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Allerta del Viminale in vista del 15 ottobre. Ma senza cedere a spinte liberticide

Viminale
Con l’entrata in vigore del green pass obbligatorio sul lavoro aumentano i rischi di tensioni di piazza. Il Viminale esclude l'ipotesi di vietare manifestazioni di piazza.
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La data del 15 ottobre è segnata in rosso tanto al Viminale quanto a palazzo Chigi. Nessuno si aspetta che tutto fili liscio, né nei luoghi di lavoro né nelle piazze. Incontrando un esponente della destra più presentabile, un ex forzista, Mario Draghi è stato esplicito: «Nelle piccole e medie industrie qualche problema ci sarà. Vedremo cosa succede e nel caso metteremo riparo». Correre ai ripari non sarà comunque facile. Ormai la stragrande maggioranza dei dubbiosi disposti comunque a vaccinarsi, pur con esitazioni e paure, lo ha fatto. L’auspicato effetto annuncio, subito dopo la decisione di introdurre il Green Pass obbligatorio sul lavoro, non c’è stato, a differenza dell’inizio dell’estate. Allora, pur di avere l’estate a disposizione, una quantità di giovani si mise in fila di fronte ai centri di vaccinazione. Stavolta non è andata così e il dato, inatteso, è letto come prova che ormai a rifiutare il vaccino è soprattutto quello zoccolo duro che non si lascerà convincere e che è il più battagliero.

Con i datori di lavoro inviperiti per dover essere loro a controllare il Pass, nelle piccole e medie industrie basta la resistenza di alcuni lavoratori a rallentare tutto e ingolfare molto. La speranza del governo è che le cose sul fronte della pandemia vadano tanto bene da permettere di non dover prolungare il Pass oltre il 31 dicembre, data nella quale scade lo stato d’emergenza che, in condizioni particolarmente rosee, potrebbe non essere rinnovato. Si tratterebbe a quel punto di resistere un paio di mesi o poco più.

Il governo ha tuttavia scelto di non cedere alla richiesta, avanzata ieri anche da Beppe Grillo, che, se accolta, avrebbe senza dubbio stemperato la tensione: quella dei tamponi gratuiti. L’argomento a favore è che, essendo ormai quasi esaurita la platea che si poteva spingere con il Pass verso la vaccinazione, la funzione principale dell’obbligo viene meno. Quelli contrari, prevalenti, sono il costo dei tamponi frequenti, molto più alto di quello dei vaccini, lo schiaffo che verrebbe appioppato a quelli che hanno scelto pur controvoglia di vaccinarsi e il rischio che un cedimento ostacoli la terza vaccinazione.

Le piazze sono una preoccupazione anche più urgente. Proprio perché lo zoccolo duro rimasto senza vaccinazione è composto dai più convinti e combattivi, molti dei quali convinti davvero di star subendo un sopruso intollerabile, il rischio di violenze come quelle di sabato è realistico. Dunque la stretta sulle manifestazioni ci sarà, anche perché questo, dopo sabato, reclamano partiti e opinionisti. Ma il Viminale non intende lasciarsi prendere dall’isteria. Vietare le manifestazioni, una misura estrema che in Italia è stata adottata solo in in alcune città nella fase più violenta del ‘ 77, significherebbe offrire un argomento forte a chi pensa che il Green Pass serva anche, se pure non solo, a esercitare un controllo totale. Il divieto di manifestare verrebbe inteso come conferma ed esacerberebbe gli animi ancor di più.

Il divieto non ci sarà ma saranno permesse solo le manifestazioni statiche, i sit in in una specifica piazza, con i cordoni della polizia rafforzati per impedire che i cortei partano comunque, anche senza autorizzazione. Il potenziamento delle attività preventive, di fatto i controlli sui social o a partire dai social, verrà certamente molto potenziata e del resto è il fronte sul quale finora i controlli si sono dimostrati più insufficienti.

L’ipotesi di scioglimento di Forza Nuova piove nel pieno di questa fase, che sul piano dell’ordine pubblico sarebbe stata comunque la più delicata. Le mozioni del Pd e di LeU forzano la mano ma creano nel governo una serie di dubbi. Il primo è di ordine formale ma sostanziale. Uno scioglimento non decretato preventivamente acquisterebbe connotati molto diversi da quelli delle simili esperienze precedenti, nelle quali i governi si erano mossi sulla scorta, e con le spalle coperte, da sentenze della magistratura. Inoltre il governo è consapevole di quanto poco una mossa del genere inciderebbe davvero sul controllo delle manifestazioni e di quanto, in compenso, farebbe aumentare la tensione. Ipotesi comunque temuta ma molto più nel caso di una saldatura tra i No Pass e un disagio sociale che la ripresa non ha dissipato.

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