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Ainis: «Sciogliere Forza Nuova? Potrebbe non essere saggio…»

Forza Nuova
Intervista al costituzionalista Michele Ainis sugli scontri di sabato scorso a Roma: «La tolleranza è più lungimirante delle manette»
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Professor Ainis, che idea si è fatto sull’ipotesi di scioglimento di Forza Nuova?

Penso che lo scioglimento di un partito politico sia una misura estrema che tuttavia il nostro ordinamento permette di compiere. Abbiamo la famosa dodicesima disposizione finale della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista. Fu introdotto questo divieto per il partito fascista e non per quello comunista, nonostante gli orrori dei gulag e di Pol Pot, perché la memoria dei costituenti era incisa dal ventennio e quindi volevano evitare che “il morto afferrasse il vivo”. Qualcosa di analogo al divieto di restaurare la monarchia in Italia, come spiega l’articolo 139.

In che modo la legge Scelba ha modificato quella disposizione?

Queste norme vanno ambientate nella storia di cui sono figlie, che è la nostra storia. La legge Scelba, che è del 1952, interpreta in un modo piuttosto estensivo la dodicesima disposizione finale, per esempio prevedendo il reato di apologia di fascismo. La Corte costituzionale, in una sentenza del 1957, ha inoltre specificato che non è di per sé un reato l’apprezzamento del fascismo ma non si può tendere a ricostituire il partito fascista. Insomma, non si può tornare indietro.

Già negli anni ’70 furono sciolti due partiti fascisti, cosa è cambiato da allora?

Nel 1973 fu sciolto “Ordine nuovo” e nel 1976 “Avanguardia nazionale”, ma è significativo che mai nessuno pensò di sciogliere il Movimento sociale italiano, che pure era composto da reduci di Salò e da persone che erano state protagoniste del ventennio fascista. Con il senno di poi questo ha permesso la maturazione e la transizione di quella destra a una destra moderna, cioè quella di Fini e di Alleanza nazionale. Ma ricordo anche che sempre in quegli anni non venne sciolta “Fascismo e Libertà”, la formazione politica di Giorgio Pisanò che si candidò alle elezioni con un fascio littorio e non gli venne impedito. Penso che sia stato saggio fare un ricorso molto parco di questa misura che l’ordinamento prevede ormai da settant’anni.

Sarebbe altrettanto saggio secondo lei sciogliere Forza nuova oggi?

Penso che il vero discrimine della violenza sia l’atto violento, non tanto le parole. La responsabilità penale è personale e quindi i singoli che si sono resi responsabili di atti violenti in questi giorni andrebbero certamente presi e portati a processo. Ma non so quanto sia saggio sciogliere Forza nuova, potrebbe persino essere controproducente determinando una sindrome da perseguitato nel persecutore.

Cosa servirebbe per scioglierla?

Per sciogliere un partito neofascista ci vuole, secondo la legge Scelba, una sentenza della magistratura. Poi nel 1957 un emendamento dispose che può farlo il governo con un decreto legge, quindi in un caso straordinario di necessità e urgenza.

Non crede ci sia l’urgenza necessaria a tale atto?

Cosa è urgente e cosa no è una decisone politica, anzi forse è la più politica delle decisioni. Di decreti legge se ne fanno ormai quattro al mese e ho i miei dubbi sul fatto che siano tutti urgenti. Lo scioglimento di queste organizzazioni fasciste, post fasciste o para fasciste è una decisione politica. Ricordo anche che nel caso in cui intervenga una sentenza del giudice poi il governo deve comunque intervenire, non è il giudice che scioglie il partito.

Il fatto che Fratelli d’Italia sia l’unico partito all’opposizione potrebbe spingere il governo a desistere dalla decisione?

Credo di sì, perché potrebbe sembrare un accanirsi contro l’opposizione che in una democrazia è più importante della maggioranza. Fratelli d’Italia è l’unico partito all’opposizione ed è il meno lontano da queste organizzazioni. Anche chi dice che con il vaccino iniettano veleno, che lo dica pure. Così come chi dice che quando c’era Mussolini i treni viaggiavano in orario o che è bene distinguere a seconda del colore della pelle. Non ho paura delle parole razziste, ma del conformismo di massa che anestetizza il pensiero.

Cosa servirebbe dunque per mettere un freno a episodi come quello di sabato a Roma?

John Stuart Mill diceva che si impara di più dalla rappresentazione dell’errore che da un buon sermone. Questo richiede una fiducia nell’uomo e nella capacità pensante della società, che purtroppo oggi è sempre più difficile da ottenere perché siamo ubriacati dalle parole in libertà dei social. Per quanto possibile penso che la leva censoria vada evitata.

È normale che in Italia un gruppo di facinorosi assalti la sede del sindacato più grande del paese senza che ci sia un’adeguata difesa da parte delle forze dell’ordine?

Certamente non è stata una dimostrazione di efficienza. Quello che si deve dire è che c’è un problema sociale in Italia. Ci sono diversi milioni di italiani che non vogliono vaccinarsi e non penso che i diecimila di piazza del Popolo fossero tutti fascisti o nazisti. Con l’introduzione dell’obbligo vaccinale questi disordini probabilmente verrebbero moltiplicati, aldilà di Forza Nuova che li strumentalizza. La tolleranza è insomma più lungimirante delle manette. Poi certamente a volte le misure estreme servono.

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