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L’assalto delle toghe al diritto di famiglia

diritto di famiglia
Magistrati sulle barricate per la parte della riforma civile che istituisce il Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie. Il Cnf: ostracismo inspiegabile
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Sulla riforma civile con la quale si istituisce il Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie, dopo l’approvazione in Senato del disegno di legge 1662, si registra la diversità di posizioni tra l’avvocatura e la magistratura. Per quest’ultima a far sentire la propria voce è l’«Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia» (Aimmf). Qualche settimana fa il professor Filippo Danovi, ordinario di Diritto processuale civile e vicecapo dell’Ufficio legislativo presso il ministero della Giustizia, ha sottolineato l’importanza della riforma civile al vaglio del Parlamento e gli sforzi fatti con i quali si è realizzato, a suo dire, un vero e proprio cambiamento nel modo di pensare la giustizia. In questo contesto gli interventi in materia di diritto di famiglia hanno portato il Cnf e l’Aimmf ad esprimersi diversamente.

I magistrati per i minorenni e per la famiglia sono sulle barricate. Ritengono che occorra moltiplicare gli sforzi in termini di risorse umane (non solo magistrati ma anche personale amministrativo) per evitare un appesantimento del lavoro giudiziario ed un rallentamento delle procedure. L’Aimmf ha apprezzato l’impegno con il quale si istituisce, sul modello del Tribunale di Sorveglianza, un unico organo giudicante e un unico organo requirente specializzato, in grado di superare «l’attuale suddivisione di competenze, in parte sovrapponibili, tra i tribunali ordinari e quelli per i minorenni». Tutto ciò, però, non basta. La riforma civile in materia di minori e famiglia viene considerata «non adeguatamente ponderata e condivisa» e «produrrà ulteriori frammentazioni con la suddivisione delle competenze sulle inadeguatezze genitoriali». La riforma, scrive l’Aimmf in una nota, «pare andare in senso nettamente contrario a quanto desiderato, proponendo la eliminazione, con riferimento a decisioni fortemente incisive nella vita dei minori e delle loro famiglie, della garanzia della collegialità multidisciplinare, fornita da un organo giudicante composto da quattro giudici di cui due giuristi e due esperti nelle scienze umane, oggi presente nei tribunali per i minorenni». Di qui la «preoccupazione in relazione al fatto che decisioni dolorose e difficili, perché di grande impatto sulla vita dei minori e delle famiglie, come gli allontanamenti, gli affidamenti familiari e le decadenze dalla responsabilità genitoriale, sarebbero, in base alla riforma, assunte da un giudice solo privo delle garanzie della collegialità e della multidisciplinarietà». Il tutto «senza possibilità di confronto, disperdendo così il patrimonio di conoscenze e di specializzazioni maturate nel tempo dai tribunali per i minorenni».

Dal canto suo il Cnf rifiuta la visione apocalittica di una parte della magistratura. Anzi, la riforma civile, criticata dall’avvocatura, trova i favori di quest’ultima proprio nella parte dedicata alle famiglie e ai minorenni. Si sta realizzando, infatti, un adeguamento atteso da tempo da tantissimi avvocati e, soprattutto, da tantissime famiglie. Secondo il Cnf, si sta andando nella giusta direzione, considerato che sono mutate le esigenze della società e degli operatori del settore. I nuovi scenari fanno emergere con ancora più dirompenza l’esigenza di un approccio specialistico di tutti gli addetti. In un documento firmato da Daniela Giraudo, Coordinatrice della Commissione Famiglia del Cnf, l’organo rappresentativo dell’avvocatura non nasconde, rispetto alle rigide posizioni dell’Aimmf, «stupore per una reazione tanto violenta e tanto ostracistica all’idea di un cambiamento che per l’avvocatura ha soprattutto il sapore di una evoluzione verso un sistema migliore e più efficiente, più vicino alle esigenze delle persone, delle famiglie e dei minori». «Un sistema migliore, un rito unico – sostiene il Consiglio nazionale forense -, con la fine di tante sovrapposizioni ignorate, incolpevolmente, da chi se ne occupa e complicanti la gestione di situazioni delicate, ma che non sempre trovano semplificazione, perdendosi nei meandri della cronica difficoltà di mezzi e persone in cui si dibatte la giustizia».

L’attuale contesto richiede collaborazione tra i protagonisti della giurisdizione e non sono ammesse critiche distruttive o, peggio ancora, finalizzate a trovare visibilità. Le riforme nella giustizia, soprattutto in una branca delicata del diritto, come quella riguardante i minorenni e la famiglia, che ha ripercussioni dirette sulla società civile, richiede il massimo sforzo tra chi è chiamato a fornire un contributo diretto. «L’avvocatura – ribadisce il Cnf – è stata chiamata tante volte a mettere da parte istanze tutto sommato più che legittime e a farsi parte diligente per collaborare in modo leale a rispondere a quella domanda di giustizia che vede avvocati e magistrati quali soggetti indispensabili. Anche questa volta farà la sua parte, la farà anche per ciò che non piace e che appare dissonante rispetto alle aspettative e che costringerà all’ennesimo sforzo per modificare quanto appreso e praticato. La parte della riforma in materia di diritto di famiglia è sicuramente quella che ha avuto il più largo e condiviso plauso da parte di tanti colleghi, parrebbe davvero sconsolante immaginare un passo indietro nella materia, che più di tutte coinvolge la società civile e di cui la società, questa società oggi, ha maggiormente bisogno».

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