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Caso Kavala, Erdogan espelle dieci ambasciatori che ne hanno chiesto il rilascio

I diplomatici occidentali sono dichiarati «persona non grata». Avevano firmato un appello per Osman Kavala, il filantropo in carcere in Turchia dal novembre 2017. Che ora scrive: «Non credo più alla possibilità di un giusto processo»
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«Devono conoscere e comprendere la Turchia» o «dovranno lasciarla». Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in dichiarazioni riportate dai media locali in riferimento agli ambasciatori dei dieci Paesi che hanno chiesto il rilascio di Osman Kavala, il filantropo in carcere in Turchia dal novembre 2017.

Si tratta dei diplomatici di Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Stati Uniti. Erdogan ha annunciato di aver «ordinato al nostro ministro degli Esteri di dichiarare al più presto questi dieci ambasciatori persona non grata». Lunedì gli ambasciatori avevano chiesto con una dichiarazione una «soluzione giusta e rapida» del caso Kavala, accusato di spionaggio e di aver partecipato alle manifestazioni antigovernative del 2013 al Gezi Park di Istanbul. Kavala ha respinto ogni addebito. Martedì gli ambasciatori erano stati convocati al ministero degli Esteri di Ankara.

«Non credo più alla possibilità di un giusto processo e per questo non parteciperò alle udienze», sono le parole di Osman Kavala, scritte dal carcere di Silivri, non lontano da Istanbul, dove è rinchiuso da 1.452 giorni con l’accusa di aver organizzato gli scontri avvenuti per il parco Gezi nel 2013 e di essere un uomo di fiducia del magnate George Soros in Turchia. Kavala ha definito “impossibile da prendere sul serio” l’accusa mossagli da Erdogan, che ieri lo aveva accusato di essere”un pezzo del sistema Soros”. Tuttavia le accuse di Erdogan e le minacce agli ambasciatori hanno tolto le speranze a Kavala, che le ha definite «il peggiore degli sviluppi possibili» e dichirato di non nutrire più alcuna speranza in un processo equo.

I 10 diplomatici avevano lanciato un appello congiunto per far valere una sentenza dello scorso 10 dicembre della Corte europea dei diritti umani, che ha dichiarato illegittima la detenzione di Kavala, rilevando violazioni dei diritti del filantropo e chiedendone la scarcerazione, mai avvenuta. A giugno una procedura di infrazione nei confronti della Turchia è partita presso la stessa corte su richiesta del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa e a giorni si attende la prima udienza. Ankara ha ritenuto e continua a non ritenere vincolante la decisione della corte con sede a Strasburgo, che aveva accolto le richieste degli avvocati del filantropo. Kavala è fondatore dell’organizzazione Anadolu Kultur, da sempre impegnato nella promozione di arte, cultura e nella lotta alla violazione dei diritti dell’uomo. È stato per anni un interlocutore delle istituzioni europee. Osman Kavala è stato rinviato a giudizio con una richiesta di ergastolo per le proteste del 2013 per il parco Gezi, che secondo il pubblico ministero puntavano a rovesciare il governo.

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