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Draghi gela Salvini: «Il governo va avanti, non segue il calendario elettorale»

Il premier dopo lo strappo con la Lega sulla riforma del fisco. Salvini dice che nella delega fiscale si nasconde una patrimoniale? «No. Non c’è una patrimoniale»
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Arriva dall’estero la risposta del presidente del Consiglio, Mario Draghi, a Matteo Salvini e alla Lega dopo che i ministri del Carroccio non hanno votato la legge delega sul fisco. In conferenza stampa dopo il vertice Unione europea-Balcani Occidentali in Slovenia, l’inquilino di palazzo Chigi ha detto che «il governo va avanti», perché «la sua azione non può seguire il calendario elettorale ma quello del negoziato con la Commissione Ue per il Pnrr ma anche per le raccomandazioni date all’Italia dalla Commissione».

Una risposta netta che arriva dopo gli attacchi leghisti agli articoli della legge che predispone il contorno nel quale, durante i prossimi cinque anni, governo e Parlamento dovranno muoversi per riformare il fisco italiano. «Basta togliere quei due commi dalla delega fiscale e facciamo un buon servizio, non alla Lega, ma al paese, perché questa è di fatto una patrimoniale – aveva detto Salvini – Il sostegno al governo della Lega non è in discussione quando si tratta di tagliare le tasse, mentre se qualcuno vuole provare ad aumentarle perché ce lo chiede l’Europa, il sostegno della Lega non ci sarà mai».

Ma proprio su questo è arrivata la seconda stoccata dell’ex presidente della Banca centrale europea. Salvini dice che nella delega fiscale si nasconde una patrimoniale? «No. Non c’è una patrimoniale», ha assicurato il premier. «Ho detto sin dal primo discorso di insediamento del governo che non avrei aumentato le tasse – ha sottolineato – Sono passati sette mesi, non abbiamo aumentato nulla, abbiamo avuto molte richieste di farlo e abbiamo detto a tutti di no: un po’ di credibilità l’avremo acquistata». E poi, incalzato dalle domande su una possibile crisi di governo innescata dal nervosismo del Carroccio, ha chiosato: «Salvini ha detto che la partecipazione della Lega non è discussione, poi ci vedremo nei prossimi giorni».

Appuntamento dunque a un incontro chiarificatore che avverrà presumibilmente a palazzo Chigi e nel quale si dovrà tirare le somme su un argomento, la riforma fiscale, rimandato per mesi a causa della campagna elettorale e inserito da Draghi in Consiglio dei ministri appena uscite le prime proiezioni. «Bene Draghi contro patrimoniale e nuove tasse sulla casa ma adesso il Parlamento in Aula tolga ogni accenno alla riforma del catasto che le preluda», hanno detto fonti della Lega, ormai accerchiata dal resto dei partiti di maggioranza che ne chiedono lo scalpo. «Salvini fa solo casino ma gli italiani lo hanno sanzionato – ha commentato il segretario del Pd, Enrico Letta – L’impressione è che la sua azione sia profondamente influenzata dallo smacco elettorale che le urne hanno consegnato».

Secondo Matteo Renzi quella di Salvini è «tutta fuffa», perché «ha preso una scoppola alle elezioni e deve parlare di altro». Il leader di Italia Viva considera l’atteggiamento dell’ex ministro dell’Interno «un’arma di distrazione di massa» mentre per Carlo Calenda, numero uno di Azione, la Lega «non aprirà una crisi di governo ma continuerà a rompere le scatole per dire “io esisto”». Una sponda al leader leghista arriva tuttavia dai suoi presidenti di Regione, nelle ultime settimane additati come pro-Giorgetti nella divisione tra le due correnti (o sensibilità, per dirla come il ministro dello Sviluppo economico) che fanno riferimento allo stesso capodelegazione della Lega al governo e a Salvini.« Sulla delega fiscale è necessario un approfondimento – scrivono i presidenti di Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento, Umbria e Sardegna – servono in primo luogo garanzie che né questo né i prossimi governi utilizzino la riforma del catasto per innalzare surrettiziamente le tassazioni sulla casa» perché «in assenza di tali certezze, si rischierebbe di andare a colpire, duramente e ingiustamente, due pilastri del Paese quali il settore edilizio e le famiglie». Presto, a palazzo Chigi, il secondo atto.

 

 

 

 

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