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Quello strano gioco di specchi che riflette il volto di Cartabia al Colle

Nella Sala delle Donne di Montecitorio resta ancora vuota la cornice con l’immagine della prima presidente della Repubblica, dove si rifrange il volto della guardasigilli...
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Qualcuno su twitter si diverte a chiamarlo “Romanzo Quirinale”, e anche se la corsa al Colle non ha nulla a che vedere con le scorribande del Freddo e del Libanese, quando dalla quarta votazione in poi basterà la maggioranza assoluta possiamo scommettere che si aprirà una sfida tra bande rivali, politicamente parlando, non meno avvincente. La cui soluzione, agli occhi dei grandi elettori chiamati a scegliere il prossimo inquilino del Quirinale, potrebbe essere più vicina di quanto essi credano.

Quando, il 14 luglio 2016, l’allora presidente della Camera, Laura Boldrini, inaugurò la Sala delle Donne a Montecitorio, quattro ruoli non erano infatti mai stati ricoperti da una personalità femminile. Poco meno di due anni più tardi, Maria Elisabetta Alberti Casellati divenne la prima donna eletta presidente del Senato, e nel 2019 per la prima volta un’altra donna, Marta Cartabia, fu eletta presidente della Corte Costituzionale. Chiunque frequenti ora Montecitorio e si trova a passare per quella sala, sa che due sono le cornici rimaste ancora senza contenuto: la prima donna presidente del Consiglio e la prima donna presidente della Repubblica. Ci sono le ventuno costituenti, le prime dieci sindache, la prima presidente di Regione e ci sono Nilde Jotti, la prima presidente della Camera donna, e Tina Anselmi, la prima ministra. Nelle due postazioni ancora vuote Boldrini decise di lasciare due specchi, spiegando che «nessuna donna ha mai ricoperto queste cariche, e ciascuna di noi potrebbe essere la prima».

Quel giorno, la presidente della Camera disse che «le giovani che verranno qui, nel vedere queste donne potranno ispirarsi e lavorando sodo, impegnandosi e avendo una certa dose di autostima potranno ambire a ricoprire queste cariche». Proprio da uno di quegli specchi potrebbe arrivare l’indizio chiave per risolvere il complicato risiko che alimenta le fantasie degli addetti ai lavori su chi sarà il prossimo, o la prossima, presidente della Repubblica. Una volta eletta allo scranno più alto della Consulta, la foto di Marta Cartabia è stata infatti collocata di fronte alla cornice ancora vuota del primo capo dello Stato donna. Sicché, giocando un po’ con la prospettiva,  l’effige dell’attuale Guardasigilli si specchia quasi perfettamente in quel riquadro. In molti, con la riapertura del Transatlantico e il ritorno al chiacchiericcio giornalistico parlamentare di Montecitorio, percorrono in questi giorni quell’anticamera e non possono fare a meno di notare la curiosa posizione dei quadri.

«Chissà che quello specchio non possa suggerire una soluzione», sussurra un dirigente dem infilandosi tra un corridoio e l’altro. In occasione del ventennale della morte di Giovanni Leone, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inoltre ricordato come «assieme al presidente Segni, Leone propose la non rieleggibilità del presidente», certificando di fatto (e per l’ennesima volta) la sua indisponibilità per un secondo mandato al Colle. Con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, tirato per la giacchetta un giorno sì e l’altro pure perché resti al suo posto, così da garantire la compattezza della maggioranza e il corretto adempimento degli obblighi legati al Pnrr, la rielezione di Mattarella almeno fino a fine legislatura sarebbe la soluzione più semplice.

Ma proprio l’inquilino del Quirinale ha più volte fatto intendere, da ultimo nel ricordo di Leone, la sua contrarietà a questa evoluzione delle cose, ed è per questo che al labirinto per la ricerca del nome giusto non è ancora stata trovata una via d’uscita. C’è chi parla di Pier Ferdinando Casini, forte delle sue buone relazioni con entrambi gli schieramenti e della sua esperienza quarantennale in Parlamento; chi di un uomo di centrosinistra come Walter Veltroni o Paolo Gentiloni; fino alla consueta «ipotesi Amato», che torna prepotente a rimbombare tra le segrete stanze ogniqualvolta si parla di Quirinale. Ma se, come prevedibile, la situazione dovesse entrare in una fase di stallo e si decidesse di virare su una donna, il nome della ministra della Giustizia è quello che al momento va per la maggiore.

L’argomento è off limits in via Arenula, la Guardasigilli è concentrata sull’approvazione della riforma del processo civile, che si sta dimostrando più complicata del previsto, figurarsi se può pensare al Quirinale. Ma certo entrando in quell’anticamera e spostando lo sguardo sui volti delle tante donne che hanno fatto la storia della Repubblica, il pensiero non può che andare all’ultimo quadro sistemato e a quello di fronte, ancora vuoto. In fondo, mostrano entrambi la stessa persona. Anzi, la stessa donna.

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