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«Il caso Bibbiano? Il processo non è rilevante…». Parola di Pablo Trincia

Bibbiano
Per il giornalista che Claudio Foti, lo psicoterapeuta imputato nel processo “Angeli e demoni”, «venga assolto o condannato fa parte delle dinamiche del processo e sappiamo benissimo che i processi sono un mondo a parte»
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Non è rilevante il processo in sé o come si evolverà ma è «fondamentale» che il caso sia stato sollevato e che sia arrivato all’attenzione dell’opinione pubblica. Pablo Trincia, autore insieme ad Alessia Rafanelli, della lunga inchiesta podcast “Veleno” sul caso degli abusi nei confronti di alcuni bambini nella Bassa Modenese, non mostra particolare interesse rispetto alla prima sentenza che sarà emessa giovedì su Claudio Foti, lo psicoterapeuta titolare dello studio Hansel&Gretel, imputato a Reggio Emilia nel processo “Angeli e demoni” sui presunti affidi illeciti con le accuse di frode processuale, abuso d’ufficio e lesioni (per le «modalità suggestive» con cui avrebbe effettuato la psicoterapia su una ragazzina, «ingenerando in lei la convinzione di essere stata abusata dal padre e dal socio» e causandole «depressione»).

«Comunque vada il processo – dice infatti Trincia all’AdnKronos – è fondamentale che si sia tirata fuori questa problematica, è fondamentale che in Italia sia venuto fuori questo problema. Che Foti venga assolto o condannato fa parte delle dinamiche del processo e sappiamo benissimo che i processi sono un mondo a parte». Per Trincia è anche rilevante il fatto che sia emerso un legame tra «la Bassa Modenese e Bibbiano, perché la Hansel&Gretel era molto presente nel caso della Bassa Modenese. Non c’era Foti ma c’era la sua ex moglie. E c’erano altri professionisti che si erano formati lì e che condividevano lo stesso approccio. Oltretutto, ricordiamo che questa è una materia nuova per la giustizia, non esiste un precedente di questo tipo. È fondamentale aver acceso una lampadina in una stanza che prima nessuno apriva».

Indipendentemente dal processo, argomenta Trincia, «credo che sia stato sollevato un tema importantissimo, ovvero le competenze degli psicologi e di chi lavora a contatto con i bambini. E soprattutto l’ideologia, che non ci deve essere, quando si fa questo tipo di lavoro». Un tema delicato in grado di dimostrare «che bisogna stare attenti a quali tecniche si utilizzano per parlare con i bambini e per influenzarli. La cosa che mi auguro è che l’esito del processo, qualsiasi esso sia, non impatti sull’importanza di parlare di queste cose e di farci attenzione». Secondo Trincia, «il cuore di questo fenomeno è l’ideologia che c’è dietro: nel mondo degli psicologi e degli assistenti sociali, dei ginecologici e di chi si occupa di minori. Ci sono alcune persone, associazioni, o ideologi e formatori che sostengono l’uso di tecniche non scientifiche e molto pericolose perché partono da un pregiudizio iniziale. Se si pensa che un bambino su cinque è stato abusato, è inevitabile che tu te lo vada a cercare con domande suggestive». Il problema, conclude Trincia, sono i «danni irreversibili creati ai bambini, che sono le prime vittime, e ai nuclei familiari».

 

 

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