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L’indipendenza dell’avvocatura è il fondamento della democrazia

avvocatura
Centinaia di partecipanti all'incontro web promosso dal Consiglio Nazionale Forense sul tema dell'indipendenza dell'avvocatura. Ecco gli interventi.
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Indipendenza. Senza questa prerogativa fondamentale l’avvocatura sarebbe un’anatra zoppa e la democrazia stessa gravemente colpita al cuore. Come accade nelle dittature e nei paesi autoritari dove i difensori sono tra primo obiettivi della repressione.

Indipendenza dallo Stato, dalla società civile, dal sistema politico, dagli interessi economici particolari ma anche dal proprio cliente, con il quale esiste un vincolo di fiducia e un obbligo di fedeltà ma anche il dovere di non sacrificare la probità alla mera convenienza. E l’indipendenza è stato il tema dell’incontro promosso ieri mattina dal Consiglio Nazionale Forense a cui hanno partecipati via web centinaia di avvocati e rappresentanti del mondo forense. «È un concetto primario, perché garantisce l’effettività del diritto di difesa e il funzionamento dello Stato di diritto», spiega Francesca Sorbi capo della delegazione del CNF presso il CCBE (Consiglio degli Ordini Forensi Europei).

Le fa eco Guido Alpa, presidente emerito del Cnf che ricorda come l’avvocato non sia un semplice consulente ma «una figura politicamente pregnante che ha il compito di promuovere l’attività forense e la difesa dei diritti», insomma, «una professione intellettuale ancor prima che commerciale, indipendente da interessi personali o influenze esterne». Toccante la testimonianza dell’ambasciatore italiano in Marocco Armando Barrucco che ha alle spalle una lunga storia di difesa dei diritti umani: «Sono un ex avvocato praticante e come diplomatico ho seguito situazioni drammatiche, di donne condannate per adulterio o per apostasia, dalla Malesia al Sudan come nel caso di Mariam Ibrahim, cristiana ortodossa condannata a morte nel 2014 che anche grazie alla nostra azione è stata liberata e poi tramite l’Italia accolta dagli Stati Uniti».

Colpiscono in tal senso le parole del Thierry Wickers, Presidente del ‘ Comitato futuro dei servizi legali’ del CCBE, già Presidente dell’Ordine degli avvocati di Bordeaux, che denuncia l’attacco costante al segreto professionale degli avvocati da parte del sistema politico, della magistratura e degli organi di polizia. E parliamo di una democrazia compiuta come la Francia non di una repubblica delle banane qualsiasi: «Il segreto degli avvocati è un tema di profondo conflitto. Le inchieste giudiziarie nei confronti dell’ex presidente Sarkozy sono state emblematiche di questa deriva: intercettazioni abusive tra difensorwe e cliente, perquisizioni degli studi legali, violazioni continue del diritto di difesa Dopo tante leggi contraddittorie che garantivano il segreto solo alla difesa penale e non per le consulenze giuridiche, il governo ha lanciato una riforma complessiva della giustizia di cui siamo soddisfatti ma non del tutto. Il segreto professionale entrerà nel codice di procedura penale che è un grande progresso ma purtroppo il Senato ha confermato che ancora non varrà per le consulenze».

La difesa dell’indipendenza è una conquista da difendere giorno per giorno. Come ribadiscono Francesco Caia Presidente della Commissione Rapporti Internazionali del CNF e Maria Masi Presidente f. f. del Consiglio Nazionale Forense: «L’avvocato ha un ruolo centrale nella democrazia è ora che venga citato esplicitamente nella Costituzione italiana».

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