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L’avvocato Luigi Manzi, un esempio di rigore per i colleghi di tutta Italia

L’amministrativista Luigi Manzi è scomparso giovedì scorso a Roma all’età di 87 anni
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Ci sono figure esemplari, nell’avvocatura. Così definite dai colleghi, per tratti riconoscibili, per un segno che lasciano nella loro vita forense. È certamente nel novero dei riferimenti più apprezzati l’amministrativista Luigi Manzi, scomparso giovedì scorso a Roma all’età di 87 anni. Un esempio mirabile di signorilità e rigore professionale.

In particolare per il modo in cui ha interpretato una funzione particolarmente delicata, quella di avvocato domiciliatario, in un ambito come quello amministrativistico in cui la Capitale è epicentro non sempre facile da raggiungere. Ecco, di Luigi Manzi si trovano facilmente in rete i ricordi e l’omaggio di colleghi che, per esempio dal Veneto a cui era molto legato, hanno sempre elogiato la sua straordinaria serietà nell’approfondire il tema di ogni controversia, seppur non ne fosse il titolare. In una testimonianza pubblicata sul sito dell’Associazione veneta avvocati amministrativisti, Francesco Mazzarolli ricorda la «telefonata “della sera prima”» in cui da Manzi veniva «sviscerata – da parte di chi avrebbe dovuto recarsi materialmente in udienza in sostituzione del dominus – ogni problematica che avrebbe potuto insorgere l’indomani».

Né si può tacere della sintonia, della corrispondenza fra Manzi e un altro riferimento essenziale per gli amministrativisti, Ivone Cacciavillani, scomparso nel febbraio scorso. Era stato quest’ultimo, racconta l’avvocato Andrea Manzi, figlio di Luigi, «a promuovere un’iniziativa in onore di mio padre nel 2018. Un evento importante, a cui seguì una raccolta di “Scritti in onore di Luigi Manzi” pubblicata dalla Editoriale Scientifica. Ricambiammo l’anno dopo, con un evento per Cacciavillani organizzato a sorpresa, a Padova, nell’ambito di un convegno: proprio mio padre consegnò un volume realizzato in onore del grande avvocato veneto, prese la parola e ne descrisse la figura».

In quella occasione, ricorda al Dubbio il presidente degli amministrativisti veneti Stefano Bigolaro, «i due si abbracciarono lungamente: fu un momento molto intenso. Spirito di colleganza: è il grande insegnamento di Manzi», dice Bigolaro, «e quell’immagine lo sublima, cosi come l’attenzione che Luigi aveva per le carte relative a cause di cui era domiciliatario lo ha sempre testimoniato a tutti noi»

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