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«Il mio candidato al Colle è Mattarella, con Draghi ancora a Palazzo Chigi»

Mattarella
INTERVISTA. Marco Bentivogli, coordinatore di Base Italia, ha le idee chiare sul Colle e Palazzo Chigi. Non crede a un campo largo come vorrebbe Enrico Letta.
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Marco Bentivogli, coordinatore di Base Italia, non crede a un campo largo come vorrebbe Letta da Conte a Calenda, perché, riguardo al primo, dice che «uno che vota per i tamponi a pagamento e nei comizi sostiene di averli chiesti “gratis” fa una politica che non tratta i cittadini da adulti». Sul futuro delle istituzioni è netto: «Mattarella al Colle e Draghi a palazzo Chigi».

Calenda propone un fronte unito da Bersani a Giorgetti, che contrasti l’avanzare delle destre e dei populisti. È d’accordo?

Oggi va aperto un confronto autentico. E le persone serie si parlano anche guardandosi negli occhi, mentre qui non si va oltre i giornali e Twitter. È il momento di riconfigurare e poi integrare, senza veti, tutti coloro che pensano che sovranismi e populismi siano nocivi, ma soprattutto si faccia fronte comune su un piano di azione. Depuriamo il paese da fascisti e razzisti ma si stia insieme sul da farsi, tra chi crede nel rilancio del paese attraverso riforme vere che non sciupino le risorse del Pnrr ma le sfruttino per rendere più forte e avanzato il nostro paese. Le destre si battono anche smettendo di lottizzare l’informazione con personaggi improbabili che infestano i talk di bufale solo a vantaggio degli stipendi dei conduttori ma a grave danno della coscienza collettiva.

Nel centrosinistra c’è poi Letta che invece apre anche al Movimento, consapevole che pur in calo i suoi voti servono per contrastare la coalizione di centrodestra. Lei ci starebbe in uno schieramento con Conte?

Al momento tranne Fd’I, Conte ha dimostrato di saper stare con tutti, diciamo che non è un’attitudine che apprezzo molto. Di potere per il potere ne abbiamo abbastanza, è una malattia endemica della nostra politica. Alle Amministrative il Movimento è stato irrilevante e a parti inverse non credo che Conte avrebbe teso la mano al Pd. Quest’ultimo mi pare sia stato sin troppo generoso, perché uno che vota per i tamponi a pagamento e nei comizi sostiene di averli chiesti “gratis” fa una politica che non tratta i cittadini da adulti ma dimostra solo di saper nuotare nell’ignoranza.

Legato a queste dinamiche è il dibattito sulla legge elettorale, al momento diviso tra il maggioritario voluto dal centrodestra e un proporzionale con sbarramento alto. Quale delle due ipotesi la convince di più?

Bisogna smetterla di scegliere la legge elettorale rispetto ai relativi vantaggi contingenti. In questa fase, in cui usciamo con fatica dal bipopulismo, il proporzionale con sbarramento al 5 per cento ha un’esigenza in più, cioè favorire la riconfigurazione della politica italiana. I partiti sono fondamentali, bisogna rifarli. Il paese merita partiti, corpi intermedi, aperti, contendibili tenuti insieme dalle idee e soprattutto dai valori e un po’ meno da evocazioni simboliche.

A me quando si fa coincidere lo statalismo, il giustizialismo e le pensioni di anzianità con la sinistra mi fa imbestialire. Altra cosa è costruire e mettere al centro la persona di tutto, senza diritti acquisiti, perché è un modo per nascondere i privilegi, proprio perché di pertinenza solo di alcuni. Quanti pensano alle pensioni dopo il 2030? Nel 1995 si fece una riforma che va a regime 35 anni dopo, da allora le pensioni si sono ritoccate, a volte per i conti pubblici ma soprattutto per le elezioni. Cosa ha di sinistra questa attitudine?

Viste le dinamiche interne a Forza Italia, crede che la componente che fa riferimento a lei, Renzi, Calenda, Bonino, Toti e ai ministri azzurri, potrebbe essere determinante per eleggere il prossimo presidente della Repubblica?

Non mi piace la parola “centro” e neanche il termine liberal democratico. Io penso che il riformismo funzioni se costruisce radici forti nel paese. Abbiamo lasciato il lavoro e i suoi luoghi ai populisti. Non mi entusiasma una prospettiva di alchimie tra leader anche stimabili. Qui bisogna far alzare le persone dalla panchina della rassegnazione in cui la politica le ha relegate. Sul Quirinale, il mio candidato è Sergio Mattarella con Draghi a Palazzo Chigi. Draghi non sarà eterno ma ha un lavoro decisivo, appena avviato. Sul Pnrr proprio in questi mesi dovrà risvegliare quei Ministeri, Regioni e Comuni che sul Piano stanno sonnecchiando o producono più cabine di regia che progetti. Son gli stessi che parlano di “scaricare a terra”.

In legge di Bilancio il taglio delle tasse dovrebbe essere minore del previsto e si dibatte su pensioni e reddito di cittadinanza. Su cosa dovrebbe puntare il governo in materia economica?

Vanno date condizionalità serie al Reddito di cittadinanza, la povertà non può essere una condanna a vita. Bisogna intercettare tutte le povertà, vecchi e nuove e soprattutto vere. Le tasse vanno ridotte in modo importante su lavoratori dipendenti e autonomi. Un lavoratore a gestione separata Inps può arrivare a pagare più del 60 per cento di tasse, senza ferie, malattia eccetera. Il lavoro è l’ambito più tassato in Italia. Occorre ridurre le tasse e modernizzare lo Stato e la Pubblica amministrazione. Ma anche costruire una rete di centri di eccellenza di innovazione tecnologico sul modello di Fraunhofer per il trasferimento e le nuove tecnologie. E poi bisogna puntare sulle competenze, sul serio. Ecco, è ora di fare sul serio.

 

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