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«Il green pass non deve discriminare nessuno ma responsabilizzare tutti»

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Intervista a Roberto Benaglia, segretario generale Fim-Cisl. "L’attacco squadrista alla sede della Cgil è inaccettabile ed è un campanello d’allarme per eventuali derive antidemocratiche".
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Roberto Benaglia, segretario generale Fim-Cisl, spiega che «il green pass non deve discriminare nessuno ma mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità» e in risposta agli attacchi squadristi contro la Cgil commenta: «La mobilitazione di sabato a Roma serve a riaffermare il valore del sindacato e della libertà».

Segretario Benaglia, qual è la vostra reazione di fronte agli attacchi di sabato scorso?

È accaduto qualcosa di gravissimo e inaudito per la democrazia. L’attacco squadrista alla sede della Cgil è inaccettabile ed è un campanello d’allarme per eventuali derive antidemocratiche. Il sindacato è stato un baluardo per la tenuta sociale nelle fabbriche in un momento come la pandemia in cui il lavoro ha pagato un prezzo altissimo e la mobilitazione di sabato a Roma serve a riaffermare il valore del sindacato, oltre a dire che l’attacco contro la Cgil non è stato un attacco contro un sindacato ma contro la libertà. Il dibattito deve mantenere caratteristiche democratiche e repubblicane.

Forza Nuova andrebbe sciolta?

Credo che questo sia un tema su cui non vanno fatti referendum. L’eventuale scioglimento è responsabilità del governo e degli organi preposti, ma non ci deve essere spazio nel paese per qualsiasi organizzazione estremista che ragioni in termini antidemocratici. Oltre all’attacco di Forza Nuova ci sono stati tanti episodi contro il sindacato e i sindacalisti e non è più tollerabile.

Voi stessi ne siete stati vittime, con le minacce al vostro segretario della Toscana da parte di gruppi anarchici.

Esattamente. Il nostro segretario ha trovato una busta con proiettili sul parabrezza dell’auto e la notizia ci ha resi sgomenti. È un sindacalista serio, impegnato ed è assurdo che siamo l’unico paese al mondo in cui intorno al mondo del lavoro continuano a esserci venti di minacce e attacchi violenti.

Quali sono le responsabilità del sindacato in un questo momento di alta tensione?

Spesso mass media, Confindustria e antagonisti accusano il sindacato di responsabilità che non ha. La nostra responsabilità più grande è metterci la faccia nel dare risposte a persone che ora sono disorientate. Il sindacato c’è e non parla con i tweet. Sta nelle fabbriche, tra la gente e si occupa tutti i giorni di aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro, anche grazie al green pass.

A proposito, teme disagi e disordini da domani con l’estensione del certificato a tutti i lavoratori?

I disagi ci sono, perché stiamo parlando di una misura che interessa centinaia di migliaia di imprese e venti milioni di lavoratori. I quali per l’ 80 per cento fortunatamente sono già vaccinati. Il green pass non deve discriminare nessuno ma mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità. La vaccinazione è la vera medicina per evitare la quarta ondata e per metterci alle spalle la pandemia.

I portuali di Trieste hanno minacciato uno sciopero a oltranza. Si arriverà a un accordo?

Rispetto ai portuali chiedo che il governo parli con una voce chiara e univoca. Deve prendersi la responsabilità di gestire i suoi provvedimenti. Noi stiamo dialogando con molte imprese ma è chiaro che domani non sarà il giorno del giudizio. Occorre gestire con sobrietà la situazione cercando di evitare divisioni tra i lavoratori.

Quali sono le sue previsioni sui prossimi mesi?

In generale confermiamo che il settore metalmeccanico e manifatturiero sta vivendo una fase di ripresa robusta. Questo ha effetti positivi sull’occupazione, anche se a termine quindi con un forte tasso di precarietà. Non siamo del tutto sereni perché servono politiche industriali per rafforzare la ripresa, vista la scarsità di materie prime che sta mettendo in ginocchio l’automotive e l’aumento dei prezzi delle bollette energetiche che crea forte disagio alle famiglie.

A proposito di automotive, riuscirà a riprendersi entro il 2022?

È il settore più in difficoltà, perché con la crisi dei semiconduttori si produce meno ora che durante la pandemia, provocando un aumento della cassa integrazione sulle spalle dei lavoratori. Serve inoltre un nuovo patto tra produttori, sindacato e governo per fornire l’automotive di tutti gli investimenti necessari affinché la transizione ecologica e i nuovi lavori che ne derivano si integrino appieno con il settore.

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