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Open, Italia viva al contrattacco: «La procura fa il processo sui giornali»

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Annibali e Giachetti contro la procura di Firenze: «Nel fascicolo atti penalmente irrilevanti, servivano solo per screditare l’ex premier: qualcuno dovrà risponderne»
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Lo aveva evidenziato qualche giorno fa su questo giornale il professor Giorgio Spangher, spiegandoci che il problema non riguarda tanto la pubblicabilità o meno degli atti di un fascicolo di indagine, ma la pertinenza delle acquisizioni al fascicolo. Ieri la questione è arrivata all’attenzione della Camera, quando il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto è andato in aula a rispondere a un’interpellanza presentata da Iv, a prima firma Maria Elena Boschi che, riassumendo i provvedimenti adottati dal 2019 al 2020 dalla procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti ottenuti dalla fondazione Open, domandava «quali iniziative di competenza» il ministero della Giustizia «intenda adottare in relazione alla violazione della segretezza dei fascicoli inerenti al sequestro del materiale appartenente all’avvocato Bianchi, pubblicati dal quotidiano La Verità in data 14 novembre 2020».

Sisto ha annunciato che non verranno inviati ispettori: «L’ 11 novembre 2020, ovvero in epoca antecedente la pubblicazione dell’articolo, in seguito al ricorso di uno degli indagati, gli atti erano stati depositati e tale deposito ha fatto seguito alla notifica inoltrata agli indagati dell’invito a comparire inviata il 4- 5 novembre del 2020. Si è così realizzata quella condizione di “conoscibilità” cui fa riferimento anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione, per dedurre la cessazione del vincolo di segretezza dell’indagine». Nelle repliche di Roberto Giachetti e Lucia Annibali però è emerso il problema con cui abbiamo aperto l’articolo: «Stiamo assistendo ha spiegato Annibali – a un quotidiano processo sui media e sui social di fatti che non hanno alcun rilievo penale. Quello che accade in questi giorni è sotto gli occhi di tutti: intercettazioni di conversazioni private processualmente irrilevanti, pubblicazione di dati sensibili, appunti, dati bancari. Sono i risultati dell’operazione a strascico condotta dalla procura di Firenze, anche attraverso sequestri e perquisizioni contro privati cittadini non indagati, che da settimane alimenta un flusso continuo di informazioni riservate». Il riferimento è alla campagna mediatica del Fatto Quotidiano contro Matteo Renzi che ieri è proseguita con la pubblicazione di scambi di email tra l’ex premier e altre persone con in allegato un presunto piano per realizzare una ‘ struttura di propaganda antigrillina’.

«L’aspetto più grave di questa vicenda – ha proseguito Giachetti – è che siano stati inseriti negli atti dell’indagine e consegnati ai giornali dati, come i conti bancari del senatore Renzi, relativi a operazioni avvenute dopo il 2018, quando Open è stata chiusa. Perché la Guardia di Finanza li acquisisce e perché la procura li mette agli atti di un procedimento che non ha nulla a che vedere in termini temporali con l’oggetto dell’indagine? La risposta è chiara: perché servivano per il processo mediatico contro Renzi. Qualcuno dovrà rispondere di tutto questo». E poi si rivolge direttamente alla Guardasigilli Cartabia: «Mi aspetterei dalla ministra della Giustizia, dal ministero: chi stabilisce quali sono gli atti che vengono depositati? Qual è la parte che stabilisce quali sono gli atti depositati? Perché è del tutto evidente che, se io faccio una raffica di acquisizioni di tutto e di più, ci deve essere un momento successivo, e prima che si depositino gli atti, in cui c’è qualcuno che si assume la responsabilità di stabilire cosa non ha nulla a che vedere con l’indagine e con la parte penale e cosa ha solo funzione di sputtanare, per i prossimi mesi ed anni, delle persone con questioni che non hanno nulla a che vedere con l’iniziativa». I deputati di Italia viva, seppur di parte, hanno comunque centrato il punto: il problema non è tanto che Travaglio pubblichi informazioni prive di rilevanza penale, bensì la discrezionalità che la magistratura requirente ha di inserire dati non pertinenti nel fascicolo d’indagine, tranne le intercettazioni irrilevanti. Così facendo, consci della disclosure sulla stampa, si pongono all’origine della rovina reputazionale de- gli indagati e del loro entou- rage familiare e lavo- rativo. Urge una modifica normativa.

 

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