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Pressing dei governatori per il “super green pass”: «L’alternativa è chiudere tutti»

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Vertice con governo previsto per martedì. Fedriga insiste: le restrizioni per i non vaccinati non sono misure punitive
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In piena quarta ondata, le Regioni insistono: si adottino misure restrittive, ma solo per i non vaccinati. «L’alternativa è chiudere tutti», avverte il presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga. L’idea, spiega, non è punitiva, non mira a «chiudere qualcuno», ma ad «aprire un po’ di più qualcun altro». L’incontro con il governo è previsto a breve ma non è stato fissato, è probabile che si tenga martedì.

«Noi proporremo di scegliere misure che possano favorire le vaccinazioni, garantendo la possibilità di superare le restrizioni per i vaccinati e per chi ha superato la malattia», ripete. Nessuna decisione viene presa senza criterio, rivendica il presidente del Friuli Venezia Giulia: «I governatori non fanno gli stregoni, non hanno soluzioni miracolose ma guardano ai dati ufficiali forniti da Iss, Cts, ministero della Salute». Dati che dimostrano che il vaccino «funziona e funziona bene, ha un ottimo risultato contro i contagi, molto buono contro le ospedalizzazioni». L’obiettivo è evitare pressioni sul sistema sanitario e allo stesso tempo dare certezze a quello economico del Paese. Spingere sulla somministrazione delle terze dosi è la strategia del governo.

«Occorre premurarsi per avere per tempo la terza inoculazione, su questo bisogna correre», sottolinea il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini, che sull’ipotesi di nuove regole per il Green pass conferma: «Eventuali nuove restrizioni non devono valere per tutti». Sulla stessa linea il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, che lancia un nuovo appello ad affrettarsi con la prenotazione di booster e richiami: «Dobbiamo invitare gli italiani a continuare ad avere senso di responsabilità rispettando le regole, dall’uso delle mascherine all’igiene delle mani. Dobbiamo inoltre accelerare sulle terze dosi». Costa si rivolge anche ai tifosi che vanno allo stadio: «Abbiamo riaperto al 75% perché riteniamo sia giusto per dare un segnale al nostro Paese, ma dobbiamo anche fare un appello ad usare la mascherina perché c’è veramente bisogno in questo momento di rispettare ancora tutte le regole e di far prevalere il senso di responsabilità». «Non ci possiamo permettere – dice – di abbassare la guardia».

Anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, chiede di continuare ad ascoltare la comunità scientifica: «Rispetto ad altri Stati, i dati sui ricoveri in terapia intensiva nel nostro Paese sono nettamente più bassi, e questo si deve proprio alla campagna vaccinale che continua ad andare avanti». Anche l’economia sta beneficiando dell’applicazione del green pass, che in Italia «avviene in modo più efficace rispetto a molti altri Stati»: «Grazie a questo strumento le nostre attività commerciali hanno riaperto», ricorda. Oggi, con 487.109 tamponi, il tasso di positività resta ancora stabile al 2%. I nuovi casi sono 9.709 casi e 46 le vittime. Salgono, anche se di poco, gli ingressi in terapia intensiva (+8) e nei reparti ordinari (+95) rispetto a ieri.

«Siamo in una fase di crescita che comunque non è drammatica e non dobbiamo disperare neppure quando vedremo la curva salire ancora», tranquillizza Alessia Melegaro, componente del nuovo Comitato tecnico scientifico. La velocità dell’aumento è contenuta, osserva, l’incidenza settimanale è di poco inferiore ai 100 casi ogni 100 mila abitanti rispetto ai 78 dei sette giorni precedenti e ai 53 di due settimane fa. Le terapie intensive crescono, ma in maniera contenuta. Insomma, «Non c’è l’esplosione avvenuta in altri Paesi europei». Anche per lei, non c’è altra via che accelerare sulle terze dosi: «Gli italiani non hanno abbandonato i comportamenti virtuosi che altrove sono stati del tutto dimenticati e infatti se ne vedono le conseguenze».

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