alla presidenza della Repubblica». Lo dichiarano in una nota i capigruppo delle commissioni Giustizia di Forza Italia di Camera e Senato, Pierantonio Zanettin e Giacomo Caliendo, insieme con i componenti delle commissioni, la senatrice Fiammetta Modena e i deputati Matilde Siracusano e Roberto Cassinelli.

«Peraltro il magistrato Di Matteo non ha alcun titolo per intervenire nel dibattito politico sulle candidature al Quirinale – aggiungono i parlamentari azzurri -. Al contrario, essendo comunque un magistrato, oltre che un rappresentante dell’organo di autogoverno della magistratura, dovrebbe avere rispetto per il ruolo che ricopre e mostrare quel poco di imparzialità che gli rimane».

Cosa aveva detto Di Matteo su Berlusconi

«La prima considerazione è che il presidente della Repubblica è anche il Presidente del CSM e il presidente nei confronti delle questioni di magistratura e giustizia dovrebbe sempre essere equanime, equidistante e soprattutto non avere interessi e rancori di tipo personale« aveva dichiarato Nino Di Matteo, a «Mezz’ora in più» su Rai3 in merito a una domanda di Lucia Annunziata sull’ipotesi di Berlusconi al Colle: «La seconda cosa che volevo ricordare ed è un dato di fatto è che in una sentenza definitiva della Corte d’appello ma con il bollo della Corte di Cassazione, che ha condannato per concorso in associazione mafiosa Marcello Dell’Utri, è sancito che Dell’Utri, all’epoca non senatore, fu intermediario di un accordo stipulato nel 1974 e rispettato da entrambe le parti fino al 1992 tra le famiglie di vertice della mafia palermitana e dall’allora imprenditore Silvio Berlusconi».

«Quell’accordo prevedeva che in cambio della protezione personale e imprenditoriale, il versamento di somme molto ingenti di denaro da parte di Berlusconi a Cosa Nostra. Io non voglio commentare né esprimere giudizi politici però questo sta diventando un paese in cui ogni tanto qualche fatto emerso anche in sentenze definitive va ricordato. Queste sono le due uniche annotazioni in relazione alla sua domanda. Per il resto non esprimo nessun giudizio e nessuna previsione. Il vizio della memoria dovrebbe essere coltivato più spesso in maniera più incisiva e generalizzata».

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