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Enzo Bianco: «Salvate i sindaci dall’abuso d’ufficio o ci giochiamo il Recovery»

Bianco
L'ex sindaco di Catania guida la battaglia contro lo stillicidio di indagini - spesso assurde - che colpiscono gli amministratori locali italiani
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Enzo Bianco ha nel suo curriculum vitae tutta l’esperienza per affrontare consapevolmente il reato di abuso d’ufficio: avvocato, 15 anni sindaco di Catania, già ministro dell’Interno e parlamentare per diverse legislature. Oggi è Presidente del Consiglio Nazionale dell’Anci e ci dice: «chiediamo che venga fatto subito un testo base nelle commissioni del Senato. Noi amministratori dobbiamo poter lavorare serenamente soprattutto in un momento in cui occorre uscire dalla crisi, senza la paura di un’azione penale ingiustificata».

Il 7 luglio scorso, come ha ricordato anche un odg dell’onorevole Costa,  sindaci da tutta Italia hanno manifestato a Roma per chiedere, tra l’altro, di intervenire sul reato d’abuso d’ufficio.

Sì, è così. A metà luglio di quest’anno abbiamo riunito un Consiglio Nazionale a Roma, a cui hanno partecipato non solo i Consiglieri nazionali ma anche 800 sindaci con la fascia tricolore di ogni colore politico, da Beppe Sala alla ex prima cittadina Raggi. Quel Consiglio approvò un documento con alcune richieste che io, il presidente Decaro e il vice presidente vicario Pella presentammo al premier Draghi in cui abbiamo manifestato questo malessere profondo che oggi c’è tra i sindaci di tutta Italia.

Ci può spiegare bene quali sono le vostre difficoltà?

Antonio Bassolino proprio tre mesi fa ha chiuso l’ultima vicenda giudiziaria da sindaco ed è stato assolto per la diciannovesima volta.  Quindi l’ex sindaco di Napoli per ben 19 volte ha dovuto leggere sui giornali che era indagato, con un titolone sparato in prima pagina. Poi quando è stato assolto hanno scritto dieci righe in quattordicesima pagina. Però intanto la reputazione di un sindaco è stata compromessa. Non è bello andare in giro nella città in cui vivi e che amministri e sentirti addosso lo stigma del malaffare mentre prendi il caffè con i tuoi concittadini, solo perché un pubblico ministero in conferenza stampa ha pensato bene di condire l’atto di indagine con dettagli che minano la tua persona e lasciano ferite indelebili.

Può illustrarci qualche altro episodio?

Una parte di questi casi riguarda l’abuso di ufficio; l’altra parte una serie di disgrazie, se così vogliamo chiamarle, che imputano ai sindaci una responsabilità oggettiva. In merito a quest’ultima, le cito due episodi recenti. La sindaca di Crema ha ricevuto un avviso di garanzia in relazione all’infortunio di un bimbo che si era chiuso due dita in una porta tagliafuoco dell’asilo nido comunale.

Un altro sindaco di un piccolo paese abruzzese è stato indagato per concorso in omicidio colposo  dopo che in un percorso di alta montagna si è staccato un macigno che ha colpito un gruppo di escursionisti e una persona è morta.  Questi due casi manifestano un modo di fare della giustizia che non risponde a nessuna logica, se non quella di non far dormire serenamente la notte chi dovrebbe guidare una comunità.  Queste faccende giudiziarie quasi sempre si chiudono favorevolmente per l’indagato ma intanto devi prendere un avvocato, attendere i tempi lunghi della giustizia, convivere con il sospetto della colpevolezza. La reputazione per una persona in generale, ma soprattutto per un sindaco, è un aspetto fondamentale.

A lei è mai capitato qualcosa?

Io ho fatto il sindaco per 15 anni. All’inizio della mia esperienza, cadde un albero in una villa comunale che ferì una persona, mentre c’erano condizioni climatiche straordinarie. E sono stato iscritto nel registro degli indagati.  Poi sono stato pure indagato per abuso d’ufficio per aver costituito una società per lo sviluppo occupazionale e per facilitare l’arrivo di nuove imprese in una città come Catania, dall’altissimo  potenziale economico ma con una elevata disoccupazione. Mi inventai quindi lo Sportello Unico delle Imprese che ancora non era legge. Il magistrato istruttore non solo mi prosciolse ma nella motivazione scrisse che era una delle pratiche migliori di cui era venuto a conoscenza in quell’ambito. Però comunque il danno l’ho subìto.

Focalizziamoci sull’abuso d’ufficio.

Si tratta di una fattispecie di reato così generica che il 97% delle iniziative giudiziarie per abuso di ufficio si chiude con un proscioglimento o con una assoluzione. Questo scenario poi porta ovviamente a dire che ci sono centinaia di magistrati che lavorano in procedimenti che non hanno alcun fondamento. Il reato di abuso d’ufficio prevede che, per configurarsi, ci debba essere la violazione di una legge o di un regolamento mentre, secondo l’interpretazione di alcuni magistrati, basta anche considerare come violazione di apposita legge la generica violazione dell’articolo 97 della Costituzione, ossia del principio del buon andamento. L’ atteggiamento di questi magistrati che puntano ad aggirare la norma vigente è inaccettabile. Le autorità della stessa magistratura devono vigilare.

Ma poi soprattutto adesso che occorre far ripartire l’economia c’è bisogno di facilitare il vostro lavoro.

In questo momento storico in cui dobbiamo fare subito per gestire i fondi del Pnrr, dovendoci rialzare dalla crisi che ci ha investito, è chiaro che noi amministratori continueremo ad avere le mani legate se il legislatore non ci fornisce  le giuste garanzie e anche del personale per elaborare i progetti. Attenzione: l’Anci tutta unita non chiede un salvacondotto. Se un sindaco si prende i soldi e li intasca deve essere perseguito e condannato duramente. Però neanche è possibile che si verifichi quanto accaduto ad un mio collega, indagato perché il magistrato riteneva che l’interesse personale si manifestava perché cercava consenso dall’opinione pubblica che lo avrebbe riportato alla rielezione e ad un vantaggio economico. Questa è follia: se un sindaco non deve agire per ottenere  consenso, per cosa deve operare? Siamo in democrazia o sbaglio?

Cosa pensa dei tre disegni di legge presentati al Senato? Non l’ha sorpresa che tra i proponenti ci sia un esponente del Movimento 5 Stelle?

Mi ha fatto molto piacere che a proporre una modifica ci sia un membro del M5S. I Cinque Stelle erano partiti quattro o cinque anni con una posizione opposta. Poi hanno eletto degli amministratori e si sono resi conto delle difficoltà.  Come Anci crediamo che occorra fare subito un testo unificato prendendo il meglio di ogni proposta. L’obiettivo è che il risultato finale non sia di parte ma trasversale.

Lei sarebbe d’accordo con la cancellazione del reato di abuso d’ufficio?

Lascio che sia il Parlamento a decidere. L’Anci non ha preso posizione su questo. Personalmente non vorrei che passasse il messaggio che noi cerchiamo l’impunità. Noi vogliamo essere puniti se violiamo la legge dolosamente e se ci mettiamo i soldi in tasca. Se invece si fa un atto amministrativo sbagliato, è il giudice amministrativo che deve intervenire non quello penale.

Il professor Romano ha rilevato che alcune delle proposte in discussione hanno il limite di riferirsi solo ai sindaci. Condivide?

Credo che la riforma debba riguardare tutti: assessori, consiglieri, dirigenti e funzionari comunali.  Tutti abbiamo bisogno di operare serenamente. Ma i Sindaci anzitutto. Sono i più esposti.–

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