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Scontri con i manifestanti “no green pass” a Trieste. Il centrodestra attacca il Viminale

Trieste
Polemiche per la gestione dell'ordine pubblico: secondo Lega e Fratelli d'Italia troppo permissivismo a Roma ed eccessivo rigore a Trieste
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Troppo permissivismo a Roma, eccessivo rigore a Trieste. Nel giro di una decina di giorni, la gestione dell’ordine pubblico finisce sul banco degli imputati per motivi diametralmente opposti. Con letture profondamente diverse delle stesse situazioni da parte delle forze politiche di maggioranza e di opposizione.

Degli incidenti di sabato 9 ottobre nella capitale, alla vigilia dell’attesa informativa alla Camera del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, si sa già molto: i peccati di sottovalutazione da parte dell’apparato di prevenzione (si aspettavano 3 mila no green pass, ne sono arrivati da tutta Italia tre-quattro volte di più), l’insufficiente numero di agenti impiegati, la non adeguata protezione di quello che sarebbe diventato poi l’obiettivo anche simbolico della protesta, la sede della Cgil, “assaltata” come promesso in piazza del Popolo dal leader romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino. In question time alla Camera la titolare del Viminale ha ricordato che il fermo di Castellino avrebbe potuto determinare ulteriori criticità: ma dal successivo Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica sono emersi poi l’input di intensificare, in chiave preventiva, la vigilanza del territorio e il monitoraggio del web e una più generale stretta sulle manifestazioni, con limitazioni ai cortei e attento screening dei percorsi e degli eventuali obiettivi ’sensibilì.

A Trieste, per sgomberare il varco 4 occupato dai lavoratori in presidio e «rendere fluida» l’attività del porto è stato necessario ricorrere a cariche di alleggerimento, idranti e lacrimogeni: da una parte uomini e donne con le mani alzate inneggianti a «pace, amore e libertà», dall’altra i poliziotti in tenuta antisommossa. Ieri c’era stato l’appello di Cgil, Cisl e Uil a «liberare il porto», garantendo le legittime manifestazioni di dissenso senza impedire al porto e alla città di «continuare a generare reddito e prospettive per il futuro». Ma la reazione di Lega e Fratelli d’Italia non si fatta aspettare: «Settimana scorsa si permette a un manipolo di neofascisti di mettere a soqquadro Roma, oggi si usano gli idranti contro i pacifici lavoratori e cittadini», ha scritto Matteo Salvini: «Lo stesso governo che nulla ha fatto per impedire l’assalto alla sede della Cgil tira fuori dai depositi gli idranti per usarli contro dei lavoratori che scioperano pacificamente», gli ha fatto eco Giorgia Meloni. In effetti, fanno notare gli ’addetti ai lavorì, paragonare Roma e Trieste appare oggettivamente difficile, trattandosi di situazioni profondamente diverse.

L’equilibrio tra tutela dei diritti di chi protesta ed esercizio moderato della forza nelle situazioni di necessità è sempre sottile, ma di regola viene rispettato: delle oltre 15.600 manifestazioni svoltesi in tutta Italia tra l’estate del 2020 e quella del 2021, solo 379 hanno dato logo ad incidenti. Il 2,4 per cento.

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