Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

«Alcuni magistrati usano la giustizia come una clava contro di noi»

rosato
Ettore Rosato: «Dicevano che Italia viva si sarebbe sciolta quando gli altri seguivano il leader della sinistra Giuseppe Conte e invece si è sciolto Giuseppe Conte e noi siamo ancora qui»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Dal nostro inviato alla Leopolda

«Noi abbiamo grande rispetto per la magistratura e difendiamo la giustizia in questo paese, la giustizia intesa come interesse collettivo, non come clava politica, come purtroppo alcuni pm fanno contro di noi». Incontriamo Ettore Rosato, vice presidente della Camera e coordinatore nazionale di Italia viva, sotto gli archi della Stazione Leopolda nel giorno in cui Matteo Renzi parlerà di Open. Normale, dunque, che col Dubbio parli anche di giustizia.

Onorevole, doveva essere una Leopolda sottotono e invece fuori c’è la fila per entrare. Che messaggio arriva da Firenze?

Doveva essere una Leopolda sottotono per i nostri avversari, era una speranza, un auspicio. Ma noi abbiamo una caratteristica particolare: non accontentiamo mai i nostri avversari. Dicevano che Italia viva si sarebbe sciolta quando gli altri seguivano il leader della sinistra Giuseppe Conte e invece si è sciolto Giuseppe Conte e noi siamo ancora qui. Questa è una Leopolda di contenuto, brillante, piena di gente che vuole dire la sua e portare un contributo. Questa è una Leopolda di attacco. Sui contenuti, ovviamente, non attacco degli avversari.

Lei ha detto che attorno a Renzi una parte della magistratura ha fatto un «cordone sanitario». L’attacco è la migliore difesa, dopo le polemiche per l’inchiesta su Open e i viaggi di Renzi in Arabia Saudita?

È stato il capo di Magistratura democratica a scrivere che bisognava care un cordone sanitario attorno a Matteo Renzi, non è proprio un’espressione adatta a un magistrato che giura sulla Costituzione. Noi abbiamo grande rispetto per la magistratura e difendiamo la giustizia in questo paese, la giustizia intesa come interesse collettivo, non come clava politica, come purtroppo alcuni pm fanno contro di noi.

Ci sono analogie tra il senso di persecuzione giudiziaria denunciato negli anni da Silvio Berlusconi e l’attuale posizione di Renzi?

Lasciamo perdere le analogie, la giustizia in questo paese non funziona per milioni di cittadini. È questo il punto. Noi ci battiamo perché ci sia una giustizia capace di dare risposte certe e rapide per tutti.

I sondaggi continuano a quotare il suo partito attorno al 2 per cento. Esiste ancora uno spazio politico per Italia viva?

C’è uno spazio molto ampio, che è quello rappresentato qui. Ci sono persone da tutta Italia e tante altre non sono riuscite ad arrivare. È lo spazio politico di chi vuole occuparsi dell’Italia e non di slogan elettorali di destra o di sinistra che si contrappongono. È lo spazio di chi vuole occuparsi della violenza sugli omosessuali, non di chi vuole trasformarlo in una disputa ideologica. Quello spazio è grande.

Italia Viva continuerà a esistere o è destinata a sciogliersi in un altro contenitore?

Rimarrà come partito fino a quando non decideremo altro. Per il momento rimaniamo a fare quello che abbiamo sempre fatto, con le nostre strutture organizzative e la nostra presenza sui territori. In giro non ci sono tante forze strutturate come la nostra.

Lo spazio di Italia viva è molto simile a quello di Azione. Ma Calenda e Renzi sono “umanamente” compatibili?

Conosco Matteo da tanto tempo e non ha incompatibilità umana con nessuno. Ricordo quando Renzi nominò Calenda ambasciatore (Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea, ndr) – contro il parere di tutti gli ambasciatori italiani, pubblicato in prima pagina sul Corriere della Sera – perché era convinto che Carlo valesse. Abbiamo sempre sostenuto Calenda, quando aveva ruoli di governo come nella sua corsa al Campidoglio, la politica non si fa con i rancori, ma cercando momenti di unione. Il principio vale per i partiti tradizionalmente vicini al centrosinistra come per Forza Italia.

Già, Forza Italia. Il modello Sicilia, con la fusione all’Assemblea regionale tra il vostro gruppo e quello azzurro, è una prova tecnica per future intese nazionali?

Non è una fusione ma un accordo di collaborazione tra una forza di maggioranza, Forza Italia, e noi che restiamo all’opposizione di Musumeci. È un’operazione che riguarda soprattutto la città di Palermo, dove secondo noi bisogna dare una sterzata netta rispetto alla gestione fallimentare del Pd e di Leoluca Orlando.

Il futuro Capo dello Stato uscirà dalla rosa di nomi che circolo da settimane sui giornali?

No. Non è stato ancora fatto e sono sicuro che fino a gennaio non verrà fuori.

Ultime News

Articoli Correlati