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Ancora guai per Kevin Spacey: l’attore di House of Cards pagherà il pizzo ai produttori

L’attore travolto dal #metoo multato per trenta milioni di dollari. I giudici: «La sua condotta ha provocato gravi danni economici»
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L’apparato mediatico-culturale di Hollywood l’ha chiamata “uncancel culture”, in opposizione a quella “cancel culture” che tende a cambiare o distruggere i simboli, a volte contraddittori, del passato senza contestualizzarli. Di questa tendenza a non dimenticare ora ne fa le spese anche il famoso attore Kevin Spacey. In realtà il sulfureo Frank Underwood (il politico senza scrupoli che scala la gerarchia del Congresso fino a diventare presidente alla Casa Bianca) della celebre serie ‘House of card’ era già scomparso da tempo dal grande e piccolo schermo, solo ultimamente era tornato a recitare con un piccolo ruolo in un film italiano indipendente a basso budget diretto da Franco Nero.

Lunedì una corte del tribunale di Los Angeles ha condannato Spacey e le sue società di produzione, la M Profitt Productions e la Trigger Street Productions, a pagare quasi 31 milioni di dollari allo studio Mrc che ha realizzato, insieme a Netflix, proprio House of Cards. La motivazione sta in una violazione del contratto a seguito di accuse di molestie sessuali contro l’attore statunitense. Lo scandalo che ha coinvolto Spacey è abbastanza noto, scoppiò a seguito delle accuse portate avanti da alcune attrici che portarono in carcere il produttore Henry Wenstein e fecero deflagrare il movimento #metoo.

Tutto ha inizio nell’ottobre del 2017 quando l’attore Anthony Rapp afferma di aver ricevuto delle avance da parte di Spacey quando aveva 14 anni. Furono accuse dal grande clamore mediatico che sgretolarono la carriera, allora all’apice, del protagonista della serie politico-drammatica. Spacey probabilmente peggiorò la sua posizione quando affermò che non ricordava l’incontro, ma che doveva al signor Rapp “le scuse più sincere per quello che sarebbe stato un comportamento da ubriaco profondamente inappropriato”. Più che una difesa fu un’ammissione di colpa a cui seguirono altre accuse come quella di aver insidiato un adolescente in un bar del Massachusetts nel 2016, di cui l’azione civile è stata infine ritirata, e di aver aggredito sessualmente un massaggiatore a Malibu, in California. L’uomo è morto nel 2019 prima che la sua azione legale arrivasse in tribunale.

La nuova tegola contro Spacey è arrivata dopo una battaglia legale durata più di tre anni e un’udienza probatoria di otto giorni tenuta segreta, insieme al resto della controversia. Gli avvocati hanno ascoltato almeno una ventina di testimoni. La sentenza di arbitrato, che aspetta comunque l’approvazione definitiva ma scontata di un giudice, afferma che Spacey ha violato le richieste del suo contratto di comportamento professionale perché resosi protagonista di “certe condotte in relazione a diversi membri della troupe in ciascuna delle cinque stagioni in cui ha recitato”. Mrc e Netflix dunque hanno dovuto licenziare Spacey, interrompere la produzione della sesta stagione dello show, riscriverla per rimuovere il personaggio centrale di Frank Underwood e accorciarla da 13 a otto episodi per rispettare le scadenze, causando decine di milioni di perdite.

Non più tardi di lunedì la Mrc aveva dichiarato: “La sicurezza dei nostri dipendenti, set e ambienti di lavoro è di fondamentale importanza ed è il motivo per cui abbiamo deciso di chiedere che si individuassero le vere responsabilità”. Parole alle quali nessun rappresentante legale di Spacey ha risposto almeno pubblicamente anche se gli avvocati sostengono che le azioni dell’attore non sono state un fattore sostanziale nelle perdite dello show. Pare chiaro però che questa sentenza affosserà, a meno di colpi di coda, ogni possibilità per l’attore di tornare in auge.

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