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Draghi: «No a muri finanziati dall’Ue. La Polonia? Le regole sono chiare»

abuso d'ufficio
Il premier al termine del Consiglio europeo di Bruxelles: contrari a finanziare ogni muro per i migranti. Merkel: lascio con un motivo di preoccupazione per lo Stato di diritto
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«La commissione è contraria a finanziare ogni costruzione di muro». Parola di Mario Draghi, che intervenendo in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo di Bruxelles si è detto «molto soddisfatto su come si è conclusa la discussione» sui migranti. «Il testo originario parlava solo dei movimenti secondari senza equilibrio tra responsabilità e solidarietà. Il testo attuale ha introdotto questo concetto», ha spiegato il premier.

Sul caso della Polonia, «non ci sono alternative, le regole sono chiare. È stato messo in discussione un Trattato, non una legge ordinaria, la base dell’Ue», ha chiarito Draghi. Per il quale «la Commissione non può fare altro che andare avanti ma bisogna mantenere un dialogo con la Polonia, una strada politica aperta. È molto importante il linguaggio, il rispetto delle posizioni da entrambi gli interlocutori», anche quelle «diverse» dalle proprie.

Dello stesso avviso la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che sul caso Varsavia ha proposto «una combinazione tra dialogo, risposta legale e azioni concrete per ripristinare l’indipendenza della magistratura». «Sul meccanismo di condizionalità dobbiamo, e lo stiamo facendo, sviluppare i principi guida e in parallelo la Corte di giustizia dovrà pronunciarsi su una richiesta di Polonia e Ungheria che chiedono se questo meccanismo sia giuridicamente solido. Noi leggeremo la sentenza e la includeremo negli orientamenti che stiamo preparando. Non abbiamo perso alcuna causa da gennaio perché stiamo raccogliendo tutte le dovute informazioni. Non ci saranno misure prima della sentenza ma possiamo sempre mandare delle lettere con cui chiediamo informazioni».

«È importante aver avuto questa discussione perché lo stato di diritto è al centro della nostra Unione europea, questo principio garantisce fiducia reciproca, certezza del diritto e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Un pilastro fondamentale è l’indipendenza della magistratura, questo è stato al centro della discussione sulla Polonia, abbiamo molta strada da fare. Chiediamo alla Polonia di applicare la sentenza della Corte per reintegrare i giudici dismessi», ha concluso Von der Leyen.

Presente a quella che probabilmente sarà la sua ultima conferenza stampa post Consiglio Ue, anche la cancelliera tedesca Angela Merkel. Che non ha nascosto di lasciare il timore «in un momento in cui c’è motivo di preoccupazione» nell’Unione europea, che è alle prese con molteplici problemi. «Abbiamo superato molte crisi ma abbiamo una serie di problemi irrisolti», ha detto citando le controversie sulla questione migranti, l’economia e lo stato di diritto nei paesi dell’Ue, con riferimento al caso Polonia. «Vi è la questione dell’autonomia della magistratura ma anche la questione di dove l’Ue sta andando, di quale deve essere la competenza europea e quali siano le materie che invece devono essere affrontare dai singoli Paesi», ha spiegato Merkel. «Se si guarda alla storia della Polonia – ha poi osservato – si capisce benissimo che la questione della definizione dell’identità nazionale svolge in ruolo importante e che è una situazione storica diversa rispetto a quella dei Paesi che hanno avuto la democrazia dopo la Seconda guerra mondiale».

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