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Tribunale della famiglia alla Camera: c’è l’ok del Cnf

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La rappresentante del Cnf: «Il Tribunale per i diritti delle persone sarà vicino ai cittadini, ma attenti al giudice consulente». Contrari i civilisti.
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Sono iniziate ieri in commissione Giustizia alla Camera le audizioni riguardanti l’esame del disegno di legge sulla riforma del processo civile e sulle articolazioni in materia di famiglia e minori. Avvocati e magistrati hanno evidenziato il loro punto di vista sul cantiere, quasi chiuso, della riforma che si appresta ad approdare, dopo il voto in Senato di fine settembre, nell’aula di Montecitorio. Hanno contribuito alla discussione Daniela Giraudo (consigliera nazionale del Cnf), Antonio de Notaristefani e Barbara Romanini, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Unione nazionale camere civili (Uncc), Michele Nardelli ( giudice civile del Tribunale di Foggia), Natale Polimeni (avvocato specializzato in diritto civile e commerciale) e Alessandra Capuano Branca (avvocata civilista).

«Il Consiglio nazionale forense – evidenzia l’avvocata Daniela Giraudo – ha in più occasioni fatto presente che è favorevole alla parte della riforma riguardante il diritto di famiglia. Si delinea un sistema migliore, un rito unico, una aumentata efficienza più vicina alle esigenze delle persone, della famiglia e dei minori. La riforma valorizza la prossimità indispensabile per concedere alle parti di accedere agevolmente al Tribunale. L’articolazione circondariale prevista si adegua a venire incontro alle esigenze delle persone che si ritrovano ad affrontare procedimenti molto importanti nella loro quotidianità e, peraltro, concede anche ai magistrati di avere elementi di conoscenza locale che possono diversamente sfuggire all’organo distrettuale. Nel contempo è pensabile che vi sia pure una migliore tempistica, aspetto oggi spesso problematico. La risposta deve essere competente ma anche rapida».

L’esponente del Cnf ha voluto soffermarsi nella propria audizione sul giudice- consulente. «Questa figura – dice Giraudo – che compone il tribunale dei minori appare stridere con il principio del contraddittorio, costituzionalmente garantito. Nei tribunali ordinari si affrontano da anni questioni simili con più intensità, successivamente all’introduzione nel sistema della legge 219/ 12 che ha unificato lo status dei figli, facendo cadere la distinzione tra figli legittimi e naturali. Occorre gestire la fisiologia della cessazione della convivenza tra i genitori, che non sempre porta a una patologia. Laddove dovesse accadere, il magistrato incarica un consulente che si occupa di portare nel processo gli elementi di una diversa scienza, che, tuttavia, segue un percorso nel contraddittorio tra le parti e non limitandosi alla camera di consiglio in cui la veste di giudice si somma a quella del consulente. Tale assunto, inoltre, porta avanti una perdurante differenziazione tra i figli. Che, pur unificati nello status, non lo sono nelle tutele».

Apprezzamenti per l’interesse della commissione Giustizia nel voler ascoltare i civilisti e gli esperti in diritto di famiglia sono stati espressi dal presidente dell’Uncc de Notaristefani. «La posizione delle Camere civili – commenta – è chiara. Esprimiamo una opinione negativa verso questa riforma». La preoccupazione di de Notaristefani riguarda il voler subordinare la predisposizione di nuovi assetti del processo civile al conferimento di risorse comunitarie. Il timore è che si verifichi con questa riforma una compressione delle garanzie senza la riduzione dei tempi di giustizia. «Al di là delle tecnicalità – prosegue il presidente dell’Uncc – la riforma cala dall’alto. Nasce nell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia. È impensabile procedere a interventi così importanti senza il completo coinvolgimento dei protagonisti della giurisdizione. Questa riforma cala come un alieno e rischia una crisi di rigetto. A ciò si aggiunga quanto previsto per l’Ufficio per il processo, in cui i giudici devono essere concentrati su un obiettivo primario, lo smaltimento dell’arretrato, e non possono essere distolti da altro. Temo una riduzione delle garanzie senza il perseguimento della riduzione drastica dei tempi. Si impone un pesante sacrificio, senza guadagnare in efficienza». In ogni caso il presidente dei civilisti promette un contributo leale e costruttivo da parte dell’avvocatura: «Per chi fa l’avvocato in Tribunale l’impegno sarà sempre massimo per far funzionare la giustizia. Le criticità che si presentano, se affrontate con entusiasmo e coerenza, possono essere superate».

Il presidente della commissione, Mario Perantoni, ha comunicato che le audizioni si concluderanno domani, «poi si passerà la prossima settimana alla discussione generale e proseguiremo con l’esame degli emendamenti». Entro oggi la conferenza dei capigruppo di Montecitorio fisserà la data per la discussione del testo in Assemblea: si dovrebbe iniziare entro novembre.

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