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È malato grave: per il perito della Corte è incompatibile, istanza rigettata dai giudici

Antonio Tomaselli fu il primo caso di Covid al 41 bis. Il medico: «i problemi cardiologici, oltre al tumore, lo esporrebbero a “morte improvvisa” e le procedure carcerarie non consentirebbero un soccorso immediato»
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Antonio Tomaselli è al 41 bis del carcere Opera di Milano affetto da grave patologia tumorale. Nella scorsa ondata ha contratto il Covid. Per un pelo non ci ha rimesso le penne, ma l’ha ulteriormente debilitato. È stata fatta istanza per sostituzione della pena. La corte d’appello di Catania ha inviato un perito per verificare, tra le altre cose, l’incompatibilità con l’ambiente penitenziario. Il medico ha scritto chiaro e tondo che non può stare in carcere.

La Corte ha rigettato l’istanza nonostante il parere del suo perito

Nonostante il parere richiesto, la Corte ha rigettato l’istanza.Una vicenda che ancora una volta coinvolge il dritto alla salute. Ma chi è al 41 bis, dopo le famigerate polemiche contro le cosiddette “scarcerazioni” per gravi motivi di salute, sembra che sia inevitabile il destino di morire senza una assistenza non fattibile dietro quelle quattro mura. Si può essere ostaggio di taluni giornali che come sciacalli volteggiano sui detenuti, gravemente malati, teoricamente incompatibili con il carcere, con la speranza di creare indignazione appena un giudice faccia il suo dovere?

Fu il primo caso di Covid al 41 bis

Il caso del catanese Tomaselli è ancora più emblematico. In attesa di giudizio, è stato tratto in arresto perché sarebbe diventato il nuovo reggente della famiglia Santapaola-Ercolano. Fu il primo caso, riportato da Il Dubbio, di un detenuto al 41 bis che ha contratto il Covid 19. Gli avevano diagnosticato un tumore inoperabile al IV stadio al polmone destro, al polmone sinistro e al surrene, con una speranza di vita di pochi anni. Dopo il Covid, la sua situazione fisica si è aggravata, tanto è vero che recentemente ha subito un episodio sincopale tanto da essere ricoverato d’urgenza al pronto soccorso.

Il medico nella sua relazione evidenzia la grave situazione di salute

Ma per comprendere la sua grave situazione di salute, basta leggere la relazione fatta dal medico per conto della corte d’appello stessa. C’è scritto chiaro e tondo che è «purtroppo altamente probabile che “prima o poi” la malattia neoplastica riprenda la sua attività, principalmente a livello cerebrale: e tale ripresa avrà conseguenze prognostiche nefaste».

Viene accertato il fatto che Tomaselli deve essere periodicamente e intensamente monitorato con vari esami, che deve praticare follow-up oncologico/radiologico con TC. «È evidente che si tratta di esigenze cliniche assolutamente particolari, cui un carcere può fare fronte non senza difficoltà», scrive il perito del tribunale.Non solo. Ha continui problemi cardiologici. Episodi di “fibrillazione atriale”. Secondo il medico, ciò espone “il soggetto a morte improvvisa”.

Il perito spiega perché è incompatibile con la struttura penitenziaria

Ma perché è incompatibile con la struttura penitenziaria? Lo spiega bene il perito. Si pensi solo che qualsiasi accesso in ospedale anche solo per una visita deve essere adeguatamente programmato per tempo e studiato: cosa che cozza con il quadro clinico in discussione che necessita di approccio dinamico, ovvero che affronta i problemi in maniera estemporanea via via che si palesano. «Riallacciandoci alla problematica cardiologica – scrive il perito -, bisogna ammettere che la tempistica del soccorso soprattutto per eventuali emergenze cardiologiche viene a costituire un quid pluris rispetto a fuori. Infatti, qualora il Tomaselli (che peraltro è in cella singola per oltre 20 ore/die e dunque un teorico allarme non può essere dato dal suo concellino) rimanga vittima di un evento acuto, deve essere “quam celerrime” essere trasferito in una struttura cardiologica territoriale attrezzata e sottoposto alle terapie rianimatorie del caso: terapie che hanno tanto più successo quanto più sono tempestive».

E tutto ciò, in carcere – “non per colpa di alcuno ma per la necessaria burocrazia ivi esistente”, ci tiene a sottolineare il medico – tale trasferimento non è immediato ma necessita di una serie di passaggi obbligati. «Non appena dato l’allarme, viene allertato l’ispettore di guardia, chiamato il medico, rilevata da quest’ultimo la gravità della situazione, disposto il trasferimento in ospedale esterno dotato del servizio di cardiologia e partenza della ambulanza precedentemente allertata; è di tutta evidenza che i tempi del soccorso sono dissimili rispetto a quelli che avrebbe al domicilio: e per un soggetto con problematica cardiologica acuta trattasi di tempo che davvero può fare la differenza tra la sopravvivenza ed il decesso», scrive senza mezzi termini il perito disposto dal tribunale.Ma nulla.

I familiari: a che cosa è servito nominare un perito?

Nonostante la relazione disposta dal tribunale di Catania stesso, la corte d’appello ha ritenuto, in sole poche righe, che Tomaselli è compatibile con il 41 bis. I famigliari del detenuto in attesa di giudizio, si chiedono a cosa sia servito disporre un perito che ha confermato l’incompatibilità, quando la decisione è andata comunque in senso contrario? Si può concludere con una seria, umana e professionale considerazione che lo stesso perito del tribunale pone nella relazione: «Sarà giusto mantenere un soggetto/malato terminale non autonomo in carcere? Anche riguardo a recenti pronunce giurisprudenziali, risulterà tollerabile tale situazione detentiva da parte di un soggetto comunque non più autonomo?». No, non è giusto in uno Stato di Diritto, dove anche il giuramento di Ippocrate dovrebbe avere ancora un senso.

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