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Francesco Paolo Sisto: «Il ddl sul Csm non piacerà a tutti»

Sisto
Il sottosegretario Sisto e il ddl sul Csm: «Come accaduto con la riforma del penale, non è detto che la posizione del governo sarà quella della Commissione»
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Per il sottosegretario alla Giustizia, l’onorevole di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, questo governo «intende riconciliare la politica con la magistratura, l’accusa con la difesa, il cittadino con la giustizia grazie ad un’opera di intelligente mediazione, raccogliendo esperienze e proposte, sempre in nome delle competenze».

Che ruolo ha avuto e avrà l’avvocatura in questo periodo di riforme della giustizia?

Nelle riforme ci sono stati molti protagonisti. Questo per scelta del Governo che, oltre all’approfondimento tecnico, ha privilegiato il confronto, con l’avvocatura tra i principali interlocutori. Confronto, sia chiaro, non vuole sempre dire che si debba essere tutti d’accordo, ma significa ascoltare in modo proficuo tutti gli stakeholder del sistema giustizia e tenere in debita considerazione le loro esigenze.

Se parliamo della riforma del processo penale, il plauso e l’applauso nei confronti della Ministra Cartabia al Congresso dell’Unione delle Camere Penali costituisce una plastica testimonianza di come l’avvocatura penale nella sua massima espressione abbia gradito l’approccio e i risultati. È evidente che nessuna riforma è perfetta ma è anche vero che tutte sono perfettibili. Il passo avanti è evidente, come palese è la ritorno massiccio dei valori costituzionali: un passo avanti per tornare mai più indietro.

Cosa intendeva dire al congresso Ucpi quando ha sottolineato che occorrerà vigilare sui decreti attuativi del ddl penale?

Intendevo dire che tra la delega e la sua attuazione c’è un percorso di approfondimento delicato. Come dice Paulo Coelho “il diavolo è nei dettagli”: bisogna vigilare quindi sulle formulazioni normative affinché siano fortemente rispettose dei principi della delega. È necessaria la coerenza con il sistema e l’essenzialità ed efficacia del lessico giuridico.

Quindi lei non intende una manina che ad esempio vada a restringere i limiti per l’appello, come teme Caiazza?

Assolutamente no: non ci saranno ‘ manine’, perché il livello di attenzione sarà così alto e il percorso così trasparente da rendere impensabile ogni digressione.

Sempre dal congresso Ucpi il presidente Caiazza ha enfatizzato molto il problema dei magistrati fuori ruolo distaccati a via Arenula. E la ministra Cartabia, forse non a caso, ha detto che i suoi più stretti collaboratori, cioè lei, sottosegretario, e il professor Gatta, sono stati accolti bene nonostante la copiosa presenza di magistrati. Cosa pensa della proposta di Caiazza e come interpreta le parole della ministra?

Rispetto alla prima domanda: il numero dei magistrati fuori ruolo non è un numero eccedente rispetto alla popolazione dei magistrati. È evidente però che l’eccesso dei magistrati fuori ruolo, come ogni eccesso, costituisce una patologia. Si corre il rischio che la esaltazione del magistrato fuori ruolo crei una sorta di tertium genus, ossia un altro tipo di magistratura che si allontana progressivamente ed inesorabilmente dalla giurisdizione. I fuori ruolo, a mio avviso, devono essere una necessità, per specifiche competenze e funzioni , non un’alternativa all’esercizio della giustizia nelle aule.

Lei sarebbe d’accordo con la proposta fatta da Eugenio Albamonte, segretario di AreaDg, in un dibattito con Caiazza organizzato da questo giornale: invece di dire no ai fuori ruolo, diciamo sì anche agli avvocati nel ministero?

La diversità di genesi culturale e di esperienze professionali fa bene alla democrazia: figuriamoci se non sarebbe capace di dare maggiore rotondità ai compiti ministeriali.

E sulle parole della ministra?

Non c’è un doppio ministero, solo la presa d’atto che le nuove competenze sono state ben accolte da chi c’era prima.

Si riuscirà ad avere una nuova legge elettorale per quando ci sarà il rinnovo del Csm?

Certamente sì. Nei programmi della ministra c’è l’obiettivo di intervenire con efficacia ma anche con raziocinio ben prima del prossimo rinnovo del Csm. Sulle modalità, come sa, c’è la relazione della Commissione Luciani: si tratta di una proposta che andrà valutata e a cui seguirà una del governo. Come accaduto con la riforma del penale, non è detto che la posizione del governo sarà quella della Commissione.

C’è una grande domanda tra gli addetti ai lavori: gli stessi membri della Commissione Lattanzi, in diverse occasioni, hanno detto che la loro soluzione giusta non era quella dell’improcedibilità. E allora da dove è spuntata?

Come evidente, in tema di prescrizione la necessità di una mediazione politica è andata a scapito di ogni altra scelta, anche quelle della commissione Lattanzi. L’importante è avere recuperato il perimetro dei princìpi costituzionali. E comunque si tratta di norme di legge ordinarie: se la sperimentazione ci dirà che il nuovo istituto non funziona, il Parlamento potrà sempre intervenire, come accade normalmente.

In generale si aspetta una magistratura, in particolare l’Anm, capace di uscire dal conservatorismo alla vigilia della riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario?

Sono ottimista. Quello che posso dire è che il Governo è pronto ad aprire le braccia a tutte le forme di collaborazione, nessuna esclusa. Spero che la disponibilità, in un momento così difficile del Paese sia condivisa, senza pregiudizi. I ‘ nemici per scelta esistenziale’ devono essere isolati.

Però, mi scusi, se insisto: lei è un acuto osservatore. A sentire dire “no” da parte dell’Anm alle valutazioni di professionalità fatte in un certo modo, al diritto di voto degli avvocati nei consigli giudiziari, alla separazione delle carriere non le sembra che manchi la necessaria apertura?

Con il presidente Santalucia c’è un dialogo che va certamente intensificato e finalizzato. Non mi sembra che ci sia una logica del “no” preclusiva ad un confronto da parte dell’Anm. Come accaduto per la riforma con le Camere Penali, con tutti le ‘ parti del processo’ instaureremo anche per questo un dialogo. E poi il governo deciderà, con l’auspicio di trovare la soluzione maggiormente condivisa ed in linea con i principi.

Secondo il presidente uscente dell’Aiga, Antonio De Angelis, una parte della magistratura dileggia gli avvocati per allontanare la riforma dei Consigli giudiziari.

Bisogna sintonizzarsi su una lunghezza d’onda necessariamente comune: la trasparenza , assistita dalla volontà di condivisione. Non credo di dire un’eresia se sostengo che è giunto davvero il momento in cui magistratura e avvocatura devono provare, ma sul serio, a dialogare. Un Governo così largo e disponibile può essere un ottimo veicolo per questa meta.

Che rapporto c’è ora tra politica e magistratura? La prima vuole approfittare del momento di debolezza della seconda o le è ancora subordinata?

Per dirla con Oscar Wilde, ogni generalizzazione è inesatta, anche questa. Fermo il dato che le responsabilità sono sempre personali, è il momento di selezionare la migliore magistratura, la migliore politica, la migliore avvocatura per un percorso, migliore, condiviso. “Approfittare delle debolezze” va sostituito con “aiutare a superarle”.

Il Consiglio dei ministri ha varato un nuovo decreto che restringe l’utilizzo dei tabulati telefonici. Ma per Colletti, deputato di “L’Alternativa c’è” si tratta dell’ «ennesimo insulto alla magistratura. Il testo di fatto sbugiarda la ministra Cartabia nelle sue presunte intenzioni di velocizzare i processi».

Nessuna polemica inutile. Dico solo che lo spirito di quel decreto legge è il recepimento di una sentenza della Corte di Giustizia europea: il processo penale, il diritto stesso, ha ormai respiro inevitabilmente europeo. Per quanto mi riguarda, mi sembra, come prescrive la Corte, assolutamente corretto che sia un giudice ad autorizzare l’utilizzo dei tabulati. E il governo, senza alcuna costrizione, meno che mai politica, con inusitata rapidità ha adeguato il codice di rito penale alla esigenza di meglio tutelare il diritto di difesa. Vuoi vedere che si tratta proprio di un buon governo?

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