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Dalle toghe ai partiti, è già guerra di nervi sulla riforma del Csm

Martedì prossimo vertice con la ministra Cartabia. Intanto le varie anime della magistratura associata affilano le armi
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Il timore tra le correnti della magistratura è lo stesso: che a soli nove mesi dal rinnovo del Csm si attui una riforma del sistema elettorale sull’onda dell’urgenza, con un dibattito parlamentare compresso e senza tener conto dei contributi che potrebbero arrivare dall’accademia e dalle toghe. Un po’ come è avvenuto per la riforma del processo penale. Eppure sarebbe probabilmente lo snodo principale per quella rigenerazione etica e culturale della magistratura, sollecitata anche dal Presidente Mattarella. Anche se, secondo i penalisti guidati da Caiazza, la vera riforma sarebbe quella delle valutazioni professionali dei magistrati.

Comunque, due giorni fa la ministra Cartabia avrebbe dovuto incontrare i capigruppo di maggioranza per incardinare la discussione a partire dalla proposta della Commissione Luciani, ma si sono collegati solo Costa e Zanettin. Questo avrebbe fatto irritare non poco la guardasigilli che, nel ricordare «l’urgenza di riprendere un confronto», ha rimandato tutto alla settimana prossima, probabilmente a martedì 26. Intanto però le varie anime della magistratura associata affilano le armi e cominciano a fare pressione.

Magistratura democratica, dopo quello che preferiscono chiamare ‘recupero di autonomia’ invece che prosaicamente ‘ scissione’ da AreaDg, appoggia la riforma Luciani del ‘ voto singolo trasferibile’. Come spiega la relazione della Commissione, “esso consente di produrre, in collegi di ampiezza almeno media ( quattro- cinque seggi) dei risultati di tipo tendenzialmente proporzionale e valorizza fortemente il potere di scelta dell’elettore, eliminando il fenomeno del voto inutile, grazie al trasferimento ad altri candidati delle preferenze espresse dagli elettori di candidati già eletti o giunti ultimi nel confronto elettorale”. Proprio per questo ha raccolto il placet delle toghe guidate dal dottor Stefano Musolino: i sistemi proporzionali «garantiscono – si legge in un documento dell’esecutivo di Md – la plurale rappresentatività delle diverse sensibilità presenti in magistratura e sono in grado di dare autentiche chance di successo anche a nuove aggregazioni che si propongano come alternative ai gruppi associati “storici”».

Diversa in parte la posizione del dottor Angelo Piraino, segretario di Magistratura Indipendente: «In merito al nuovo possibile sistema elettorale, le ipotesi che fino ad ora sono sul tavolo riguardano sistemi nuovi, che non hanno avuto una sperimentazione. Temiamo che si vada incontro ad una modifica affrettata e dagli esiti sconosciuti». Per questo la proposta di MI da un lato approva la scelta della Commissione Luciani «di suddividere il territorio nazionale in più collegi plurinominali, coerente con l’obiettivo di ridurre la possibilità di condizionamenti del voto», dall’altro lato esprime però «forti perplessità» sul sistema di ‘ voto singolo trasferibile’ «che attribuisce particolare peso alle seconde e terze preferenze correlate ai candidati più votati, perché tale sistema si presta alla elaborazione di cordate e, dunque, a condizionamenti del voto, frutto di accordi correntizi».

Sulla possibilità che la legge proposta dalla Commissione Luciani favorisca una polarizzazione che veda MI contrapposta ad Area e Unicost, Piraino conclude: «Innanzitutto il panorama mi sembra molto più variegato. Basti pensare alla recente emersione di questa nuova realtà che è Articolo Centouno. E poi, se noi guardassimo al nostro interesse, la soluzione migliore sarebbe il ballottaggio, sistema perfetto per polarizzare il consenso perché impone aggregazione. Ma noi per primi siamo contrari al ballottaggio, che è il luogo privilegiato di accordi tra gruppi».

Ancora più diretto è il dottor Eugenio Albamonte, segretario di AreaDg, che così commenta con noi la notizia, apparsa qualche giorno fa su Domani, secondo cui appunto la sua corrente si starebbe alleando con Unicost contro MI: «Ignoti commentatori del mondo di MI parlano di alleanze già strutturate e tentativi di escludere quel gruppo. Si tratta di grandi fandonie, a maggior ragione se chi le dice non se ne assume neanche la paternità. Non ci sono e non ci saranno alleanze di nessuno contro nessuno, perché non è nostro costume agire in questo modo. Il problema invece su cui occorre porre l’attenzione è la necessità che il nuovo sistema non crei un bipolarismo, favorendo così i gruppi più grossi. È fondamentale, invece, che sia garantita la maggiore rappresentanza possibile dei gruppi all’interno del Csm. A mio parere la proposta Luciani non produce l’effetto della polarizzazione perché da una parte impone a tutti i gruppi di allargare molto il numero dei candidati e dall’altra offre all’elettore la possibilità di indicare 3 o 4 preferenze. Quindi anche da questo punto di vista consente di mantenere l’elettore libero da controlli e condizionamenti. Pertanto la proposta Luciani sulla carta mi sembra quella più adatta a ridurre il peso delle correnti. Per quanto riguarda i sistemi maggioritari: se fosse di tipo uninominale, rafforzerebbe il condizionamento dell’elettore, invece quello binominale porterebbe al rischio della polarizzazione».

 

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