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Fratelli d’Italia dice sì allo scioglimento di Forza Nuova, ma poi cambia idea

Fabio Rampelli in radio si era detto favorevole alla mozione per chiudere l’organizzazione di estrema destra. Poco dopo però arriva la smentita
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Fratelli d’Italia non voterà la mozione del Pd sulla proposta di scioglimento di Forza Nuova. Viste le reazioni all’assalto squadrista contro la sede della Cgil di sabato scorso, non sarebbe una notizia, se non fosse chequesta mattina, per un’ora circa, era sembrato il contrario. Tutta “colpa” di un’intervista di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di spicco di Fd’I, a Radio24, nella quale ha detto che il partito di Giorgia Meloni «voterà la mozione, ma questo non toglie la libertà di esprimere un giudizio su un atto esclusivamente propagandistico».

Inversione a u rispetto alle parole di Meloni, che aveva detto di non riconoscere la matrice dell’attacco? Nemmeno per sogno, perché in fretta e furia Rampelli si è preoccupato di far sapere che «il voto favorevole di Fd’I cui mi riferivo è sulla mozione unitaria proposta dal centrodestra che, partendo dall’assalto alla sede della Cgil, chiede la condanna di ogni forma di totalitarismo e auspica lo scioglimento di tutte le formazioni eversive che utilizzano la violenza come strumento di lotta politica». Nel pomeriggio, la presidente di Fratelli d’Italia ha poi specificato che quella dell’attacco a Roma era sì una matrice fascista, ma che quella degli attacchi del giorno dopo a Milano era invece antifascista, poiché perpetrata da anarchici. Allarme rientrato quindi in via dello Scrofa, quando già dal Pd il vicecapogruppo alla Camera, Roberto Morassut, si era affrettato a dichiarare che «a differenza di Giorgia Meloni, Fabio Rampelli ha detto con chiarezza che Fd’I voterà per sciogliere Forza Nuova».

E invece non succederà, almeno non questa volta, e nella decisione il partito erede di Alleanza Nazionale ha al proprio fianco sia la Lega di Matteo Salvini che Forza Italia. «È curioso farsi dare lezioni di libertà e democrazia a chi ritiene che migliaia di italiani perseguitati e massacrati dai partigiani e dai titini siano un incidente di percorso – ha detto il numero uno del Carroccio parlando in piazza a Trieste a sostegno del candidato sindaco del centrodestra, Roberto Dipiazza – Sento che c’è qualcuno che vuole mettere fuori legge forze politiche: chi parla di fascismo deve ricordarsi che proprio il fascismo nacque mettendo fuori legge chi non la pensava come loro, organizzazioni sindacali e altri». Al suo fianco c’era anche il coordinatore azzurro Antonio Tajani, secondo il quale «siamo tutti antifascisti» ma «bisogna evitare strumentalizzazioni» e per questo «non sfileremo in piazza il giorno prima del voto», in riferimento alla mobilitazione generale indetta dal segretario della Cgil, Maurizio Landini, per sabato pomeriggio in piazza San Giovanni a Roma.

Nel frattempo sono stati fissati per domani mattina gli interrogatori di convalida dei leader di Forza Nuova Giuliano Castellino e Roberto Fiore, del leader del gruppo “Io apro”, Biagio Passaro, di Luigi Aronica, ex Nar, e di Pamela Testa, arrestati dopo gli scontri di sabato scorso e accusati di istigazione a delinquere, devastazione e saccheggio. La mozione che chiede lo scioglimento delle organizzazioni e dei movimenti neofascisti, presentata dal Pd, sottoscritta anche da Leu e dal M5S e firmata anche da diversi deputati appartenenti ad altri gruppi parlamentari, così come dalla senatrice a vita Liliana Segre, verrà invece esaminata dalla Camera mercoledì prossimo, e il dibattito rimane aperto. «La logica dello scioglimento per decreto legge è estrema, assoluta ed emergenziale – ha spiegato Nello Rossi, ex magistrato e direttore del periodico di Magistratura democratica, Questione Giustizia – Indica un pericolo imminente ed estremamente insidioso per la democrazia, e io non vedo al momento le condizioni».

A tenere banco sono anche le presunte responsabilità del Viminale nella sottovalutazione delle possibili infiltrazioni, poi rivelatesi reali, di ambienti di estrema destra alla manifestazione no green pass di sabato scorso. «Noi abbiamo condannato senza se e senza ma qualsiasi forma di violenza, ma sta al ministero dell’Interno di impedire che queste cose accadano», ha affermato Meloni, mentre Valeria Valente, senatrice dem, ha attaccato Salvini che aveva tirato in ballo la ministra Luciana Lamorgese. «La ministra sta gestendo una situazione complessa e difficile – ha spiegato Valente – e il governo Draghi fa bene a mantenere mano ferma: quel che è certo è che Salvini mostra un imbarazzo e una difficoltà evidenti a mantenere una posizione univoca e chiara». Lamorgese riferirà in Aula martedì prossimo, mentre domattina sarà audito al Copasir il direttore dei Servizi interni, Mario Parente.

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