Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

«Io, avvocato, attaccato come se fossi complice della donna che difendo»

Perugia
Enrico Renzoni, difensore della 44enne ungherese accusata dell'omicidio aggravato del figlio di due anni a Città della Pieve, è stato ricoperto di insulti via social. «È intollerabile - spiega al Dubbio - che ci sta svolgendo il proprio lavoro sia sottoposto a una gogna mediatica di questo genere»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

“Vergognati, schifoso, vai a zappare; mettete in carcere l’avvocato; buttate ar gabbio pure l’avvocato; cosa spinge un avvocato a difendere una pazza assassina?; senza dignità, azzeccagarbugli; sciacallo che sguazza nella melma merdosa”.  Questi sono solo alcuni dei messaggi offensivi rivolti sui social, a commento di alcuni articoli sulla vicenda, all’avvocato Enrico Renzoni  del Foro di Perugia, difensore della 44enne ungherese fermata a Città della Pieve – Erzsebet Katalin Bradacs – perché accusata dell’omicidio aggravato del figlio di due anni.

Un gesto innaturale e un’accusa terribile che possono suscitare sdegno:  ma lo sconfinamento nel disprezzo e nell’odio verso l’avvocato difensore sono incomprensibili. Come diceva il famoso avvocato francese Jacques Verges: «Non sono l’avvocato del terrorismo, ma l’avvocato dei terroristi. Ippocrate diceva: “Non curo la malattia, curo il malato”. È per dirvi che non difendo il crimine ma la persona che lo ha commesso».  Pertanto la gravità dell’azione delittuosa non può certo sfociare nella negazione di una difesa che è diritto inviolabile. «Sto valutando azioni legali» ci spiega l’avvocato Renzoni. «È intollerabile – ha proseguito – che ci sta svolgendo il proprio lavoro sia sottoposto a una gogna mediatica di questo genere».

Il problema, comune a tanti altri casi che spesso vi abbiamo raccontato, è che «le persone tendono ad associare l’avvocato all’indagato – continua Renzoni – Si sono quindi scagliati contro di me come se io fossi complice della mia assistita». Gli odiatori social poi non sanno che Renzoni non ha scelto di assistere la donna: «Venerdì ero di turno per gli arrestati e sono stato chiamato alle 22 come difensore d’ufficio e mi sono trovato coinvolto in questa situazione». Non si sa se l’indagata nominerà un difensore di fiducia ma fino ad allora l’avvocato Renzoni non potrà abbandonare la difesa: «Sono obbligato deontologicamente ad assisterla, ma non solo per questo lo faccio: tutti hanno diritto ad una difesa, lo dice la Costituzione». Già, tutti hanno diritto ad una difesa: anche una madre che forse ha ucciso un figlio. Merita un giusto processo, molto probabilmente anche di essere curata.

Eppure c’è chi la vuole vedere marcire in una lurida galera, pensando che le carceri italiane siano un hotel a 5 stelle: «Mi fa ribrezzo che “un essere umano” voglia difendere un’ assassina che ha ucciso brutalmente un bambino – leggiamo su Facebook –  L’unico diritto che dovrebbe avere è quello di marcire in prigione non in Italia perché qui in Italia nelle carceri Italiane si alloggia non si sconta le pene .. la spedirei in Ungheria al suo paese a marcire nei loro carceri …altro che avvocato d’ufficio diritti …ecc…». Poi per fortuna c’è anche chi mostra lucidità mentale: «Siamo una democrazia e abbiamo un codice penale: a quello dobbiamo attenerci. Confidando nella giusta pena ma non nel supplizio, nella tortura o nella pena di morte».

All’avvocato Renzoni è arrivata «piena solidarietà e vicinanza»  dal Consiglio dell’Ordine di Perugia che ricorda come il legale sia «’colpevole’ solo di avere adempiuto al proprio ruolo difensivo, costituzionalmente previsto e garantito». «Simili biasimevoli atteggiamenti – aggiunge l’Organismo presieduto da Stefano Tentori Montalto – ledono non solo l’immagine del collega ma dell’Avvocatura tutta: non può in alcun modo legittimarsi tale linciaggio mediatico solo perché il collega è stato chiamato a difendere una persona accusata di aver commesso un delitto, seppur efferato. Troppo spesso, ed in special modo in casi che assumono contorni mediatici, si assiste ad uno svilimento del ruolo dell’Avvocatura e della sua nobile funzione costituzionalmente sancita, spesso immedesimando il difensore nel proprio assistito, senza alcuna considerazione del ruolo sociale della classe forense: il ruolo che ogni avvocato è chiamato a svolgere costituisce un presidio al diritto di difesa di ogni cittadino, contro ogni sorta di potere arbitrario ed illegittimo. Inoltre il compito garantito dal difensore di ufficio è la massima espressione del ruolo costituzionalmente attribuito alla difesa, integrando per gli avvocati una ulteriore responsabilità sociale ovvero la necessità di farsi garanti del corretto funzionamento del procedimento penale».

Infine il consiglio dell’Ordine degli avvocati di Perugia «censura in radice siffatte esternazioni, figlie di una logica ‘di pancia’ e forcaiola, che appaiono provenire da persone che parlano senza alcuna cognizione di causa e che non comprendono l’effettiva portata del diritto di difesa: un diritto di cui, evidentemente, qualora risultassero indagati in un procedimento penale, mai vorrebbero essere privati. Si ribadisce pertanto il senso unitario della funzione sociale dell’avvocatura, quale baluardo costituzionale posto a presidio del giusto processo, in cui ogni cittadino è uguale a tutti gli altri dinanzi alla legge e, come tale, merita di essere difeso secondo le regole processuali previste dalla legge stessa; tale compito è garantito dall’avvocatura, che svolge una funzione tecnica a garanzia di tutti e per il bene comune di una società democraticamente evoluta e garantista».

Ultime News

Articoli Correlati