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«Liberate il porto di Trieste». L’appello di Cgil, Cisl e Uil

Trieste
«Il forte legame tra il porto, i suoi lavoratori e la città non può essere compromesso da chi con il porto non ha nulla a che fare»
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Dopo le proteste e le polemiche, sono i sindacati confederali a chiedere espressamente la “liberazione” del porto di Trieste dai picchetti dei lavoratori contrari al Green pass. In una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil invocano la fine del presidio. 

«Il forte legame tra il porto, i suoi lavoratori e la città non può essere compromesso da chi con il porto non ha nulla a che fare», scrivono le tre organizzazioni triestine. «Il risultato sindacale dà una risposta di solidarietà tra i lavoratori del porto e indica una possibile soluzione anche per altri lavoratori. Ci sono molti lavoratori portuali che in questi giorni hanno scelto di lavorare e garantire con grande responsabilità e senso di appartenenza l’indispensabile continuità operativa, parlando con dignità alla città e all’autorità portuale», proseguono Cgil, Cisl e Uil, convinte che le «legittime manifestazioni di dissenso» non possano «impedire ad un porto e ad una città di continuare a generare reddito e prospettive per il futuro». Dunque, «quelle persone che hanno dimostrato solidarietà a quei lavoratori portuali in presidio facciano un passo in avanti e liberino il porto e quei lavoratori da un peso e una responsabilità che non hanno. Non si esasperi questa situazione perché, nel rispetto di tutte le idee, chiediamo che la maggioranza non sia ostaggio di una minoranza».

In mattinata si era dimesso Stefano Puzzer, leader del Coordinamento dei lavoratori portuali, dopo le contestazioni ricevute dall’ala radicale del movimento per aver annunciato ieri la fine del presidio al molo 4. «In data odierna ho rassegnato le dimissioni dal Clpt Trieste poiché è giusto che io mi assuma le mie responsabilità», aveva scritto su Facebook il leader dei portuali. «Una di queste è la decisione di proseguire il presidio fino al 20 di ottobre. La decisione è soltanto mia, non è stata forzata da nessuno, anzi non volevano accettarle, ma io l’ho preteso».

E ora che il Coordinamento non ha più neanche un leader, i sindacati confederali provano a far sentire la loro voce.

 

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