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«L’ufficio del processo sia funzionale, non si trasformi in una Sezione stralcio»

ufficio del processo
Massimo Terzi, ex presidente del Tribunale di Torino, nella sua esperienza di dirigente ha introdotto modelli efficaci di gestione delle pendenze.
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«La peculiarità della funzione giurisdizionale non può esimere “i produttori” dal ricercare l’organizzazione che tenda, a risorse date, al massimo dell’efficienza in termini di tempistiche ». A dirlo è Massimo Terzi, ex presidente del Tribunale di Torino, che nella sua esperienza di dirigente ha introdotto modelli efficaci di gestione delle pendenze, ma in modo da non compromettere affatto la qualità della giurisdizione. Una capacità che è stata riconosciuta anche dagli avvocati.

Con l’istituto dell’ufficio del processo, che prevede l’immissione di migliaia di giovani giuristi privi di esperienza giurisdizionale, potrebbe esserci un rischio di scadimento della qualità, e dunque del grado di effettiva tutela dei diritti?

La scelta del Governo di puntare a un rilevante incremento di risorse dell’Upp per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del Pnrr sconta certamente la impellenza dei tempi imposti dall’Europa e la conseguente necessità di avvalersi di un modulo organizzativo già elaborato e anche già utilizzato, sia pure quantitativamente e qualitativamente in modo assai differenziato, nel complesso panorama degli Uffici giudiziari giudicanti; di fatto quasi esclusivamente nel settore civile che è il settore per il quale fin dall’inizio era stato pensato. È evidente che il legame con le performance programmate incentiva e sollecita una visione “aziendalistica”. Non è questa la sede, né appare utile arrivati a questo punto, ragionare in ordine a metodologie alternative che si sarebbero potuti mettere in campo, a parità di risorse investite, per avere maggiori garanzie di successo nel raggiungimento degli obiettivi sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.

Personalmente sono stato sempre un fautore, talora quasi un isolato precursore, della visione aziendalistica ritenendo che la peculiarità della funzione giurisdizionale non potesse esimere “i produttori” dal ricercare la organizzazione che tendesse, a risorse date, al massimo della efficienza in termini di tempistiche e che tale fosse la responsabilità degli Uffici (e in primis dei Capi degli Uffici) per contribuire all’adempimento del principio costituzionale della ragionevole durata; obiettivo il cui reale raggiungimento dipende però, è ovvio, dalla sufficienza delle risorse date. Tale visione è stata a lungo culturalmente osteggiata da parte dei magistrati che sono i finali “produttori” ed anche da parte dell’avvocatura.

Da cosa dipendeva tale avversione?

Dal timore di veder espletare la funzione giurisdizionale in tempi non idonei a una adeguata valutazione del caso, non sufficienti per la stesura di una adeguata motivazione e che potessero in qualche modo sollecitare scorciatoie nella gestione processuale a detrimento del contraddittorio. In sintesi per il rischio della perdita di qualità della giurisdizione cui fa riferimento la sua precedente domanda. Ora, in buona sostanza, il Governo (e il Parlamento) con il Pnrr dichiarano quasi formalmente che hanno messo a disposizione le risorse necessarie quantomeno per una rilevantissima inversione di tendenza.

Come sempre si ha il dovere di fare il meglio; se tale meglio possa consentire di raggiungere le performance indicate si vedrà alla fine. Ora occorre concentrarsi, come sempre e più di sempre, sull’analisi riorganizzativa ed è parte integrante di questa analisi prevenire lo scadimento qualitativo; prevenzione che corrisponde esattamente alle remore sopra indicate degli operatori e pertanto si deve garantire che vi sia un adeguato tempo di valutazione, un sufficiente tempo per la motivazione, un corretto svolgimento del processo.

In una recente intervista al Dubbio, il senatore e avvocato Alberto Balboni (FdI) ha detto: “Io, da professionista, ho spesso sacrificato tempo per lasciare ai miei giovani praticanti il compito di scrivere atti, in modo da favorire la loro crescita, sebbene sapessi di dover quasi sempre rifare il lavoro daccapo. Già più di un giudice, viceversa, mi dice che tenderà ad avvalersi assai limitatamente dell’ufficio del processo perché teme di impegnare più a tempo a istruire i collaboratori che ha preparare da solo le sentenze”. Crede davvero che nella magistratura possa emergere una tendenza di questo tipo?

La formazione e la utilizzazione dei neoassunti sono di fatto il fulcro della problematica in special modo per la prima tornata di assunzioni (essendo evidente che con la seconda i tempi di inserimento potranno essere notevolmente ridotti in ragione della pregressa esperienza acquisita). Si deve tener presente la ristrettezza delle tempistiche e la connessa necessità di adibirli in ambiti per i quali il livello formativo adeguato possa raggiungersi in tempi brevi. In buona sostanza, a mio avviso, per raggiungere buoni risultati quantitativi e non debordare da adeguati livelli qualitativi deve verificarsi sul complesso degli affari giudiziari in quali settori possano fornirsi rapidamente linee guida, modelli, punti di motivazione che garantiscano una bozza di provvedimento finale adeguato dedicando in primo luogo l’Upp a un censimento degli affari, secondo le indicazioni preventivamente elaborate, che possa consentire di discernere subito quelli ove ai neoassunti sia già richiesto di preparare autonomamente i provvedimenti endoprocessuali e financo, e non son pochi i settori che lo consentono, quelli finali decisori. A tal fine, nella cognizione ordinaria dovranno in primo luogo implementare le banche dati sezionali di modo da poter individuare tutti gli affari ove vi sia già nei precedenti un orientamento inequivoco da applicare.

Qual è la formula vincente per aumentare la quantità senza peggiorare la qualità?

Da un punto di vista astratto, è assai semplice: far recuperare ai magistrati più tempo possibile per consentire loro di dedicare primariamente la propria attività lavorativa ai casi più complessi ristrutturando ad hoc, a tal fine, la organizzazione lavorativa del Tribunale, delle Sezioni, dei singoli magistrati anche in coordinamento con una rivisitazione dell’organizzazione lavorativa degli avvocati stessi. Partendo dal presupposto che il contributo dei neossunti per il recupero dell’arretrato deve essere inteso in senso funzionale e non nel senso di adibirli a una sorta di Sezione stralcio. Credo che chi sarà in grado di compiere questa, certamente complessa, operazione potrà raggiungere ottime performance senza detrimento della qualità.

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